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venerdì 26 febbraio 2016

Mi piace quando Vero preme play: l'amore

Buongiorno, amici belli! Come state? Qui è un venerdì di sole, che sembra però preludere a un fine settimana con la neve. Io pensavo già a sandaletti e primavera, ma cercherò di farmene una ragione. Intanto, il mio motivo di felicità ce l'ho: torna Vero, si siede sul divano e ci racconta di musica. Anzi, a ben vedere, se ne sta fuori in macchina, ma sembra comunque divertirsi un sacco! Buona lettura del post e - mi raccomando - non perdetevi il video!!!

Amici,
per il momento play di questo Febbraio, mese dell’amore ma anche no, mi sono sentita libera di esprimermi in maniera caotica riguardo a quello che l’amore è per me attraverso tre delle canzoni che amo di piu’.

Se l’amore è Magia allora Nick Drake con Northern Sky, riesce a farci capire con le sue liriche originali e mai banali, come l’emozione del cadere in amore sia, specialmente nei primi momenti.


Se l’amore è Mancanza allora le lacrime di Karen O degli Yeah Yeah Yeahs nel video di Maps danno alla canzone una connotazione completamente personale ed emotiva. Vi ricordate? Ne avevamo già parlato.


Se l’amore è Memoria, Leonard Cohen con la sua Chelsea Hotel n.2 riesce a farci entrare nel suo cassetto dei ricordi narrando di un amore consumatosi nei corridoi di quel rinomato hotel. Che poi, avreste mai pensato voi che la canzone fosse dedicata a…?


Non vi resta che premere play e poi play e poi, di nuovo, play.


venerdì 29 gennaio 2016

Mi piace quando Vero preme play

Buon venerdì, amici del cuore. Oggi, in via del tutto eccezionale rispetto alla solita pubblicazione del mercoledì, va in onda Vero e il suo Mi piace quando Vero preme play. Dico "va in onda" perché c'è una grande novità: a partire da oggi, Vero sarà anche in video. 

Quando Vero me lo ha detto, ho fatto i salti di gioia. Conoscendola, sapevo che ogni video sarebbe stato fonte di risate, musica e di un po' di sana e intelligente stupidera, ché ce n'è così tanto bisogno. E non mi sono sbagliata, giudicate un po' voi. 

Cari amici, il 2016 comincia con una buona notizia e una brutta notizia. 

Noi che non siamo mainstream iniziamo con le belle notizie ovvero con il fatto che quest’anno, per quanto riusciremo, il momento play sarà un momento video, il che vuol dire tanto divertimento per me e tanto sfinimento per voi. La brutta notizia è che con il 2016 se n’è andato anche il nostro amato David Bowie.

Ora, oggi non parleremo di David ma mi sembrava giusto dire che anche se lo amo alla follia, questo è il momento di introdurre i Troggs.


I Troggs sono un gruppo britannico famoso negli anni ottanta per pezzi come Wild Thing che è quello di cui parleremo oggi. Questo di cui vi parlo è un pezzo che è stato reinterpretato da un numero altissimo di artisti di grande calibro come Jimi Hendrix e le Runaways. I Troggs sono principalmente famosi per questa canzone, tant’è che ne vivono ancora di rendita. La canzone nasce nel 1965 ed è composta per un gruppo che si chiama The Wild Ones ma è portata al successo dai nostri Troggs ed è la loro versione che è quella più  conosciuta nel mondo.



Il Canada mi ha deviato e ogni mio bel ricordo proviene da quella terra fredda ma gioiosa. La scelta di Wild Thing deriva da un ricordo che mi è rimbalzato in mente tempo fa. Eravamo ad una cena, un sabato d’Agosto in Ontario, la mia amica Chloe, stava parlando della sorella e di come questa da piccola avesse chiamato il suo criceto “Wild Thing” -just like that song!- . Io, allora, non conoscevo ancora la canzone  e fu quello un buon momento per colmare questo gap.

Noi siamo abbastanza vicini alle tematiche Wild, vi ricordate il post su Iggy Pop? Non sarebbe male cominciare a pensare ad una Wild Playlist, nevvero?

Cinzia tu che ne dici, e voi amici, any suggestions?

Intanto andiamoci ad ascoltare Wild Thing.



