mercoledì 18 novembre 2015

Secret Santa 2015


Evviva, ci siamo!!! E' tornato il Secret Santa! Devo ammetterlo, scalpitavo da tempo, non vedevo l'ora di riprendere a godermi l'atmosfera dello scambio di pacchetti, di gioia, di gesti belli tra sconosciuti. Non vedo l'ora di vedere di nuovo le foto dei vostri regali, leggere le storie di come vi siete trovati, piaciuti, ricosciuti, di come sono nati contatti e amicizie virtuali. 

Il Secret Santa è nato lo scorso anno, assolutamente per caso, da un'idea improvvisa venutami in un pomeriggio qualsiasi. Pare che fosse una buona idea però, perché è piaciuta tantissimo e un bel po' di voi hanno deciso di partecipare. Spero che quest'anno ci sia lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di farsi prendere dall'atmosfera del Natale!

Ma cos'è il Secret Santa? 

Il Secret Santa è uno scambio di doni tra sconosciuti. L'idea mi è venuta ripensando a una tradizione natalizia che avevamo ai tempi dell'università, in collegio. Ognuna di noi estraeva a sorte il nominativo di un'altra ragazza, alla quale doveva lasciare un piccolo regalino quotidiano nella cassetta della posta. Il Secret Santa terminava poi con una festa, in cui ci si rivelava e si consegnava il regalo di Natale finale. 

Il mio Secret Santa trae spunto da quella tradizione così divertente e segue più o meno le stesse regole, regalino quotidiano escluso per ovvi motivi logistici. Ecco cosa dovete fare:

- dovete inviarmi una mail all'indirizzo acasadicindy@gmail.com con la vostra adesione, scrivendomi il vostro indirizzo di posta. Avete tempo per farlo fino a martedì 1 dicembre

- lo scorso anno, vi avevo chiesto di indicarmi la vostra canzone di Natale preferita, per creare una playlist natalizia. Quest'anno vi chiedo di scrivermi il vostro film di Natale del cuore, così mettiamo insieme un elenco di suggerimenti per le giornate di Natale davanti alla TV. 

- sabato 5 dicembre invierò ad ognuno di voi l'indirizzo della persona a cui inviare il regalo. Il regalo dovrà essere semplice, magari fatto a mano, sempre e comunque scelto con il cuore. La cosa più importante è che lo spediate per tempo, lo scorso anno alcune persone non lo hanno ricevuto entro Natale e vorrei che quest'anno tutti avessero la sopresa in tempo. 

Divertitevi, metteteci il cuore, allungate la mano a uno sconosciuto/a. E, vi prego, se potete, fate girare questo post, ditelo alle amiche, alla mamma, mettetelo su facebook, fate casino. Più siamo, più è bello. 

Buon Secret Santa a tutti! 

lunedì 16 novembre 2015

Muffin vegani con banana e noci

Solitamente il lunedì, da qualche settimana a questa parte, si apre con una nuova tappa del mio vecchio viaggio negli Stati Uniti (son passati ormai due mesi, è vecchissimo). Questo lunedì sarebbe stata la volta delle luci di Las Vegas, del matrimonio, di Love Me Tender cantata da Elvis, ma non ce l'ho fatta. Questo fine settimana ho provato più volte a cominciare il post, ma non mi venivano le parole. Ecco sì, ho passato tre giorni senza parole. Non mi veniva niente da scrivere su Facebook, nessuna foto da mettere su Instagram, nessuna parola per cominciare un post. Nulla, il vuoto più totale

Come sapete, a Parigi sono stata a gennaio. A Le Petit Cambodge, uno dei luoghi dell'attacco terroristico, ho passato una delle più belle serate di quella vacanza. Un posto sempre pieno di gente, di sorrisi, di cibo buonissimo, di vita. C'era un'atmosfera fantastica, in quel posto. E adesso quell'atmosfera sa di morte. Quel ricordo è stato sporcato e ora ho in bocca un gusto amaro che non è ancora andato via. 

