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venerdì 24 marzo 2017

Chiacchiere del venerdì


Buongiorno e buon venerdì, amici del mio cuore. Come state? Io sto benissimo. E' arrivata ufficialmente la primavera e io sono a posto, la mente è libera, il futuro è roseo e l'umore è alle stelle. Lo so, è una stupida suggestione psicologica, non c'è nulla di diverso rispetto alla scorsa settimana, ma che vi devo dire: il fatto di essere ufficialmente in primavera mi fa stare meglio. 

Tra l'altro, da quando è ufficialmente arrivata, la primavera non ha fatto altro che portare pioggia. E chissà quanta ne porterà in futuro. Ma fa niente, tutto avrà un sapore diverso. Il sapore del cielo chiaro alla sera, dei piedi finalmente liberi dalle calze, del giardino da riportare alla vita e riempire di colori. Quindi va tutto alla grande e spero sia lo stesso anche per voi.

Le ultime chiacchiere del venerdì risalgono a fine gennaio, quindi a un bel po' di tempo fa, ma non mi sembra di aver granché da dire...il mese di febbraio è passato senza che quasi me ne accorgessi, tra impegni di lavoro e malanni vari, quello di marzo è stato pieno di giornate in cui non ho fatto altro che godermi il tepore inaspettato, non appena mi era possibile. Ma vediamo un po' cos'ho da raccontarvi. 

- il mese di febbraio si è aperto con la festa di Radio Deejay, una cosa che aspettavo di fare davvero da tanto tempo. Radio Deejay mi accompagna dalla fine degli anni '80 e ha scandito tutte le fasi della mia vita: il programma di Marco Baldini in replica su una radio locale, perché le frequenze non arrivavano ancora da queste parti, la Deejay Parade di Albertino ascoltata con un'amica tenendo religiosamente con le mani l'antenna della radio perché non si sentiva bene, Mila by night nelle sere di studio durante il mio periodo dell'università a Milano, le repliche di Deejay chiama Italia riascoltate nel weekend quando lavoravo in azienda e, ora che lavoro da casa, praticamente l'intera giornata insieme. Chi non ha una radio del cuore davvero non può immaginare come ci si senta parte di una famiglia. E quindi andare alla festa è stata un'emozione grandissima, un viaggio nel tempo e un po' di malinconia bella nel riascoltare certe canzoni.

- un'altra cosa bella fatta a febbraio è stata la visita alla cantina Contratto di Canelli. In una domenica piovosa e uggiosa, abbiamo fatto una visita privata - grazie a un amico - di questa cantina stupenda. Un ragazzo gentilissimo ci ha accompagnati per le sale e ci ha raccontato la storia di questo posto incredibile e della sua cantina storica, patrimonio dell'Unesco, scavata letteralmente nella collina: un posto magico dove nascono vini pregiati. Come già era successo per Romanengo in dicembre, è fantastico scoprire tutto quello che c'è dietro un prodotto, perché ora per me quelle di Contratto non sono più solo bottiglie di vino, ma portano con dentro una storia, una cura, un'attenzione che prima potevo solo immaginare. Buoni propositi per il futuro, quindi: visitare più posti del genere. 

- per quel che riguarda le serie tv, dopo il vuoto lasciato da Peaky Blinders (ho finito le stagioni presenti su Netflix), nulla ha più senso. Non troverò più una serie che mi coinvolgerà così tanto, ne sono sicura. Cercando di colmare un pochino questo vuoto, sto guardando Bates Motel, che sì non mi dispiace, ma che a tratti trovo irritante (per colpa dei due protagonisti principali completamente fuori di testa) e quindi devo prendermi delle pause. In queste pause, per placare l'ansia che mi mette Bates Motel e per fare un'iniezione di bellezza, mi butto su Chef's Table (ma che figata è?) e su i documentari naturalistici della BBC. A proposito di documentari, vi consiglio Sustainable, un interessante documentario sull'agricoltura biologica negli Stati Uniti. 

- subito dopo aver terminato Peaky Blinders, nella celebrazione del mio lutto, ho guardato un po' di film. Ho visto Imperium, in cui Daniel Radfliff impersona un agente dell'FBI che si infiltra in alcuni gruppi di estrema destra. Il film non è esattamente il mio genere, ma non mi è dispiaciuto e soprattutto c'è Toni Collette, una delle mie attrici preferite (non la amate tantissimo anche voi?). Poi ho visto The Lincoln Lawyer, bello appassionante e pieno di suspance. Non male, e poi mi sono riconciliata da tempo con Matthew McConaughey (che ho sempre odiato). Ho fatto anche un'iniezione di film italiani, di quelli che io e mio marito cerchiamo su Netflix quando siamo troppo stanchi e non abbiamo voglia di accendere il cervello. Tra quelli, menzione speciale (per motivi diversi) per Pazze di me, che mi ha fatto ridere tanto, e per Aspirante vedovo, che ho trovato talmente irritante da avere più volte la tentazione di spegnere la tv. 

