Mentre lavoro, ho costantemente la radio accesa. Già lavoro da casa, sono praticamente sempre da sola, le mie pause caffè le passo su Facebook, spesso arrivo a chiacchierare con il cane, insomma, nel silenzio proprio non riuscirei a stare. Quindi ho sempre questo sottofondo che, in una sorta di magico equilibrio, ascolto in maniera selettiva. Non so come faccia il mio cervello, ma riesco a rimanere concentrata sul lavoro, senza che questo mi impedisca di cogliere, qua e là, le conversazioni che arrivano dalla radio.
Tutto questo per dire che, qualche settimana fa, ero seduta davanti al PC come al solito e alla radio c'era Levante. La stavano intervistando in merito al suo ultimo disco, non ho la minima idea di cosa lei stesse dicendo, quando all'improvviso sento questa frase: "beh, ci vuole coraggio per essere felici". Mi sono fermata improvvisamente. E' una frase semplice, di quelle che senti mille volte qua e là, che leggi su Pinterest, che vedi in giro un po' ovunque su Facebook. Ma poi arriva quel momento in cui è come se la sentissi per la prima volta.
Perché quella frase ti parla direttamente e ti colpisce al cuore. Anzi, allo stomaco, come capita sempre con le cose che ti mettono in difficoltà. Perché ovviamente ti scatena una domanda dentro, che è: "tu ce l'hai, quel coraggio?". E la risposta è no, mannaggia la miseria. Sono una cagasotto fifona come poche al mondo.
Domenica mattina all'alba, mentre andavo a prendere un treno per raggiungere le mie adorate compagne dell'università, ho incontrato una persona che è il ritratto della felicità. Un ragazzo che conosco da tempo, a cui il destino ha sconvolto radicalmente e dolorosamente la vita, dandogli però l'opportunità di riscoprirsi e capire veramente chi fosse e quale vita volesse veramente fare. Ora emana serenità ed è terapeutico passare del tempo con lui. Dopo un lungo peregrinare dentro se stesso e dopo svariate esperienze di vita, ha finalmente trovato se stesso e plasmato la vita a propria immagine e somiglianza.
Con me, invece, la vita è sempre stata incredibilmente generosa. Ho avuto un'infanzia incantevole, un'adolescenza serena, per quanto fossi forse più brutta di Ugly Betty, e poi una vita adulta fatta di stabilità, un marito meraviglioso con cui festeggiare quest'anno dieci anni di matrimonio, viaggi, lavoro, amici, ho avuto tutto quello che mi sono permessa di desiderare. Eppure manca qualcosa. Manca il salto definitivo. Quello che trasforma la serenità in felicità vera. Quella che percepisci nelle persone al solo guardarle negli occhi. E che riconosci al volo, perché di persone così ne incontri davvero poche.
Perché io sto bene, sono serena, odio lamentarmi e odio le persone che si lamentano, quindi, ripeto, sto bene. Ma per essere completamente felice, vorrei potermi alzare da questa sedia, fare le valigie e partire. E tornare tra sei mesi. Poi ripartire, rivedere un po' di mondo, e ripartire. Non ce la faccio a vedere il mondo solo una volta l'anno e neppure sempre. Il pensiero che potrei morire domani e non aver visto Veracruz, Bamako, o la Mongolia mi deprime come poche cose al mondo. Vorrei una vita nomade. Cioè, semi-nomade, un po' qui e un po' là. Ma non ho il coraggio di costruirmela. Perché una vita così richiede una deviazione dagli schemi, dal percorso standard, dalla vita come andrebbe vissuta.
E figuratevi che vivo in un paese dove pensano che sia una mantenuta, solo perché mi vedono in giro durante il giorno (sì, incredibilmente, il Medioevo esiste ed è intorno a noi). Quindi, pensate un po', solo per il fatto di essere freelance, sto vivendo una vita fuori dagli schemi. Vi rendete conto? Però, rido, rido, ma certi di certi schemi proprio non riesco a liberarmi, sono tatuati sulla mia pelle e anche un po' sotto. E questo mi fa girare le palle ancora di più del fatto di sentirmi una gran codarda. Poi c'è la menata del senso di responsabilità, del non voler dare un dolore ai miei genitori, e mille altre paranoie mentali che risiedono solo dentro la mia testa.
Qualche giorno fa ho letto questo status, su Facebook: "con un po' di coraggio (e senza dare troppe spiegazioni), si può fare quello che si vuole". Lo ha scritto Elisa Chisana Hoshi, che vive la vita che vorrei vivere io e che io ammiro profondamente, proprio per la sua capacità di fare della propria vita quello che desidera. Insomma, è un poì come se continuassero ad arrivarmi messaggi, che ovviamente continuano a provocarmi domande. Riuscirò mai ad avere il coraggio di cambiare la mia vita? Sarà forse un falso desiderio, il mio? Non è che il segreto della felicità è accontentarsi di quello che si ha? Non sarà che la felicità è sopravvalutata?
Ma ditemi, voi avete un grande sogno da realizzare? Il coraggio di vivere la vita a modo vostro lo avete avuto? Lo vorreste avere? Vi sta bene così? Avete voglia di raccontarmi cosa ne pensate?
Perché io sto bene, sono serena, odio lamentarmi e odio le persone che si lamentano, quindi, ripeto, sto bene. Ma per essere completamente felice, vorrei potermi alzare da questa sedia, fare le valigie e partire. E tornare tra sei mesi. Poi ripartire, rivedere un po' di mondo, e ripartire. Non ce la faccio a vedere il mondo solo una volta l'anno e neppure sempre. Il pensiero che potrei morire domani e non aver visto Veracruz, Bamako, o la Mongolia mi deprime come poche cose al mondo. Vorrei una vita nomade. Cioè, semi-nomade, un po' qui e un po' là. Ma non ho il coraggio di costruirmela. Perché una vita così richiede una deviazione dagli schemi, dal percorso standard, dalla vita come andrebbe vissuta.
E figuratevi che vivo in un paese dove pensano che sia una mantenuta, solo perché mi vedono in giro durante il giorno (sì, incredibilmente, il Medioevo esiste ed è intorno a noi). Quindi, pensate un po', solo per il fatto di essere freelance, sto vivendo una vita fuori dagli schemi. Vi rendete conto? Però, rido, rido, ma certi di certi schemi proprio non riesco a liberarmi, sono tatuati sulla mia pelle e anche un po' sotto. E questo mi fa girare le palle ancora di più del fatto di sentirmi una gran codarda. Poi c'è la menata del senso di responsabilità, del non voler dare un dolore ai miei genitori, e mille altre paranoie mentali che risiedono solo dentro la mia testa.
Qualche giorno fa ho letto questo status, su Facebook: "con un po' di coraggio (e senza dare troppe spiegazioni), si può fare quello che si vuole". Lo ha scritto Elisa Chisana Hoshi, che vive la vita che vorrei vivere io e che io ammiro profondamente, proprio per la sua capacità di fare della propria vita quello che desidera. Insomma, è un poì come se continuassero ad arrivarmi messaggi, che ovviamente continuano a provocarmi domande. Riuscirò mai ad avere il coraggio di cambiare la mia vita? Sarà forse un falso desiderio, il mio? Non è che il segreto della felicità è accontentarsi di quello che si ha? Non sarà che la felicità è sopravvalutata?
Ma ditemi, voi avete un grande sogno da realizzare? Il coraggio di vivere la vita a modo vostro lo avete avuto? Lo vorreste avere? Vi sta bene così? Avete voglia di raccontarmi cosa ne pensate?