Lo so, è solo un ricordo, non è nulla se paragonato alla disperazione di chi ha perso una persona cara, di chi ha visto la propria vita cambiare per sempre. Ma quel ricordo scintillante trasformatosi in un buco nero è un po' quello che si vuole fare con le nostre vite, farle diventare buie e senza speranza. E allora bisogna lottare, vivere ancora di più, togliere quel velo nero e metterci ancora più colore, in questa vita che ci è stata data in dono. Quindi ricomincio a chiacchierare e, nel farlo, ricomincio dalla cucina, che spesso è il mio luogo di conforto. 

Ormai ve l'ho detto già alla nausea, da tempo sto facendo esperimenti con i dolci vegani. Da qualche mese a questa parte, abbiamo cambiato le nostre abitudini alimentari, riducendo drasticamente il consumo di carne e di derivati animali, cosa che peraltro che poi non è stata così difficile perché eravamo già praticamente vegetariani. ll cambiamento significativo è stato non acquistare più formaggio, latte, yogurt e uova. Questo non vuol dire che abbiamo smesso di mangiarli, semplicemente non ne consumiamo più a casa. 

Trattandosi di una scelta di salute e non di principio, cerchiamo di adottare questa pratica nella nostra quotidianità, senza porci problemi in caso di pranzi o cene fuori. Vorrei tantissimo diventare vegetariana e rinunciare per sempre ad alimenti di origine animale, ma non riesco a trovare quel rigore dentro di me. Non riesco a dirmi "non mangerò mai più carne", mi spaventa quell'assolutezza. Per quanto poi, di carne non ne mangi praticamente mai. Vivo di contraddizioni, ormai lo sapete

Detto questo, comunque, volevo condividere con voi una ricetta di muffin che è ottima anche se di veganesimo non volete sentirne parlare neanche lontanamente. Perché spesso si commette l'errore di pensare che i dolci senza burro e senza uova non sappiano di niente (io stessa lo pensavo fino a pochi anni fa), sbagliando clamorosamente. Questi muffin, così come la torta di cui vi avevo scritto tempo fa, ne sono la testimonianza lampante. Provateli, poi mi direte. 


Muffin vegani alla banana e noci 

Ingredienti per 12 muffin

250 gr. di farina 0
2 banane medio-grandi abbastanza mature
100 gr. di zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
150 gr. di latte di soia (o altro latte vegetale)
50 gr. di olio di semi
un pizzico di sale
noci q.b

Schiacciare le banane con una forchetta per ottenere una crema morbida. Aggiungere il latte, l'olio e un pizzico di sale, continuando sempre a mescolare. A parte, setacciare la farina e lievito, aggiungere lo zucchero, mescolare velocemente e unire al composto di banana. Mescolare brevemente il tutto, per ottenere un composto omogeneo. Quindi aggiungere le noci spezzettate. Disporre il composto in 12 pirottini da muffin e cuocere in forno a 180° per circa 20/25 minuti. 

(La ricetta originale è questa qui, io ho fatto qualche modifica a mio gusto). 

venerdì 13 novembre 2015

Wishlist del venerdì

Buongiorno, amici. Com'è andata la settimana? Casini, rotture di scatole, imprevisti? Non c'è problema, oggi è venerdì e torna la wishlist, fatta apposta per liberare la mente e non pensare alle menate di ogni giorno. 

Ma, a proposito di liste dei desideri, voi l'avete già scritta la letterina a Babbo Natale? Io non solo ho già scritto quella, ma mi sono portata avanti e ho pure fatto una listina per il mio compleanno. Del resto, si tratta di cose importanti e bisogna essere previdenti. No? 

1. Non so se vi ricordate, tempo fa avevo scritto una lista di cose che vorrei fare, prima o poi nella vita. Non che abbia fatto molto, da quando ho pubblicato quel post, se non aver acquistato un corso di francese che non ho ancora cominciato. Ma la lista è sempre lì e un po' di cose si stanno muovendo, nei meandri della mia testa. 