- ho ripreso, con tanto entusiasmo e tantissima felicità, i pomeriggi di cucito a casa di mia mamma. Avevamo cominciato lo scorso anno, poi sono successe un po' di cose e abbiamo dovuto abbandonare. Ora sembra che tutto sia tranquillo e allora ho deciso di ritagliarmi un pomeriggio a settimana per andare da lei e cucire. Ho dovuto mettere da parte una montagna di sensi di colpa, visto che toglievo tempo al lavoro, ma mi son detta che ci sono cose ben più importanti del lavoro: non il cucito, forse, ma sicuramente il tempo che trascorro insieme a mia mamma. Sono momenti zen, dedicati unicamente a gesti manuali, esco da lì con la mente vuota e il cuore che batte. E poi sto anche facendo qualche progresso, per ora mi sto dedicando solo a borse varie, ma ho in progetto un top estivo. Vi terrò informati! 

- come vi ho già raccontato in passato, ho una grandissima passione per le newsletter. Sono iscritta a centomila newsletter per lavoro, ma molte sono anche quelle che seguo per pura passione. Ricevere una mail da qualcuno che ha tanta voglia di raccontarti qualcosa è una piccola sopresa speciale, un pensiero bello, un gesto di gentilezza e di cura. Nello scorso post, vi avevo parlato della newsletter de La McMusa, pienissima di consigli e ispirazioni legate alla letteratura americana. La newsletter del cuore di questo mese, invece, è quella di Silvia de I diari della lambretta. Ho ricevuto la primissima mail qualche giorno fa e l'ho trovata traboccante di cose belle e di suggerimenti. Si parla di viaggi, di mappe, di illustrazioni, è bellissima! Se volete iscrivervi, potete farlo qui. 

E per quel che riguarda la musica, in questo periodo sono ossessionata da questa canzone. 


E voi ditemi: cosa avete fatto, letto, amato, odiato, visto, assaporato in questo periodo?

venerdì 22 gennaio 2016

Chiacchiere del venerdì

Foto Kris Atomic su Unsplash

Buongiorno, buon venerdì e bentornati al nostro momento di chiacchiere. Io sono una gran chiacchierona e quindi, ve lo confesso, non vedevo l'ora. Come state? Come sta andando questo gennaio? Fa freddo? Io sto abbastanza bene, gennaio è sempre un mese speciale perché c'è il mio compleanno, che è sempre un momento per farmi un bel po' di coccole. 

Lo scorso anno avevo festeggiato a Parigi con una cenetta in casa a base di vino, formaggi e pane fresco, quest'anno sono rimasta qui ma ho comunque trovato il modo di festeggiare in maniera speciale: ho fatto colazione al bar, una spesa veloce al mercato della terra, una lunghissima passeggiata al mare in una giornata così tersa da commuovere, ho pranzato con un aperitivo rinforzato, ho passato il pomeriggio a dormire per poi festeggiare alla sera con gli amici. Insomma, per stare bene non serve andare lontano, no? 

Comunque, veniamo a noi. Cosa avete fatto di bello in queste sere di gelo? Io ho guardato un bel po' di film e di documentari. 

- per quel che riguarda i documentari, di The True Cost vi ho già parlato nel mio ultimo post, quindi non sto a tediarvi ancora. Ho anche visto Happy, una riflessione delicata sui meccanismi che generano la felicità, che fa davvero pensare al modo in cui scegliamo di vivere la nostra vita. E poi ho visto This Was Tomorrow, un documentario su Tomorrowland, un festival di musica dance che si tiene ogni anno in Belgio e in alcune altre località nel mondo. Se amate quel genere di musica, vi esalterete come pochi.

- ovviamente ho visto anche qualche film. Ho visto Pride, probabilmente il film più bello che abbia visto quest'anno. Non so se lo ricordate, è di qualche anno fa, e parla della lotta di un gruppo di gay e lesbiche a sostegno dei minatori inglesi. Bellissimo. Poi ho visto Monsoon Wedding, che mi ha messo una grandissima voglia di comperare un biglietto per l'India e partire subito, Precious, uno dei film più drammatici e strazianti che abbia mai visto (meno male che il finale è a lieto fine, altrimenti non so se sarei sopravvissuta), e poi ho rivisto Fight Club, che non vedevo da anni, e mi son chiesta: "ma come ho fatto a scordarmi la meraviglia della scena finale, con Where Is My Mind? in sottofondo?". 

- ho iniziato l'anno alla grande leggendo la meravigliosa Simone De Beauvoir, scrittrice che adoravo quando stavo al liceo e che poi ho abbandonato. Perché, poi. Mah. Ho anche letto Un comunista in mutande, in cui Claudia Piñeiro racconta della sua infanzia in Argentina e di suo padre, e ora sto faticando con Philip Roth. Grande scrittore, eh, ma come mi capita con molti altri scrittori americani, inizio i suoi libri con il massimo entusiasmo e a metà vorrei buttarmi sotto un ponte. Ma tengo duro, ce la farò. (Lo so, è diritto del lettore non leggere un libro fino alla fine, ma io non riesco a mollarli lì). 