[Come tutte le altre rubriche ospiti qui a casa di Cindy, anche quella di Vero ha la sua playlist. Buon ascolto!]. 

mercoledì 16 dicembre 2015

Mi piace quando Vero preme play

Ricordo perfettamente quando Veronica doveva partire per Toronto. Era preoccupata, un po' triste per questioni che avevano poco a vedere con la partenza, forse - se avesse potuto scegliere - non sarebbe neppure partita. E io, oltre a cercare di convincerla che le All Star non erano calzature adeguate per un inverno canadese, continuavo a dirle che il Canada le avrebbe preso il cuore, che niente sarebbe più stato lo stesso. Ecco, oggi torna Vero e mi dimostra che avevo ragione. Adoro avere ragione. Buona lettura a voi e grazie a Vero per questi piccoli pezzi di sè che ci regala ogni volta. 


A Toronto, in Church Street, a una manciata di minuti di cammino dalla stazione degli autobus in Bay Street c’è un ostello. Un ostello dove tornavo ogni volta che avevo bisogno di rivedere la grande città e di respirare l’atmosfera cosmopolita e magica di un posto che come spesso mi capita, traspira benevolenza per chi l’ama.

Ecco, non è un mistero che io mi sia follemente innamorata di Toronto e credo che molti da qualche mese a questa parte mi stiano odiando perché la maggior parte dei miei discorsi cominciano con: “in Canada…”



Io so che Cinzia mi capisce e mi perdonerà per questo mio incontrollabile amore. Dicevamo, l’ostello di cui  è famoso per dare il domicilio a uno dei pub piu’ multiculturali del quartiere, The Cavern dove non solo si mangia e si beve alquanto bene ma si puo’ anche assistere a delle live performance di gruppi musicali locali.

La prima volta che mi sedetti sui banchi di legno dei tavoli di The Cavern ero in compagnia di tre francesi, un’americana e due quebecois. Al gruppo poco dopo si aggiunse un ragazzo Canadese, lui tornava a Toronto ogni due settimane un po’ per lavoro un po’ per far visita ad amici e parenti.
Il ragazzo Canadese mi si siede affianco e mi chiede se conosco Umberto Eco. Che probabilità aveva Veronica di incontrare qualcuno che le chiedesse di Umberto Eco?

Si, certo che lo conosco.
Ma lo sai che lui è molto amato qui a Toronto.
Oh, davvero.
Si, ha dato delle lectures alla Toronto University e una delle sue biblioteche  è stata d’ispirazione per Il nome della Rosa.



Mentre si parlava di Umberto Eco passando poi per Calvino e Gabriele D’Annunzio, il tavolo si era svuotato. I francesi erano andati via, l’americana aveva un aereo da prendere il giorno dopo, io e il Canadese rimanemmo soli al tavolo con una Steam Whistle ciascuno.

Il gruppo, nel frattempo, stava suonando una cover dei Pixies. Ascoltando le  prime note non ho potuto trattenere l’esclamazione:

Oh, I love this song!


mercoledì 11 novembre 2015

Mi piace quando Vero preme play

Vi mancava Vero? A me da morire. Fortunatamente è tornata e ci racconta di un album imperdibile (che io non conoscevo, ma che grazie a Vero ora fa parte della mia vita e non potrei esserle più grata). 


La mia amica Chloe è mia amica da pochi mesi, l’ho conosciuta in Canada e lei è originaria di Ottawa, la capitale.

Insomma, con lei ho stretto da subito una stupenda amicizia perché, innanzitutto, lei è bellissima e io non posso fare a meno che legarmi a bellaggente, è intelligentissima e io - che di intelligenza non ne ho tanta - preferisco circondarmi di gente migliore di me così magari imparo un po’ e miglioro anch’io. 
Insomma, Chloe è la perfezione, un mix di canadesità e dolcezza nonché sano senso dell’umorismo.

L’ultima volta che ho visto Chloe era il mio ultimo giorno in Canada, lei stava prendendo un autobus che da Toronto l’avrebbe portata a casa ad Ottawa perché era venerdì e lei voleva passare il fine settimana in famiglia. L’ho accompagnata fino alla stazione degli autobus per poter stare ancora un po’ nella sua atmosfera. Quando il suo autobus è arrivato, ci siamo abbracciate a lungo dopodichè le ho scritto il mio indirizzo italiano sull’agenda che aveva cacciato dal borsone bianco. 

Mentre si allontanava per salire sull’autobus, entrambe trattenendo la lacrima che prepotente voleva uscire, disse: “don’t forget to check out on Seu Jorge!”.


Seu Jorge è un artista brasiliano che nel 2004 ha prestato la sua voce reinterpretando alcuni pezzi di David Bowie in portoghese per la colonna sonora del film di Wes Anderson “The Life Aquatic With Steve Zissou”. Da questo fortunato episodio è nato un album “The Life Aquatic Studio Sessions Featuring Seu Jorge” ovvero una collezione di canzoni di David Bowie in lingua portoghese.