Detto questo, tra le cose da fare elencate in quel post, c'era imparare a cucire. Mia mamma è sarta, mia zia ha avuto per anni una scuola di taglio e cucito, il fatto che io non sappia neanche attaccare un bottone è francamente imbarazzante. Che vi devo dire, sono sempre stata un po' viziatella, il fatto che ci fosse chi lo faceva per me mi esimeva dal dovermi sbattere io. Facile no? Adesso però vorrei imparare, soprattutto perché non trovo in giro le cose che vorrei. Non pretendo di imparare a fare tutto, ma se almeno riuscissi a cucirmi qualche gonna, sarebbe un grande traguardo. 

Come sempre mi capita, tutto deve partire da un libro. Non so perché, qualsiasi cosa io abbia intenzione di fare, ci deve sempre essere un libro a guidarmi. E se poi il libro è di Lotta Jansdotter, beh allora. Mi sogno insieme a mia mamma, sedute al tavolo da lavoro, a creare quei favolosi vestiti che si mette Lotta. Purtroppo, quando mia mamma mi insegna qualcosa, cominciamo a litigare dopo dieci minuti e io me ne vado sbattendo la porta. 



2. Lo so, ho scritto di una borsa anche nella mia passata lista dei desideri. Il fatto è che io - come tutte le donne, credo - adoro le borse. Diciamolo, non se ne hanno mai abbastanza. Nella mia vita precedente, quando ero una lavoratrice dipendente con uno stipendio fisso tutti i mesi (musichina triste e malinconica di sottofondo), ne acquistavo tantissime. Ora mi sono data una calmata, un po' per motivi economici, un po' perché m'è nata anche una passione per le scarpe che prima non avevo...ehm.

Bando alle ciance, ci sono borse non si possono non avere. Se si tratta di una cartella, in edizione limitata, disegnata da Alessandro Baronciani, è possibile resistere? Forse voi potreste riuscirci, io non credo proprio. Di Baronciani sfoggio orgogliosa una t-shirt acquistata da Oimemì, non posso non avere questa borsa. Marito, se ancora leggi questo blog, tira fuori la carta di credito e agisci. 

3. Amo il lavoro di Tulimami da anni, periodicamente mi dico che voglio prendermi una sua collana, guardo il suo sito, faccio scorrere le pagine avanti e indietro, guardo una volpe, una cinderella, una barchetta, ne aggiungo al carrello una, la tolgo, ci ripenso, ne aggiungo un'altra, insomma...mi piacciono tutte, non riesco a decidermi. 

Perché Tulimami è bravissima e io le vorrei tutte, le cose che fa, mannaggia. Ma adesso mi decido, eh. Il tipo di collana l'ho scelto, ora mi manca solo più il colore. Mi aiutate?





mercoledì 11 novembre 2015

Mi piace quando Vero preme play

Vi mancava Vero? A me da morire. Fortunatamente è tornata e ci racconta di un album imperdibile (che io non conoscevo, ma che grazie a Vero ora fa parte della mia vita e non potrei esserle più grata). 


La mia amica Chloe è mia amica da pochi mesi, l’ho conosciuta in Canada e lei è originaria di Ottawa, la capitale.

Insomma, con lei ho stretto da subito una stupenda amicizia perché, innanzitutto, lei è bellissima e io non posso fare a meno che legarmi a bellaggente, è intelligentissima e io - che di intelligenza non ne ho tanta - preferisco circondarmi di gente migliore di me così magari imparo un po’ e miglioro anch’io. 
Insomma, Chloe è la perfezione, un mix di canadesità e dolcezza nonché sano senso dell’umorismo.

L’ultima volta che ho visto Chloe era il mio ultimo giorno in Canada, lei stava prendendo un autobus che da Toronto l’avrebbe portata a casa ad Ottawa perché era venerdì e lei voleva passare il fine settimana in famiglia. L’ho accompagnata fino alla stazione degli autobus per poter stare ancora un po’ nella sua atmosfera. Quando il suo autobus è arrivato, ci siamo abbracciate a lungo dopodichè le ho scritto il mio indirizzo italiano sull’agenda che aveva cacciato dal borsone bianco. 