- potevo non parlarvi di YouTube? Ci sto come a casa, ormai. Le mie ultime scoperte sono Yoga With Adriene, un canale tutto dedicato allo yoga che propone anche una serie di percorsi quotidiani. Lei è fantastica e già solo la sua voce è terapeutica e rilassante. Visto che sono troppo pigra per uscire fuori al freddo e andare in palestra, magari riesco a fare yoga a casa per conto mio. Vi farò sapere. La mia passione del mese, però, è Andrea Dabene, una fotografa francese che vive - al momento - in Montana. Già il suo Instagram è fantastico, i video girati in mezzo alla natura sono oltre. 

- le belle scoperte del mese sono un sito che si chiama Every Noise At Once, che contiene una mappa di tutta la musica del mondo e che ho scoperto grazie alla newsletter Una cosa al giorno, che propone bellezza quotidiana. A proposito di newsletter, amo tantissimo quella di Lara dice no, una delle due menti dietro Peter & Wendy, marchio di cui sfoggio fieramente magliette e felpette: con cadenza assolutamente casuale, Lara scrive delle lettere, compilando una sorta di blog che ti arriva direttamente a casa. 

- la bellezza quotidiana è alimentata dalla tazza di Bowie di Pollaz, che mi sono regalata per Natale, e il calendario giornaliero di Flow Magazine. E' un calendario da scrivania di quelli che si strappano e ogni giorno c'è una piccola gioia. Mi fa felice. 

In tutto questo, la colonna sonora è sempre stata questa:


venerdì 15 gennaio 2016

Ho scritto anch'io un post su Bowie


Sì, ho scritto anch'io di David Bowie. Del resto, come potevo non farlo? Domani compio 43 anni, da qualche giorno lui è morto e si è portato via un pezzo della mia adolescenza. Sono venuti a mancare tanti cantanti, in questi anni, ma nessuna perdita mi ha colpita così tanto. Mi chiedevo perché, in questi giorni, e ho capito che è come se fosse il primo amico che se ne va. Quello della compagnia, magari un po' più grande di te, che improvvisamente viene a mancare e il tuo mondo perde un pezzo. Tu perdi un pezzo di te stessa. 

Quando è morto John Lennon ero troppo piccola per realizzare cosa fosse successo, pur rendendomi conto che era qualcosa di enorme. Quando è morto Freddie Mercury, l'ho semplicemente acquisito come un fatto della vita. Non sono mai stata una fan dei Queen, del resto. Quando è morta Amy Winehouse, ne sono rimasta colpita, ma l'ho conosciuta per troppo poco tempo per volerle bene veramente. E poi ero ce l'avevo con lei da morire, la rabbia ha superato il dolore. E' stato brutto quando è morto Lou Reed, ma per quanto molto amato, lui ha frequentato solo una piccola parte della mia vita. Ma con Bowie è diverso, dio mio, Bowie c'è sempre stato. 


La prima canzone che ho sentito di David Bowie è stata senza dubbio Absolute Beginners. Era il 1986, io avevo i jeans con i risvolti - esattmente come ora -  e non mi ero ancora ripresa dalla visione di Simon Le Bon a Sanremo con il piede rotto. Le mie giornate erano divise tra scuola, compiti e Deejay Television. Ed è stato lì che ho visto per la prima volta il video in cui Bowie, vestito di tutto punto, si aggira per una Londra in bianco e nero. Quel ritornello mi era rimasto in testa per giorni, ma non m'è venuta voglia di saperne di più. Ero una ragazzina, c'era ancora troppo Simon Le Bon nel mio cuore. 

Per un po' di anni, per me, Bowie è rimasto il Bowie di metà anni '80: un elegantissimo signore inglese, che sapeva portare capelli ossigenati con lo stile di pochi. E con una buona dose di figaggine, come dimostra il video di Let's Dance. Bowie per me era quello del duetto con Mick Jagger e della canzone con Pat Metheney. Una presenza costante, nelle mie giornate attaccata alla radio, ma non una passione bruciante. 


Ho capito che David Bowie era anche qualcosa di diverso quando ho visto Christiane F. e i ragazzi dello zoo di Berlino. Ma quel film mi aveva inquietata troppo. All'immagine pop di Bowie che avevo avuto fino a quel momento, se ne affiancava una sbrigativa di "musica da tossici" (ti chiedo perdono, David, ero giovane). Sono passati davvero tanti anni, ma ancora mi chiedo come abbia potuto non rimanere folgorata da Heroes, in quel film. 

Il momento di innamorarmi di Bowie è arrivato anni dopo, quando ormai ero all'università, e un'amica è arrivata con un sacchetto pieno di CD di Bowie dicendo: "mia cugina si trasferisce, dobbiamo assolutamente copiare questi CD prima che parta". Assolutamente, certo. Come se fosse una questione di vita o di morte, certo. Del resto, spesso la musica è questione di vita o di morte. Spesso la musica ti salva la vita, quasi sempre te la migliora. E aver copiato quei CD, senza fare altro per un'intera giornata, ha reso la mia indubbiamente più bella. E più ricca. 