Il risultato, per chi ha in mente le canzoni di David e chi le ama come me, è qualcosa di originale e affascinante, anche lo stesso Bowie ha affermato (grazie wikipedia) : “Had Seu Jorge not recorded my songs in Portuguese I would never have heard this new level of beauty which he has imbued them with”.

 Io lo amo e anche Bowie lo ama.

Chloe aveva ragione, non avrei potuto fare a meno di ascoltare in loop questa, in particolare. 

How about you?


mercoledì 15 luglio 2015

Mi piace quando Vero preme play

Torna Vero di Mi piace quando pensi e ci racconta delle sue serate in Canada, di nuove scoperte, vecchie cover e della musica che non ci lascia mai. Buona lettura. 

In Canada il sabato sera si esce e si va a mangiare in qualche posto hippie dove si consumano pietanze vegane e vegetariane. Tra i miei posti preferiti di Guelph, la cittadina che mi ospita da circa cinque mesi, luogo discreto e felice, c’è un posto che si chiama The Cornerstone.

The Cornerstone è il mio posto preferito di Guelph, un luogo che sazia la mia fame di pane e buona musica live, è difficile che non trascini qualcuno at The Cornerstone durante i weekend. Cara Cinzia, ci porterei anche te e tu l’ameresti come l’amo io.



Insomma, sabato scorso ero là, due canadesi e due europei. E’ molto facile che at the Cornerstone ci siano delle perfomance live e questa era la volta di Richard Garvey, un giovane canadese di Kitchener, una località non molto lontana da Guelph. Ecco, le canzoni di Richard mi sono piaciute cosi’ tanto che ho anche comprato il suo cd e, come un mecenate, sono uscita dal posto insistendo sul fatto che “artists must be financiated!”.

Ma non è di Richard che vi voglio parlare, anche se dovreste andare a spulciare sul suo sito web, bensì di una cover a cui ho assistito quella stessa sera. Insomma, il tizio in questione era capace di rivisitare canzoni famose in maniera originale e mai banale, tra le canzoni che ha reinterpretato c’era Psycho Killer dei Talking Heads. Io ho un brutto vizio, quando ascolto una canzone che mi piace io non posso farci niente, ci canto sopra. Non mi importa se tu stai ascoltando, è piu’ forte di me, è come quella volta al mercato ad Ottawa, c’era un ragazzo che cantava Karma Police e io, mentre gli lasciavo dei soldi sono andata a cantargli davanti.




Insomma, Psycho Killer è una canzone che mi ricorda i miei balletti pre-esame di quando la tensione e la pressione sono insostenibili e nella mente passano solo i fotogrammi del video di Judas by Lady Gaga e una nube oscura di nozioni accumulate nelle settimane precedenti.

Psycho Killer è datata 1977, ormai lo avete capito che io vivo in quel decennio da altrettanto tempo, è stato il singolo di debutto dei Talking Heads ed è una di quelle canzoni che se l’ascolti non la dimentichi, puoi dimenticarti dei Talking Heads – non odiatemi, io l’ho fatto sabato scorso - ma la canzone no, quel basso, il mix di inglese e francese. Cosa c’è di meglio da fare in Canada se non ascoltare una canzone bilingue?

Premiamo play?


martedì 9 giugno 2015

Mi piace quando Vero preme play

Io non è che proprio, proprio ami molto Elton John, ultimamente. Nutro per lui un enorme affetto, come per un vecchio zio un po' eccentrico, ma la sua musica ecco, magari anche no. Però anch'io - come tutti, credo -  ho avuto il mio periodo Elton John, milioni di anni fa, e quella raccontata da Vero in questo post era sicuramente una delle mie canzoni preferite, soprattutto per la possibilità di lanciarmi in gridolini nella parte di Kiki Dee. 

E voi? Avete avuto il vostro periodo Elton John? Qual'era la vostra canzone del cuore? 

Buona lettura, amici miei. E buon amore, quello bello, come dice Vero. 

Quando ero piccola, piccola tipo cinque anni, la mia canzone preferita era “Don't go breaking my heart” di Elton John e Kiki Dee, datata 1993.


Mia madre sapeva che quella canzone mi teneva a bada per una manciata di minuti e puntualmente nel pomeriggio prendeva la cassetta, la inseriva nello stereo lasciandomi saltellare per la cucina. Ascoltavo quella canzone cinque o sei volte in a row, proprio come faccio ora per le preferite del momento attirandomi addosso l’ira di chi gravita nella mia atmosfera.

