Visualizzazione post con etichetta stare bene. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta stare bene. Mostra tutti i post

martedì 14 aprile 2015

Tea For Two

S'è fatta attendere per un bel po', ma torna con un post da applauso. Chissà perché dice sempre quello che vorrei dire io, solo molto meglio. Buon Tea For Two e buona Daria, amici belli. 

E’ da un po’ che non ci si sente.
Ma ci sono stati alti e bassi, come per tutti, e quando ci sono i bassi la mia religione mi impedisce di scrivere il Tea For Two.
Però in tutto questo mi tengono sempre tanta compagnia le playlist di Oimemì. Scopritele anche voi, altro che le sorprese dell’uovo di pasqua.
Ed ecco che un bel giorno quei burloni di Oimemì ti sparano al cuore un pezzo dritto dritto dal 2000 tondo tondo:


I Grandaddy sanno un po’ di primavera, mi riportano a quei pomeriggi nel garage a suonare cose senza senso ma di un divertimento senza precedenti, mi riportano ai Negroni bevuti dopo le prove e alle sere a casa di Boto a sentire un disco, in sette sul letto e altrettanti sparsi sul pavimento.
Così, cercando di ritrovare un pizzico di quella sensazione di leggerezza, decido come ogni anno di fare piazza pulita.
Quest’anno il decluttering non riguarderà solo l’armadio ma anche altre sfere.

Non ho più voglia di gente aggressiva o lamentosa, non ho più voglia di sentirmi vomitare addosso i cazzi di chiunque si senta in diritto di farlo solo perché alla sua domanda “Come va?” io ho risposto “Bene grazie!”. Perché quando dite “Bene grazie!” capita spesso che l’altro si senta in diritto di scaricarti addosso tutta la sua merda e poi magari ti accorgi pure che rispetto a quella che gestisci tu non è nemmeno tanto merda. E allora vaffanculo, perché il mio “Bene grazie!” è un contributo per migliorare l’energia mia, tua e dell’universo intero, perché anche se dovrei dirti “Bene grazie un cazzo”, io cerco di tenere il timone dritto e il pensiero positivo a manetta e quindi non te lo dico per evitare di sommare alla tua merda pure la mia che magari è anche un po’ peggio, che ne sai?


Non ho più voglia di preoccuparmi ECCESSIVAMENTE degli altri. E se dico ECCESSIVAMENTE intendo che supero il limite della paranoia, vi assicuro. E Crosa potrebbe confermare perché pure lui è stufo di vedermi rincorrere con la mente la paura di aver detto una mezza parola sbagliata solo perché uno non risponde a un mio messaggio in cui magari gli chiedo semplicemente come sta. O l’ansia di rispondere subito e in qualsiasi situazione agli altri perché l’ho sempre fatto e se ora non lo faccio più l’altro può pensare che ce l’ho con lui. O quel preoccuparmi sempre per tutti, per troppi e per troppe cose. Va bene l’empatia, ma con me esagera. BASTA PARE, ZIA. A volte ho la sensazione di essere sempre proiettata verso gli altri e allora adesso basta, il decluttering mi farà buttare via questo eccesso di empatia/preoccupazione/chiamala come vuoi. Al centro rimetto me stessa e vi assicuro che a dirlo non è una stronza egoista che lo ha sempre fatto. 

Bene, voi direte, e a me che me ne cale di leggere un post così?

Ve ne cale eccome, perché io ho capito che chi bazzica a casa di cindy tendenzialmente è una gran bella persona, attenta al prossimo e che risponde “Bene grazie” anche se ha appena perso il lavoro e non ha una lira in tasca, una bella persona che ascolta bella musica e legge dei bei libri, rispetta il verde e la buona cucina, ama la vita sana e quindi le persone sane. E che sicuramente si è trovata a doversi corazzare o proteggere contro persone aggressive o che approfittano dell’altrui “Bene grazie!” per frantumare palle e prosciugare energia.

E adesso ditemi, come state? Forza, tutti insieme, anche voi da casa: BENE, GRAZIE!

lunedì 24 marzo 2014

Tea for Two

La Daria di oggi è cupa e seria, niente risate o lacrime commosse per il ricordo di un amore adolescenziale, ma una riflessione potente sul rapporto con noi stessi, il nostro stare male e il bisogno odierno di sembrare sempre al massimo. Leggetela, perché è davvero saggia, la nostra Daria Pop.

Leggendo i tweet o i post su facebook di Tizio mi sembrava stesse andando tutto alla grande, che fosse super impegnato, con meravigliosi progetti in cantiere, che avesse un sacco di lavoro in ballo e sempre nuove prospettive aperte. 
Poi lo sento. Mi dice che è un periodo durissimo, che fa proprio fatica a sbarcare il lunario e che fatica a ingranare. 

Ma pensa te, mi dico, da come scriveva sui social non l’avrei mai immaginato. 
Ed io, combattuta tra l’ammirazione del sapersi vendere a qualunque costo e la perplessità nel chiedermi che senso abbia farlo, giungo alla conclusione che mostrarsi a mille, sui social per giunta, non serva a un’emerita cippa.

Vero è che, insegnano i guru di leadership, la gente ti percepisce per come ti poni e tu puoi diventare quello che immagini di essere, ma dover per forza fingere che le cose siano perfette, a che cosa dovrebbe giovare? 
Meglio un sano silenzio, dal mio punto di vista, un attimo di tregua da concedere all’anima senza imporle anche la forzatura della finzione dello star bene.

Ed è mentre macino questi pensieri che, alla radio, passa un vecchio pezzo degli Afterhours, uno di quelli che mi piacevano un sacco.


Così, sulla scia del volere un pensiero superficiale che renda la pelle splendida, decido di lasciarmi stare male. Oggi va così, sono giù. E come cantano loro, maledico certe domande che forse era meglio non farsi mai.
E siccome credo che si debba saper prendere le distanze anche dall’essere a mille a tutti i costi, belli, propositivi, dinamici e sorridenti come ci insegna la pubblicità, io oggi voglio proprio liberare ‘sto magone.

Mi piace anche il pudore dello star male, sì. Quel concedersi una tregua, rintanandosi nel proprio magone per poi farsi un bel pianto liberatorio.
Mi piace proprio il pudore delle emozioni in generale. Se stai male, che bisogno hai di scriverlo sui social? E quindi, a maggior ragione, perché mostrarsi a mille se non è vero?
Per vendere se stessi e/o la propria attività, ok. Ci può stare.
L’importante, però, è saperlo. Sapere che stai solo facendo un make up alla tua vita prima di farla salire sul palcoscenico virtuale.
Perché, non so voi, ma io ho la sensazione che sui social molta gente si stia bevendo il cervello e confonda sempre più la realtà con la finzione. 
Magari, chissà, lo fa semplicemente perché, come dice Mastandrea in “Non pensarci”, le bugie sono un po’ più dolci.