Il primo disco che ho ascoltato è stato Ziggy Stardust che, ovviamente, rimane il mio preferito. Come descrivere quello che succede quando ascolti un disco che ti cambia la vita? Ti scatta qualcosa dentro, un senso di gratitudine, di appartenenza, la sensazione, l'improvvisa certezza che là fuori nel mondo ci sia qualcuno che ha capito perfettamente chi sei. Lo ha spiegato bene La Pina qualche giorno fa, parlando di Rock 'n' Roll Suicide: "quel modo di dire 'you are not alone' mi ha cambiato la vita". Basta una frase, un'accordo, un modo di dire una certa cosa. E' un'emozione fortissima, la sensazione più bella che ti dà la musica ed è per questo che la amo così tanto. Quindi David, grazie di avermi fatto sentire così. Grazie di esserci stato. E di esserci per sempre. 

lunedì 9 marzo 2015

A week of dreams #6

Il lunedì è più bello, torna Katiuscia e la sua settimana d'ispirazione! 

Ciao a tutti! Prima di tutto mi scuso per l'assenza della settimana scorsa, mi è dispiaciuto tanto non aver condiviso con voi i sogni settimanali! Mi è mancato il nostro incontro e non aver rispettato questo impegno mi ha provocato non poco disappunto, anche se vi assicuro, avevo così tanti impegni da affrontare che proprio non è stato possibile fare diversamente! 

Vi sono mancata un pochino?Se la risposta è no, sentitevi liberi di non rispondere...comunque, per ovviare ho preparato questa A week of dreams #6 mettendoci tanta tanta soul, perché voglio condividere con voi una delle mie più grandi e datate passioni, la fotografia in bianco e nero, e voglio farlo proponendovi una serie di self-portrait di una meravigliosa quanto enigmatica fotografa di strada, Vivien Maier. 

A tutt'oggi di lei si sa poco, ma credo sia sufficiente conoscere la sua opera per rendersi conto di quanto questa donna artisticamente dotata avesse una visione del mondo decisamente particolare, specialmente per i suoi tempi.



mercoledì 4 febbraio 2015

Tea for Two

E ancora una volta Daria è riuscita a farmi ridere e piangere dalla commozione nel giro di poche righe. Grazie sorella.


Feel Good Inc. 
Sapete che sono passati già dieci anni dalla sua pubblicazione?
E voi che cosa avete fatto in questi dieci anni?
Io me lo chiedo spesso ultimamente, contando i traslochi fatti, le storie d’amore vissute, gli amici conosciuti, quelli abbandonati e quelli rimasti.
Me lo chiedo pensando a quanto ho suonato in questi dieci anni (troppo poco rispetto a quanto avrei voluto) e quante lingue straniere ho imparato (zero).


Me lo domando guardando quante cose ho colto e ho imparato e quali passioni ho iniziato a coltivare. Dieci anni fa mi regalarono la prima macchina fotografica digitale, poi arrivò la reflex, poi gli obiettivi. Mi sono comprata la mia prima bici da strada, ho ripreso a camminare in montagna e ho continuato ad ascoltare tanta tanta musica. Ho scoperto il power yoga e un amico kinesiologo mi ha fatto del gran bene. Ho ripreso a studiare chitarra e ora studio pure canto e da quando in casa è entrata una Rickenbacker la mia vita non è più la stessa.

Ho iniziato a darmi il colore ai capelli e giuro che ho avuto la fortuna di poter resistere a lungo senza, ho imparato che amare le cose “fashion” non significa essere stronzi e che prendersi cura di sé e sbavare dietro a vestiti, scarpe e borse non è un reato (il fatto che poi io vivrei in tuta è un altro discorso. Ma ho solo tute fighissime, ve lo assicuro).
Ho anche un abbonamento a Elle ma sono sempre io, ossia quella che, leggendo cose tipo “Il mio segreto di bellezza? Un colpo di phon prima di salire in aereo”, pensa sempre e comunque: “ma vaffanculo tu, il colpo di phon e l’aereo”.


In questi dieci anni ho continuato a seguire Il Nipote e ho capito ancora di più cosa significhi amare senza riserve (che poi è il mio modo preferito di amare e forse l’unico possibile), ho visto mia madre in un letto di ospedale (da cui per fortuna è uscita molto bene) e ho capito che il presente è l’unica cosa che conta davvero.
Insomma in questi dieci anni la mia vita è stata intensa, molto. E questa per me è la cosa più importante. Cercherò di fare in modo che continui a esserlo, tutto qui.
Si può rendere intenso anche qualcosa di molto semplice, non è detto che si debba per forza correre a prendere un aereo dandosi un colpo di phon prima di salirci.