Stamattina, una mattina che seguiva una giornata interminabile pesante, piena di lacune e di mah!, ho pensato bene di andare a ricercare quella bambina che si nasconde ancora dentro di me e mi sono regalata un momento con questa canzone.

Elton John, noi lo sappiamo tutti, è un bad boy di quelli che non te lo da a vedere.
E’ uno di quelli che se lo incontri ad una festa di sconosciuti, ci passi il resto della serata a commentare le pratiche bizzarre degli europei nelle feste canadesi.


Insomma, avete presente i duetti di Marvin Gaye? Elton ha voluto fare una cosa del genere perché, chi l’ha detto che solo Marvin ne è capace.

La canzone parla di due innamorati, del momento dell’amore quello bello, di quando non ci si conosce ancora bene e non si sa ancora delle manie da paranoico dell’uno e del caratteraccio dell’altra, del momento in cui chi se ne frega delle differenze caratteriali, io t’amo ma tu non spezzarmi il cuore.

Certo che non te lo spezzo il cuore, per chi mi hai preso.
Questa è la canzone delle promesse che, diciamocelo, prima o poi si rompono.


Allora andiamocela ad ascoltare la canzone del “non spezzarmi il cuore tanto lo so che prima o poi lo farai ma nel frattempo prendiamoci per mano e trallallà”.

Tutto questo pero’ la Veronica di sei anni non lo sapeva ancora e ballava spensierata in una cucina di una casa dove non vive piu’ mentre ripeteva le parole di una canzone che conosceva ancora meglio del buon vecchio Elton in una lingua che non ancora aveva imparato ad amare.


mercoledì 6 maggio 2015

Mi piace quando Vero preme play

Veronica è in Canada, ormai lo sapete. Quando è partita era piena di malinconia, ma io sapevo che quella terra l'avrebbe conquistata. Lo sapevo io, in fondo in fondo lo sapeva anche lei. E questo post dimostra quanto io avessi ragione. Che bello scoprire cose nuove, che bello innamorarsi ogni giorno, che bello che ci sia sempre della musica ad accompagnare i nostri giorni. Buona lettura di questo ennesimo, meraviglioso post. E non scordate la playlist, mi raccomando! 

Stevie Wonder mi piace. Sono una persona gioiosa io, rido anche con il mal di denti io, ho alcune delle migliori incipienti rughe d’espressione. Stevie Wonder mi fa sorridere molto. La canzone di cui vi parlo è datata 1970, un anno che dà l’inizio a un decennio di musica eccellente che contiene un buon numero delle mie canzoni preferite.


Ultimamente sono stata invitata a una delle feste di addio che si fanno quando qualcuno arriva e sta per poco tempo. Una di quelle feste dove tutti ascoltano musica trash commerciale mentre tu e un paio di persone conosciute quella sera state ad ascoltare Billy Idol cantare Iggy Pop su youtube via cellulare. 

Quando sono finalmente andata a dormire erano le cinque di mattina. Mentre l’alba canadese si affacciava dai bordi dei boschi alle porte della città che mi ospita, quello che ho pensato è stato “like a fool I went and stayed too long” e da qui è partita l’idea di parlarvene, mentre me ne sto spiaggiata sul divano digitale di Cinzia che come una buona host mi sta ad ascoltare ogni volta e mi continua a viziare come solo lei sa fare.


Dicevamo, Stevie è un pezzo grosso della musica soul mondiale, una voce inconfondibile dalle mille sfumature, una voce che canta d’amore. Stevie è un genio, capace di suonare ogni strumento che rientri nel suo campo visivo, è stato un enfant prodige e all’età di quattro anni suonava già il pianoforte. E’  uno degli artisti i cui pezzi sono stati oggetto di cover da artisti del calibro di Michael Jackson, Prince, Erykah Badu (immensa lei ma questa è un’altra storia).

Ma tornando a noi, ci credete voi al colpo di fulmine? Quella sensazione di essere letteralmente cotti, brasati, dorati, conditi, insomma vi è mai capitato? A me è successo talmente tante volte che ho smesso di contarle e ogni volta che succede, ascolto Signed, Sealed e Delivered e mi ritrovo piacevolmente dipinta nelle parole di Stevie, che poi come le canta lui non viene voglia di fare il brasato anche a voi. 

Insomma, quando arriva la scarica potete fare di me quello che volete, sono letteralmente signed, drammaticamente sealed e pronta per essere delivered.

E adesso, premiamo play e sguazziamo un po’ nella scia della mia fugace cotta.


giovedì 19 marzo 2015

Mi piace quando Vero preme play

Ecco, io questo film lo devo assolutamente vedere. Corro a comperare il DVD, voi intanto leggetevi il post di Veronica! 