Mentre si allontanava per salire sull’autobus, entrambe trattenendo la lacrima che prepotente voleva uscire, disse: “don’t forget to check out on Seu Jorge!”.


Seu Jorge è un artista brasiliano che nel 2004 ha prestato la sua voce reinterpretando alcuni pezzi di David Bowie in portoghese per la colonna sonora del film di Wes Anderson “The Life Aquatic With Steve Zissou”. Da questo fortunato episodio è nato un album “The Life Aquatic Studio Sessions Featuring Seu Jorge” ovvero una collezione di canzoni di David Bowie in lingua portoghese.

Il risultato, per chi ha in mente le canzoni di David e chi le ama come me, è qualcosa di originale e affascinante, anche lo stesso Bowie ha affermato (grazie wikipedia) : “Had Seu Jorge not recorded my songs in Portuguese I would never have heard this new level of beauty which he has imbued them with”.

 Io lo amo e anche Bowie lo ama.

Chloe aveva ragione, non avrei potuto fare a meno di ascoltare in loop questa, in particolare. 

How about you?


lunedì 9 novembre 2015

Cindy va in America parte 3: Death Valley


In ogni viaggio c'è sempre il luogo che vi soprende inaspettatamente, quello che un po' vi delude, quello che scoprite per caso, quello che sapete ancora prima della partenza che sarà il vostro posto preferito. E io lo sapevo. Lo sapevo che la Death Valley mi avrebbe mandata fuori di testa. Lo sapevo ancor prima di salire su quell'aereo. 

Alla Death Valley abbiamo girato intorno per un po', ma - per un motivo o per l'altro - non siamo mai riusciti a visitarla. Una volta per mancanza di tempo, l'altra per mancanza di voglia, c'era sempre qualcosa che non andava. Questa volta, che deve assolutamente essere l'ultimo viaggio in California (e mo' basta, ché il mondo è grande, eh), mi son detta che non potevo proprio perdermela. 



Una delle cose che più amo, dei viaggi in auto in America, è che spesso il panorama cambia radicalmente nel giro di mezza giornata. Siamo partiti da Lee Vining, il paesino di cui vi ho raccontato la scorsa volta, in una cupa giornata di pioggia. Eravamo terribilmente infreddoliti, vestiti a strati con praticamente tutto quello che avevamo in valigia, con il riscaldamento a palla in auto. Lungo il percorso, abbiamo fatto una deviazione panoramica lungo una strada fiancheggiata da abeti verdissimi e laghi. Ho già citato Twin Peaks, ma con la pioggia, gli alberi immensi, le case in legno e le montagne sullo sfondo, non c'è altra suggestione cinematografica che renda così bene l'idea. 

Comunque, guidando e guidando, piano piano il termometro dell'auto ha iniziato a salire. E noi abbiamo cominciato a togliere kway, felpa, sciarpa...nel giro di due ore eravamo in maglietta con l'aria condizionata accesa, alla sera a bordo piscina con i piedi a mollo. Insomma, dall'inverno di Yosemite siamo passati alla torrida estate desertica di Ridgecrest, cittadina dove avevamo scelto di dormire visto che le sistemazioni nella Death Valley erano tutte sold-out, oppure decisamente fuori budget oppure ancora infestate dagli scarafaggi. 



E il mattino dopo, finalmente, siamo partiti e siamo andati alla Death Valley. E come faccio a descrivervela? Temo non mi siano state date le parole per farlo. La Death Valley è un immenso deserto, con formazioni rocciose che si incendiano al tramonto, è mille panorami in uno, non ci sta dentro gli occhi, non ci sta dentro il cuore, figuriamoci se può trovar posto nelle parole di questo post. 

Come già mi era successo alla Monument Valley, sono stata travolta da un'emozione indescrivibile, sopraffatta dalla bellezza e dalla maestosità, m'è preso il groppo in gola dalla felicità. Una sorta di sindrome di Stendhal naturalistica. Perché ho realizzato che sì, io non mi commuovo davanti all'arte, bensì quando vedo la natura. E là, in quel deserto, guardavo ovunque, quasi senza sbattere le palpebre, per cercare di imprimere nella mente quelle immagini, perché sapevo che le foto e i video non avrebbero mai reso l'idea di quello che stavo vedendo. 