Mia madre ha tanta voglia di diventare di nuovo nonna e così ogni tanto mi butta lì l’idea di avere un bimbo. Io non credo lo farò e non perché non mi piacciono i bambini, anzi. Sono meravigliosi, sono puri, ai bambini non verrà mai in mente di fumare, come dicono in This must be the place. 
Non credo che lo farò, semplicemente perché non credo che questa sia la mia strada, la mia vocazione. Non in questa vita, almeno.  
Tra un mese o due compio quarant’anni. Inizierà il secondo tempo e sono certa che sarà così intenso e combattuto che si andrà pure ai rigori.
Ma adesso ditemi qualcosa dei vostri ultimi dieci anni, ma fatelo pensando “feel good feel good feel good”. 
Yeah.

giovedì 18 dicembre 2014

I (miei) dischi del 2014

Del mio rapporto con la musica ne ho parlato fino alla nausea, vero? Che mi aiuta a vivere, che senza non potrei stare, blablabla, giusto? Perfetto, quindi lasciamo perdere l'introduzione e passiamo alla lista dei miei dischi del 2014. Io sono una appassionata adorante di musica, ma non sono un'esperta. Di robe tecniche ne so meno di Simona Ventura, per dire. Odio il termine "mi è arrivato", non sopporto Simona Ventura, ma mi serviva un esempio per farvi capire il mio rapporto con la musica. Di pancia, insomma. Mi innamoro di persone, atmosfere, ritmi, ma mai nella mia vita potrei permettermi di giudicare un disco o un cantante dal punto di vista tecnico. Quindi questa, come ogni altra cosa in questo blog, è una lista del cuore. 

Musicalmente, come in molti altri campi, mi nutro di passioni. Mi innamoro intensamente e, nel periodo dell'innamoramento, non ascolto altro. Quando scopro un disco, un gruppo che non conoscevo, una canzone speciale, quello diventa la mia colonna sonora almeno per qualche mese. Se poi è amore vero, rimane e entra a far parte dei miei preferiti, altrimenti passa e amici come prima. Questa è la lista dei miei amori veri del 2014 (che non sono per forza dischi del 2014, io arrivo sempre un po' in ritardo sulle cose, si sa). 

Of Monsters and Men - My head in an animal. Questo è uno degli album più belli che io abbia ascoltato negli ultimi anni, senza ombra di dubbio. Il singolo Little Talks si è sentito in radio fino alla nausea, ma non mi era mai venuta voglia di saperne di più finché un giorno, su YouTube, ho visto il video qui sotto. Colpo di fulmine, come spesso mi succede. Per tutta la primavera di quest'anno, non ho fatto altro che ascoltare questo album. Mentre cucinavo torte il sabato mattina, in macchina, in cuffia in giro. Per me quest'album ha il sapore del primo tepore primaverile, di margherite, cannella e caffè caldo. 


John Mayer - Battle Studies. L'estate mi ha regalato molteplici scoperte musicali. John Mayer, come già avevo raccontato, lo devo tutto a Veronica, che ne ha cantato l'amore in un suo post dopo il concerto dei Rolling Stones. Tanto amore meritava sicuramente un po' di curiosità, sono andata su Spotify e da quel momento le mie giornate sono state piene delle melodie di John. Questo album ha il sapore delle giornate grigie e freschine della scorsa estate e della voglia di andare via, lontano. 



Matrimony - Montibello Memories. Questo album l'ho scoperto grazie a una blogger americana, della quale purtroppo non ricordo il nome, che dichiarava di essersi innamorata di questo nuovo gruppo, parlandone con grandissimo entusiasmo. Si sa che non sono immune all'amore e son dovuta correre ad ascoltarli. Se John Mayer è stato il compagno delle giornate più malinconiche, quest'estate, i Matrimony li ho ascoltati distesa al sole, cercando di assorbire tutto il caldo possibile. I Matrimony sono il mio amore per l'America, i gruppi hipster, gli zoccoletti svedesi e le file di lucine appese sotto il patio. 



Future Islands - Singles. Se dovete guardare uno solo dei video che vi ho messo qui, guardate questo, ve ne prego. Questa canzone è MERAVIGLIOSA. I Future Islands li ho scoperti da sola, vagando a caso su Spotify (sono dipendente dall'opzione "Artisti simili") e mi hanno entusiasmata come poche cose ultimamente. Tra l'altro pare che ci abbia anche visto giusto, perché questo album è in tutte le classifiche dei migliori album dell'anno. Ma in realtà non mi importa, questo disco è la pioggia al ritorno dalla Germania, la birra e i pretzel, e il frescolino di prima mattina, quando ormai è settembre. 



The Kills - Blood Pressures. Che i Kills fossero grandi, lo sapevo da tempo. Ma non me ne ero mai innamorata, chissà perchè. Poi sono andata a sentire gli Artic Monkeys, quest'estate, e loro aprivano la serata. Che botta, ragazzi. Il mio autunno rockettaro ha avuto solo loro come colonna sonora. Loro sono la mia anima rock, il giubbotto di pelle e la passione per i tatuaggi (che non ho). 


E voi, ditemi. Quali sono stati gli album del vostro 2014?

martedì 15 luglio 2014

Frida

Credo che non ve lo ricordiate, ma tempo fa vi avevo promesso un post sulla mostra di Frida Kahlo. È da marzo che provo a scriverlo, senza riuscirci. Una volta mi sento troppo stanca, una volta non mi sono abbastanza ispirata, una volta fa troppo caldo, freddo, ho mal di testa, piove, nevica, c’è il sole. Insomma, pare non essere mai il momento giusto. In realtà, il motivo è che non mi sento all’altezza di scrivere di Frida. Come si fa a scrivere di questa donna così immensa? Così ispirante, elevata, magica? La sua grandezza è tale che le parole non sembrano adeguate. Oggi ci provo, ma come spesso mi capita, verrà fuori un post completamente diverso da quello che vorrei. Perdonatemi. L'amore annebbia la testa. 