Scrivo qui sopra da poco più di un anno ed è poco più di un anno che ogni mese mi siedo davanti al PC e mi faccio questa domanda –una scena molto alla Carrie Bradshaw- : di quale canzone parlerò da Cindy?

Normalmente, durante lunghe notti di pioggia, vengo letteralmente folgorata da una canzone e continuo ad ascoltarla finché non capisco che quello è il pezzo da raccontare. Questa volta, invece, la folgorazione è nata da un film ma state attenti, questo film parla di musica. 


Lo sapevate voi che Keira Knightley sapeva cantare? Non stiamo parlando di una voce alla Karen O ma è comunque un timbro interessante.  

Dicevamo, nel film “Begin Again” che in italiano si trova sotto il titolo “Tutto può cambiare”, diretto da John Carney, abbiamo la storia di Greta, una cantautrice in viaggio a NY con il suo fidanzato nonché neo-rockstar di successo interpretato da Adam Levine frontman dei Maroon 5.


Una serie di eventi e vicissitudini portano Greta a ritrovarsi sola con un amico in un club di NY e a suonare uno dei suoi pezzi davanti ad una folla di sconosciuti tra cui un produttore discografico che si propone di produrre i pezzi di Greta sotto la sua etichetta di musica indipendente. 

I due decidono di non incidere una semplice demo ma un album intero utilizzando la grande mela come studio di registrazione a cielo aperto. Il film trasmette entusiasmo, amore per la musica, parla di amicizia, di rapporto padre-figlia, moglie-marito, tutte le sfaccettature dell’amore, quello nei confronti di un’altra persona e quello nei confronti di se stessi e nei confronti di ciò che si ama, come la musica e le parole.


Io vi consiglio di guardarlo non solo per la colonna sonora dove spiccano soprattutto la vocina di Keira e quella di Adam Levine ma anche per le sensazioni, per la fotografia e per i colori, per i vari spunti di vita e le lezioni, per quanto semplici possano essere.

Che poi, chi non vuole vedere un po’ di NY? Noi lo sappiamo bene che la città che non dorme mai e la musica vanno a braccetto da così tanto tempo che, cosa ve lo dico a fare, premiamo play su questo pezzo.


mercoledì 25 febbraio 2015

Mi piace quando Vero preme play

La mia adorata Vero se n'è andata in Canada, dove ha trovato ad attenderla freddo, neve e ancora freddo e credo ancora neve. Tutto questo non può che far venire un po' di malinconia e allora giù ad ascoltare musica e a scrivere. Noi siamo fortunati, perché escono fuori post come questo. Tanto presto arriverà la primavera, anche in Canada. Forse. 

Da quando sono approdata in Canada ho scritto davvero tanto. I miei amici conoscono la mia devozione nei confronti della parola scritta e hanno pensato bene di regalarmi un completo kit da corrispondenza. Per cui molto spesso mi ritrovo a scrivere lettere che poi restano sul mio comodino perché io scrivo molto ma le parole non arrivano quasi mai al destinatario.


Un mio amico mi ha chiesto di buttare giù il testo di una canzone dicendomi che questa mia nuova situazione potrebbe essere fonte di ispirazione ed io gli do ragione per cui sono giorni che penso a una canzone, alle rime, alle parole. 
Ascolto in continuazione pezzi su pezzi cercando di trovare ispirazione e quella che fino ad ora è stata la mia compagna è Cat Power.


Voce delicata e liriche appassionate, Cat Power è un’artista statunitense eclettica e stupefacente, capace di passare dal folk al blues, dal soul al rock, a me ha sempre fatto pensare ad una Tim Buckley al femminile.
Mi sono sempre detta che se fossi stata un’artista e avessi scelto l’ambito musicale sarei stata una Karen O o una Cat Power.


La canzone che ho scelto è “The greatest” e  fa parte della colonna sonora di Un Bacio Romantico, quel film che vede protagonisti una dolcissima Norah Jones innamorata di un affascinante Jude Law.
Questa è una di quelle canzoni che ascolto quando mi sento un po’ triste. Immaginatevi me, la neve che fuori scende lenta scandendo le ore tutte uguali, il tempo fermo e la giornata che volge verso la fine, i pensieri che si sommano ad altri pensieri mentre un autobus si ferma proprio davanti casa, scarica un paio di anime poi chiude le porte e riparte. 

Così per tutto il giorno e The greatest in loop. Per quanto ami Cat Power e questa canzone, spero comunque che questa neve si sciolga e che le parole escano fuori possibilmente in rima.