Nella Death Valley abbiamo passato una giornata intera, ma ovviamente ci sarebbe voluto molto di più, per godere di ogni percorso, di ogni camminata, di ogni roccia, di ogni sfumatura. Ho tergiversato più possibile, con il marito che scalpitava perché ci aspettava ancora un bel po' di strada, ma io non volevo andare via. Come avete capito, tendo ad affezionarmi ai posti che visito, ma lì era qualcosa di diverso. Era un crogiolarsi nella bellezza, era il non volerla lasciare andare per paura di non vedere più un posto così perfetto. Ma in lontananza c'erano le luci di Las Vegas e bisognava mettersi di nuovo in viaggio.

(Se proprio proprio avete voglia di vedere altre foto, le trovate qui)

venerdì 6 novembre 2015

Chiacchiere del venerdì


Ma come? E' finita un'altra settimana? E io, che avevo ancora mille mila cose da fare? Vabbè, come diceva sempre mia nonna, pace e pazienza e qualche santo sarà. Mi aspetta un weekend lentissimo, senza programmi, da riempire con i desideri del momento. Non potrei chiedere di meglio. 

Ma prima di far cominciare questo fine settimana, devo assolutamente chiacchierare un po' con voi. Pronti? 

- il grandissimo evento degli ultimi tempi, in casa di Cindy, è stata una smart TV e - subito dopo - l'abbonamento a Netflix. E la totale dipendenza. Tutto questo, ovviamente, per contraddire tutta la mia sparata sulla tecnologia, il controllo della mente e quelle robe lì. Però, quando guardo Netflix, sono assolutamente concentrata e vivo il momento. Quindi mindfulness perfetta. No? 

- in questa prima settimana di Netflix, abbiamo divorato Narcos. Per chi ancora non lo sapesse, visto che non si sente parlare d'altro, si tratta della storia romanzata della vita di Pablo Escobar. Violenta come solo una serie sui narcotrafficanti può essere, m'ha preso dal primo secondo e m'ha messo una gran voglia di rimettermi a leggere Don Wilson. A proposito, avete mai letto Il potere del cane?  Se la violenza non vi spaventa, fatelo. 

- va però detto che la prima cosa che ho fatto dopo aver sottoscritto l'abbonamento a Netflix è stata controllare il catalogo documentari e mi sono quasi commossa. Ce ne sono tantissimi, ma soprattutto c'è quello che volevo vedere da secoli: Jiro e l'arte del sushi. Ed è stato la cosa più bella vista questa settimana. La precisione degli stessi gesti compiuti ogni giorno, più volte al giorno, la ricerca della perfezione, la totale dedizione al lavoro e la vita di quest'uomo affascinano e riempiono di domande, come mi capita sempre con tutto quello che riguarda il Giappone. 

- giusto per non far morire di tristezza Sky (sssshhhhh, non diteglielo che daremo disdetta eh), abbiamo visto anche due film. Ho rivisto Drive, che - se possibile - m'è piaciuto ancora di più della prima volta. Ryan Gosling, come sempre, dice la sua, ma soprattutto ci sono Carey Mulligan - io la amo - e Los Angeles. E questo mi fa un certo effetto, ultimamente. Poi ho visto anche L'amore bugiardo, che mi incuriosiva perché il libro m'era piaciuto molto. Purtroppo, l'unico modo per apprezzarlo sarebbe stato non sapere a priori come andava a finire la storia. La consapevolezza m'ha tolto tutto il godimento, vabbè. 

- sembra che abbia passato la vita davanti alla TV, ma giuro che ho fatto anche altro. Ho cominciato a leggere L'amica geniale, in clamoroso ritardo rispetto al mondo intero, come sempre. Ovviamente, e ne ero consapevole, il libro mi ha catturata. La storia, l'ambientazione, i personaggi tratteggiati in maniera sublime, tutto è perfetto. Non riesco a smettere di leggere e al tempo stesso vorrei che il libro non finisse mai. Finalmente, avevo tanta voglia di un libro così. 