Rincorro Frida da tempo, almeno dal lontano 2004, quando ho affrontato un caldo allucinante e la maledizione di Montezuma per andare a vedere casa sua. Era la mia prima volta in Messico, Città del Messico era un inferno di caldo e stordimento per via dell’altitudine e avevo passato i primi due giorni della vacanza chiusa in albergo a fare i conti con il succitato Montezuma. Ma non potevo lasciare la città senza vedere la Casa Azul. E così sono salita sulla metropolitana più colma e soffocante che abbia mai sperimentato, mi sono diretta a Coyoacan e, non senza star male ancora una volta prima di entrare, ho varcato la soglia della casa di Frida. 


Credo che le persone religiose provino sentimenti simili quando visitano certe chiese oppure rendono omaggio ai santi a cui sono devoti. Il senso di gratitudine e di emozione che ho provato in quel momento penso possa essere paragonabile unicamente a certe esperienze mistiche. O alla felicità che provo a un concerto rock (sono blasfema, lo so, ma non lo faccio davvero apposta). Comunque, quando ho visto il letto di Frida, con sopra lo specchio che lei usava per dipingere se stessa, ho provato una commozione e un dolore difficili da descrivere. Il pensiero di mesi di sofferenza, di dolore fisico così intenso da stordire, dell’obbligo di vedere l’orizzonte nei propri occhi, mi ha abbattuta. E ha aumentato il mio amore.  



Quando sono stata in Messico non ho avuto modo di vedere molti quadri di Frida. Nella casa ve n’erano pochi e ricordo che una parte del museo era chiusa. Quindi, quando si è aperta la mostra a Roma, sono corsa da lei. In realtà, non l'ho fatto tanto per i quadri, ovviamente meravigliosi, ma perché avevo letto che erano in esposizione moltissime foto e non potevo proprio perdermele. E lì, nella mostra, ho ritrovato quella sensazione provata in Messico anni fa. Stavo guardando uno schizzo intitolato Por Mi Manolo, in cui Frida descrive l’esperienza del proprio aborto. Rivoli di sangue scorrono dalla vagina e dal cuore. E ancora una volta ho provato un dolore profondo, come se la sua sofferenza fosse anche la mia.


E nel guardare quel quadro, provando così tanto dolore, ho ripensato a questo articolo in cui Conchita De Gregorio, riflette sul perché, delle tante donne dell’epoca, proprio Frida Kahlo sia diventata un’icona mondiale e perché sia un simbolo soprattutto per le donne. Io credo si tratti soprattutto di solidarietà femminile. Solo le donne sanno essere così  profondamente solidali verso il dolore di un’altra donna. Per gli uomini Frida Kahlo è una donna baffuta vestita in maniera colorata, per le donne Frida è una donna che soffre ed è impossibile non amarla, sentirla vicina, solidarizzare con lei. Questo è quello che ha trasformato Frida in un’icona, il non aver avuto pudore, ma l'aver condiviso il proprio dolore con grande sincerità, facendolo diventare il dolore di tutti, anzi di tutte. Questa è la vera arte di Frida, quello che permea i suoi quadri, il suo volto, la sua vita, ed è questo il motivo che la rende così diversa da qualsiasi altra artista. È questo che la rende Frida.  Ed è per questo che le voglio così bene. 

venerdì 30 maggio 2014

Wishlist del venerdì

Dopo la pausa vacanziera della scorsa settimana (e il salto indietro nel tempo con la lettera a me stessa adolescente), si ritorna alla normalità e quindi alla solita wishlist del venerdì, che questa volta anticipa un lungo weekend d'inizio estate che sembra quasi autunno, almeno qui dalle mie parti. Ma noi siamo dei campioni nel viaggiare con la fantasia, chiudiamo gli occhi e in un attimo siamo al caldo di una spiaggia assolata a sorseggiare birra ghiacciata facendo piani per la sera. Ecco, diciamo che questo sarebbe il mio sogno supremo di oggi. Gli altri potete leggerli qui di sotto. 

1. Io adoro il vintage, da molto prima che diventasse di moda. Nel corso del tempo, ho conservato vecchie sedie, ricordi di casa di mia nonna, barattoli di caramelle rovinati dal tempo, fotografie ingiallite, spille della nonna, ho fatto restaurare troppi mobili a mio papà, non sapendo più dove metterli, e conservato con cura borse e scarpe di quando mia mamma era giovane, tutto perché non riesco a buttare cose che hanno una storia, è più forte di me. Detto questo, il mio sogno più grande sarebbe saper indossare i vestiti vintage come la mia amica Valeria di Melissa Erboristeria e non sembrare sempre, irrimediabilmente, quando ne provo uno, mia nonna vestita male. Non c'è verso, non fanno per me. E ovviamente, come sempre succede con quello che non si può avere, li adoro. E sbavo sopra a negozi Etsy come quello di Kamomeya. Amo tutti i vestiti che sono in vendita, oggi adoro questo qui. Domani un altro e poi un altro ancora, così via. In eterno. 