La playlist aggiornata la trovate qui. 

mercoledì 29 ottobre 2014

Mi piace quando Vero preme play

Io Nick Drake non lo conoscevo. O almeno sì, sapevo chi fosse, ma non m'era mai venuta voglia di ascoltarlo. Ma grazie al cielo c'è Veronica e ora io ho una nuova canzone preferita. Buona lettura. 

Tanto tempo fa, circa nel 1972 uscì un album, uno di quelli che i più non ricorderanno ma che è stato partorito da un’anima dolce e delicata, tormentata e a tratti oscura che ha lasciato questa terra da un bel po’ di tempo.


Lui si chiama(va) Nick Drake e la canzone di cui vi parlo è Pink Moon, tratto dall’omonimo album.
Qualche anno fa, io e le mie amiche erasmus ci siamo riunite per l’ennesimo viaggio on the road insieme. Il giorno prima della nostra partenza, eravamo riunite nella casa barese di una di loro. Parlavamo di Nick Drake e delle sue canzoni quando improvvisamente, dalla camera accanto, cadde la foto raffigurante Nick Drake nella stanza della coinquilina a lui devota.
E’ da allora che noi tutte siamo candidamente convinte che Nick Drake ci stia sempre accanto e che ci protegga nei momenti un po’ low che la vita ci offre. Non a caso, la nostra frase è “che Nick Drake ci protegga”.


Pink Moon è una delle canzoni piu’ famose di Nick Drake, per chi lo conosce. Lui, timido e solitario, oscuro, fragile e meditabondo capace di creare con la chitarra arrangiamenti unici nel loro genere. Per ogni canzone si ha la percezione che il suo sussurro vi stia facendo compagnia come se foste solo voi e lui seduti l’uno accanto all’altro ognuno immerso nei propri pensieri e la stessa melodia nell’aria. I suoi tormenti e la depressione dicono furono le cause della sua morte, la madre stessa parlò dell’ultimo periodo di vita di Nick dicendo: “le tenebre si calarono su di lui”.


Io l’ho sempre considerato magico e la canzone di cui vi parlo ai miei occhi è sempre stata come un incantesimo, una filastrocca, una preghiera alla luna o un’invocazione. Pink Moon, come tutto l’album è stata registrata di notte, pochi mesi prima della scomparsa dello stesso Nick Drake per overdose di Trypizol.

Io sento la necessità di andarmela ad ascoltare facendo finta che lui sia proprio qui.
Vi mando un bacio e che Nick Drake vi protegga tutti.


martedì 30 settembre 2014

Mi piace quando Vero preme play

Sono felicissima di annunciarvi il ritorno di Veronica e della sua musica. Ci era mancata, vero? A me tantissimo. John Mayer, l'amore di cui ci parla oggi, è stato il suo regalo per la mia estate. Lei se ne era innamorata al concerto dei Rolling Stones e mi aveva scritto un messaggio così pieno di sentimento che mi son sentita in dovere di correre ad ascoltarlo anche io. Bum. Follemente innamorata pure io. Chissà, sarà stato per il clima un po' matto di quest'estate - come dice Veronica -, sarà che John ci sa davvero fare, non so...fatto sta che la sua musica ha scandito le mie giornate e continuerà a farlo per molto tempo. Grazie Veronica, non potevi farmi regalo migliore. Buona lettura!

Dopo la pausa estiva sentivo la necessità di tornare a trovarti, stavolta cercherò di stupirvi con effetti speciali e fuochi d’artificio. Insomma,  il mio amore per John Mayer ormai non è più un segreto e diciamo che gran parte dell’estate - estate? Quale estate? - io l’ho passata in sua compagnia. 


L’estate è stata altalenante e nostalgica, di quelle che somigliano all’autunno, di  quelle che ti fanno pensare a cosa facevi dieci anni prima. Il tempo, dunque, è stato il tema della stagione passata, quello che passa purtroppo e per fortuna. John è uno di quelli che tempo fa, ha ampiamente descritto il processo di “crescita” in una di quelle canzoni che ho consumato durante gli ultimi mesi. La canzone di cui vi parlo oggi, dunque, si chiama Stop this Train e per capire il pathos e approfittare della vista di un piacente giovane, vi esorto a guardare il filmato del live al Nokia Theatre in LA.


La canzone parla del tempo che passa, delle vicende che ci attanagliano, delle cose che vorremmo evitare, della sensazione di protezione e conforto che sarebbe quella di poter tornare indietro, quando tornare a casa significava davvero tornare a casa, quella dove siam stati  cresciuti e amati, dove abbiamo alimentato i nostri sogni, dove abbiamo pianto le nostre sconfitte.