- sempre in tema di lettura, è arrivato - a sorpresa - il nuovo numero di Flow Magazine. Ogni volta che arriva, è una gioia e un sussulto di meraviglia ad ogni pagina. Se vi piacciono la carta, l'illustrazione, le cose semplici, è il giornale che fa per voi. 

- sono stata a mangiare, per la prima volta, in un ristorante vegano. Sì, che vi devo dire, sono una donna di provincia, certe cose dalle mie parti arrivano un pochino dopo. La cena è stata ottima, con dei dolci strepitosi. L'unica riflessione che mi è venuta, non sul ristorante ma sulla cucina vegana in genere, è stata: ma perché rendere vegani piatti tradizionali? Nel senso, la carbonara vegana non sarà mai come quella tradizionale, perché non darle un nome diverso per evitare inutili confronti? Eh lo so, perdo neuroni a interrogarmi su questioni come questa. 

- e, per finire, come già saprete se avete letto il blog in settimana, sono stata a sentire Jack Savoretti. Il ragazzo mi piace tanto, sorride sempre e si vede che è felice quando canta. Il concerto è stato bello, Genova è un po' casa sua e c'è un affetto particolare e io mi sono perfino commossa su questa canzone qui sotto.

Buon fine settimana, amici belli. 

mercoledì 4 novembre 2015

Tea for Two

Tempo fa ho scritto a Daria Pop e le ho chiesto: "allora, me lo scrivi un Tea for Two o no?". La risposta è stata quella che trovate qui sotto. Saggia e ispirante, come sempre. Grazie, Daria.

Buona lettura!

Mica pensavate di esservi liberati delle mie stronzate? Rieccomi qua, ogni tanto spunto anch’io.


Andiamo al sodo. Tanto tempo fa, in un vecchio Tea For Two, avevo parlato dello scrivere a mano, di quanto mi piacesse vedere la grafia degli altri e avevo accennato qualcosa sulla mia visione della vita divisa in due: AC/DC. Avanti Computer, Dopo Computer.

Degli amici che provengono dall’era AC conosco benissimo la grafia, al punto da distinguerli leggendo anche solo un “ciao” su un biglietto.

Gli amici conosciuti nell’era DC, salvo rare eccezioni, appartengono alla schiera di quelli con cui ho sempre comunicato via email/sms/whatsapp/chat e quindi, banalmente, non so come scrivono. E mi dispiace. Molto. 


Questa bella premessa per arrivare a dirvi che ho ripreso un’attività sorprendentemente rigenerante: scrivere a mano. Non solo: pure con la penna stilografica. C’è di più: in corsivo.
Per farlo, oltre a riempire righe di singole lettere, sto trascrivendo ricette. 

Tre ricette = male alla mano assicurato.

Perché non siamo più abituati, perché ormai la situazione è ribaltata: quando scrivevo la tesi di laurea, dovevo sempre stampare tutto e integrare a mano, altrimenti non riuscivo nemmeno a ragionare sul contenuto.

Oggi, abituata a ctrlX ctrlV, non riesco più a scrivere a mano perché non sono più in grado di correggere quello che scrivo. Così facendo, ho perso anche la capacità fisica di scrivere. 
No buono.


Così ho ripreso e quando posso chiudo le mie pause pranzo scrivendo a mano
Tanto ora che non fumo più, ho pure più tempo dopo il caffè.
Sì perché due mesi e mezzo fa ho smesso di fumare. Mi sento felice, appagata, piena di me e me la tiro pure perché era un sogno che non credevo di riuscire a realizzare. Quindi, dai, fatemi salire ulteriormente l’autostima dicendomi Brava.

E magari consigliatemi anche qualche sito o blog o video sulla grafia.
Da qualche parte ho letto che il corsivo è lo scorrere fluido dei pensieri.
Non solo: quando scrivo lentamente, concentrandomi sulla forma, tutto il resto scompare.

Altro che mindfulness. Bastava ricominciare a scrivere a mano.