2. Sempre per rimanere nel tema del vintage, vi devo confessare che ho una grandissima ammirazione per Mina. Per essere precisi, adoro la Mina degli anni '60, quella di Se tu non fossi qui, Se telefonando, Città vuota, Sono come tu mi vuoi e le altre mille meraviglie che cantava a quei tempi. Credo di aver rivisto e rivisto e rivisto, per infinite volte, i video delle sue apparizioni televisive, piena di ammirazione per la sua voce, il suo stile, la sua classe. Potete immaginare la gioia quando ho saputo che è stato pubblicato un DVD con una raccolta dei video degli anni in Rai. Devo possederlo. Subito. 


3. Una volta, quando ero ricca (leggasi avevo un lavoro dipendente e vivevo a casa con i miei, praticamente mi sentivo Beyoncé), potevo togliermi degli sfizi e comperarmi un po' di cose che mi piacevano. Diciamo che all'epoca le mie wishlist le realizzavo, altro che scriverle su un blog. Comunque, tra le cose che mi sono comperata, ci sono un po' di quadri e stampe di artisti che amo, che mi accompagnano di casa in casa seguendomi in ogni trasloco come amici fedeli e che rimangono tra i soldi meglio spesi di tutta la mia vita. Ho ancora due o tre cose che vorrei comperare, tra cui una scultura di una ceramista savonese che si chiama Laura Peluffo e in particolare una delle sue Pinocchie. Non è assolutamente, perfettamente, incredibilmente deliziosa?

venerdì 9 maggio 2014

Wishlist del venerdì

Buongiorno! Ma quanto tempo è che non scrivo una wishlist? Qui tra feste, ponti e vacanze varie si perdono di vista le cose veramente importanti della vita, tra cui la wishlist del venerdì! Ma non preoccupatevi, amici miei, siamo tornati alla routine. La tanto amata lista dei desideri con cui finiamo la settimana è tornata per restare. Ci voleva, eh? :-)

1. Negli ultimi giorni, dalle mie parti, il meteo è stato un po' ballerino. Si sono alternati giorni in cui meditavo di andare al mare ad altri in cui ho acceso ancora la stufa nello studio, ma nonostante ciò per me è già praticamente estate e ieri ho cominciato a sistemare il giardino. L'inverno ha lasciato le sue tracce, soprattutto la neve che ha sfondato il tetto della cuccia del cane. Andrebbe sostituita, anche se la teniamo unicamente per motivazioni estetiche, visto che la mia cagnolona bionda ha paura ad entrarvi. E quindi, visto che si punta solo al lato decorativo, non sarebbe bellissimo avere in giardino una cuccia come questa qui sotto? 


2. Come sa chi mi segue su facebook e su twitter, recentemente mi è scoppiato un folle desiderio di possedere una gonna di tulle. Pare che sia una cosa di grandissima tendenza, secondo quanto affermano i blog di moda, ma è l'ennesima cosa che non saprei davvero quando indossare (un po' come la giacca di paillettes, vi ricordate?). Quindi sto cercando di mediare il desiderio intenso di averla con la necessità di contenere la spesa. Sto anche meditando di cucirmela da sola, ma considerando i miei tempi potrebbe essere pronta per l'inverno del 2018. Nel frattempo, giusto per farmi un'idea, passo ore su Pinterest a cercare il modello perfetto (c'è sempre un ottimo motivo per stare su Pinterest) e credo di averlo trovato. Che dite?


3. E per finire un libro. Un desiderio nato per caso, grazie a Daria Pop che mi mette un link su facebook, e che si è trasformato immediatamente in amore folle. Si tratta di un libro fotografico dedicato a ricreare pasti famosi presi da alcuni romanzi: ci sono Alice nel paese delle meraviglie, Oliver Twist, Sulla strada, Il giovane Holden, Moby Dick e moltissimi altri. Ora, se mi conoscete bene sapete che impazzisco per cose come queste. E questo libro lo vorrei subito, qui, ora, per riempirmi gli occhi di bellezza. La sua autrice si chiama Dinah Fried e, nel guardare sul suo sito per saperne di più, ho capito che è davvero una grande: tra i suoi progetti, una serie di borse che illustrano i vari stili letterari (per capirci, quella dedicata allo Stream of Consciousness va a occupare un posto tutto suo nella mia wishlist di sempre), una app che permette di crearsi copertine personalizzate per i propri ebook oppure un libro dedicato a opinioni e curiosità su Il grande Gatsby. Amore con la A maiuscola. 


mercoledì 7 maggio 2014

The Future of Storytelling # 1: la mia storia preferita

(foto awelltraveledwoman.tumblr.com)

Bene, bene, come vi dicevo la volta scorsa, ho seguito con grandissimo entusiasmo la prima unità del corso online The Future of Storytelling. Ho ascoltato tutte le lezioni, ho guardato il materiale aggiuntivo (si parlava del film Memento, per parlare della linearità del racconto, l'avete mai visto?), ho letto contributi e riflessioni degli altri studenti e mi sono apprestata ad eseguire il mio primo compito "a casa". Piena di aspettativa, sorriso sulle labbra, apro il quadernino e mi appresto a prendere appunti in merito al tema del compito: raccontate brevemente qual è la vostra storia preferita e perché.