Pensate a quanto potrebbe essere confortante, andiamo dietro di qualche anno, vi racconto quello che era per me tornare a casa: 
siamo appena usciti da scuola, volano baci e promesse di telefonate pomeridiane, ci si dirige verso l’autobus che è sempre in ritardo, altri baci e altre promesse, si sale e si caccia un libro dallo zaino. Dopo circa venti minuti di corsa si scende alla fermata dopo altri baci e altre promesse. L’auricolare butta fuori una canzone di un certo Maximilian Hecker, amore di gioventù – niente a che vedere con John -, si percorrono circa 200 m e si è nella via di casa, già si intravede il balcone bianco, citofoniamo: “chi è?” “sono io”. Si entra a casa, profumo di ragù, svolta a sinistra sul corridoio, mio nonno seduto al solito posto mi sorride. Stop. E’ lì che vorrei tornare.

Poco rock’n’roll, lo ammetto, lo premiamo comunque il tasto play?

mercoledì 2 luglio 2014

Mi piace quando Vero preme play

Ogni volta che leggo i post di Vero mi stupisco un po' di più. Buona parte delle canzoni che lei ha scelto in passato sono tra le mie preferite di sempre e le altre lo sono diventate in un attimo. Io e questa meravigliosa ragazza siamo in sintonia, non c'è che dire. Questa volta Vero ci regala un post su una delle canzoni più belle del mondo e la mia preferita degli Stones. Ma vi lascio alle sue parole, perché lei sa raccontarvela molto meglio di me. 

Il Concerto dei Rolling Stones è stato uno dei miei grandi propositi del nuovo anno e uno dei primi a diventare realtà.
Il mio proposito di quest’anno è stato solo uno: mi sono imposta una partecipazione ad almeno un grande concerto. Quando il mio amico Marco mi ha confermato che i Rolling Stones sarebbero approdati in questa ridente penisola mi sono detta che era la volta buona. Mi sono armata di pazienza e ho stalkerato e convinto anche la mia amica Giulia a partecipare all’impresa. Il 19 Marzo i telefoni cellulari squillavano freneticamente: “prendo un biglietto anche per te?” “ce li hai i soldi?” “a te serve il biglietto?”.


Tutto questo per dirti che, cara Cinzia, oggi parliamo di una canzone che i Rolling Stones  non hanno suonato al concerto e che è stata l’unica cosa che rimprovero loro –se proprio devo farlo- una canzone a cui sono particolarmente legata e che amano un po’ tutti: Wild Horses.
Questa canzone, che già frequentava la mia vita, ne è diventata parte integrante una notte estiva del 2009.


Tre amiche, un divano e MTV. Proprio dopo la Torrini (roccotoccobombom) arriva Mick Jagger. Io, che ve lo dico a fare, sono sempre innamorata nei miei ricordi.  Credo che non ci sia un giorno della mia vita dove non provassi amore per qualcuno o qualcosa. Le canzoni funzionano meglio quando si sente, nel senso inglese del termine. Wild Horses avrei voluto averla scritta io, che sono modesta. Non si sa bene se la canzone fosse stata dedicata da Keith Richards a una donna col quale aveva interrotto una relazione o al figlio che ha perso mentre lui era in trasferta.


Fatto sta che, tralasciando le vicissitudini personali di Keith, questa canzone calza a pennello per ogni momento di dolore del cuore. Motivo per cui, sia se l’amore trabocca ed è soggetto ad un compiacente re-fill oppure se il sentimento non è ricambiato, questa canzone fa comunque bene. E’ un balsamo per le sensazioni, la sabbia sotto i piedi quando è sera e non c’è nessuno in spiaggia, è l’amica che ti sta vicina sul divano e non ti parla ma c’è.
Insomma, si, ce la ascoltiamo?

mercoledì 26 marzo 2014

Mi piace quando Vero preme play

La musica è la cosa più bella del mondo, ne sono fermamente convinta. E questa canzone, questo post, queste emozioni non fanno altro che confermarlo. Grazie Vero per l'ennesimo racconto pieno di magia. 

Certe canzoni a me danno l’impressione di essere state create di notte.
La notte, quando il manto scuro del cielo comincia ad avere dei riflessi blu, quando tutti ormai dormono e l’unica anima ancora vigile è quella che ha tante parole in testa e un solo modo per farle uscire, la musica.

Chris Isaak è uno di quelli che scrive di notte, lui è un cantante americano di origini italiane, la sua voce è quella di Baby did a bad thing che è uno dei suoi pezzi migliori nonché inserito in Eyes Wide Shut di Kubrik.
Se dovessi associare la sua voce a qualcuno, io direi Elvis e qua vi lascio il tempo di lanciare un sospiro prima di proseguire. 


Chris Isaak ha raccontato di aver scritto Wicked game “really late at night” il che fa di questa canzone, che è già parte della mia storia, una delle mie preferite. In un interessante video/audio più audio che video, Chris Isaak viene intervistato riguardo la genesi di questa canzone. Lui racconta di averla scritta di getto, durante il tempo di attesa che lo separava da un incontro amoroso con una donna di cui lui dice “I knew she was going to be trouble” e che, nel momento in cui lei arrivò nel suo appartamento, lui era più entusiasta per la canzone che per il suo arrivo: “baby, you’re gorgeous, but listen to this song!”. Lo spirito della canzone è perfettamente riprodotto nel video, che associa a suoni languidi e atmosfere lontane da sogno, immagini altrettanto accattivanti –chiedetelo ad Helena Christensen, super top model che è ancora ricordata per quelle immagini scosciate in riva al mare-, che poi Chris se lo poteva anche permettere –come ora d’altronde, il charme non ha età-.

Dobbiamo a quella nottata una delle canzoni che ha segnato gli incontri della prima metà dei miei 20 anni e che ho preso e ripreso senza pudore da allora fino ad oggi. Ma cominciamo dall’inizio.

Chris è uscito dal baule rosso conservato nella soffitta della mia  vecchia casa, quando ero piccola ci andavo spesso a curiosare perché da lì sorgevano sempre tante meraviglie: foto di famiglia, un cavalletto per la macchina fotografica, un diario che mio padre teneva in attesa della mia nascita, le cassette con le compilation registrate direttamente dalla radio, dentro una di queste c’era Wicked Game.


Chi mi conosce mi chiede spesso di cantare “la mia canzone” perchè Wicked Game è sempre la prima cosa che comincio a suonare non appena ho una chitarra in mano. Ho un hard disk completamente zeppo di filmati e registrazioni dove l’unica canzone che si sente è Wicked Game. Ma come descrivere Wicked Game se non come una canzone che parla d’amore, quell’amore difficile da accettare che però ci piomba addosso come una pioggia da cui non possiamo trovare riparo e da cui, tuttavia, non possiamo che lasciarci inondare con tutta la sua forza e potenza? Vi lascio di nuovo il tempo per sospirare?

Facciamo un salto nel passato: Gennaio 2009, Leòn, Spagna.
Il martedì, nel Gran Cafè, chiunque aveva voglia di cantare o suonare poteva prendere uno strumento e salire sul palco. Io ero una di quelli. C’era un buffo giovane olandese che di lì a qualche giorno sarebbe tornato in patria per la fine dell’Erasmus e io, ovviamente, due giorni prima ero follemente caduta in amore per lui.

Col favore della notte e degli accordi di Wicked Game, una Vero accecata d’amore (o qualcosa che ci si avvicinava abbastanza) cantò quelle parole lanciandole languidamente più verso la sinistra che la destra, c’erano tutti, c’era anche lui.  



Ovviamente la cosa si concluse con un cd su cui, accanto ad ogni canzone, avevo scritto il motivo per cui l’avevo scelta, un pianto drammatico alla stazione degli autobus e la sua inesorabile partenza. Dopo qualche mail in un inglese scorretto e sgrammaticato, non lo vidi né gli scrissi più ma la serata la ricordano ancora tutti. 

E ora, è il tuo turno Chris. Mia cara Cinzia premiamo play?



lunedì 13 maggio 2013

Una sorpresa. Un regalo. Un po' di me.

Veronica è una delle più affezionate ed entusiaste lettrici di questo blog. Veronica ha un blog bellissimo che si chiama Mi piace quando pensi (non è favoloso già solo il nome?) e l'ho scoperta grazie a un suo commento lasciato qui. Quando sono andata a curiosare sul suo blog, ho dato un'occhiata alla sua bio e ho letto questa frase: "non so parcheggiare, ma guido con amore". Conquistata, punto. Ho subito aggiunto il blog ai miei preferiti e ne sono diventata una lettrice fissa. Di conseguenza quando, qualche settimana fa, Veronica mi ha chiesto di scrivere qualcosa per il suo blog, mi sono sentita onorata e tanto felice. Ci ho pensato e ripensato,  poi è venuta fuori questa cosa che potete leggere qui. Spero vi piaccia. E date un'occhiata al blog, che merita davvero!