Uh, bene, figo, leggo un sacco di libri, se mettessi in fila tutti i libri che ho letto da quando ho imparato a farlo, credo potrei arrivare fino in Sicilia, vedo molti film, leggo fumetti, facile. Bene, la mia storia preferita è...vuoto totale. No, beh, ma è impossibile, ma come? Ci penso mentre sono fuori col cane, il mio momento di meditazione preferito, e non mi viene in mente neppure una sola storia degna di nota. Torno a casa, guardo la libreria e non mi sovviene nessuna trama che valga la pena ricordare come la più bella di questo mondo. Do un'occhiata veloce alla mia collezione di DVD e niente, niente di niente. Cerco nella memoria, ci sarà per forza una storia di famiglia che si racconta sempre, dai. No, non c'è. Nella mia mente non ci sono storie. Anni di parole, letture, immagini, canzoni e neppure una storia. Ossia, certo, tante storie ma nessuna che reputi così importante da essere "la mia preferita".

Ci penso per giorni, mi torturo perché non mi va di arrendermi al primo compito assegnato (va bene che gestisco bene i fallimenti, ma a tutto c'è un limite), cerco in ogni modo di arrivare a una soluzione finché, improvvisamente, capisco dove sta il problema. Il fatto è che me ne è sempre fregato piuttosto poco delle storie, perché io amo i personaggi. Sono i personaggi a prendermi il cuore e mi fanno scordare la storia. Quindi se mi chiedete dei miei libri preferiti, vi racconterò di Elizabeth Bennet, del cane epilettico di Malaussène, di quel gran signore di Dick Diver oppure, se parliamo di cinema, non esiterò a dirvi di quanto ami Beatrix Kiddo o di come conosca alla perfezione Kathleen Kelly, quello che ama, quello che desidera e le cose che odia.

Per non parlare delle ambientazioni. Ah, la Parigi della trilogia di Katherine Pancol, la Milano anni '50 di Scerbanenco, ne ricordo le strade, il traffico, la nebbia, pur senza mai esserci stata, in quella Milano lì. E che dire dei profumi di Haifa, ne l'Amante di Yehoshua? E la luce della Marsiglia di Izzo? Ricordo i tavolini del bar del Vieux Port ed è come se mi ci fossi fermata anche io, insieme a Montale. O la Tokyo notturna di Lost in Translation, la Miami di Dexter, l'inesistente Stars Hollow di Gilmore Girls. Ma niente, mi dispiace, non posso dirvi della mia storia preferita. Non ho una storia preferita, ho un mondo intero popolato di personaggi e luoghi amati e vissuti come fossero miei. Quindi sono giunta alla conclusione che do poca importanza alle storie, ma seguo un corso che si chiama The Future of Storytelling. Le contraddizioni non mi spaventano, non c'è che dire. 

E voi? Ditemi che non siete come me, qual è la vostra storia preferita?

lunedì 5 maggio 2014

Le cose belle del mese: Aprile


L'evidenza del fatto che sto invecchiando alla velocità della luce è che qui i mesi mi scappano senza nemmeno che me ne accorga, mannaggia a me. Mi guardo indietro e aprile se n'è andato in un soffio, lasciandomi in regalo un'influenza epica (io non sto mai male, quando mi capita è un evento epocale) e una spossatezza senza eguali. Ho deciso che voglio stare bene, che voglio affrontare maggio con l'energia e il piglio di una ventenne, ma la realtà è che mi sento una vecchia senza speranza. Anzi, se avete qualche rimedio per problemi del genere, suggerite please. Detto questo, passiamo senza indugi alle cose belle del mese di aprile, che poi ripensandoci bene non sono mica poche.

Project 10 Books
Chi l'avrebbe mai detto? Questo progetto di lettura di 10 libri accumulati in casa senza poterne comperare di nuovi sta procedendo. Ho scoperto di avere libri meravigliosi che avrei voluto leggere prima e altri che ho capito perché non avessi mai preso in mano. Alcuni sono finiti nello scaffale dei preferiti, altri li ho subito regalati, in ogni caso ho fatto spazio ai nuovi arrivi e sono felice. Ho quasi finito il settimo libro e sento che ormai posso arrivare a completare l'impresa senza problemi. Complimenti e pacche sulle spalle, non fosse che la mia lista dei desideri credo stia mettendo a dura prova la tenuta dei server di Amazon. 

Grand Budapest Hotel
Come sa chi mi segue su facebook (a proposito, mi seguite su facebook?), qualche giorno fa ho visto questo film e sono caduta preda di un amore folle. Si tratta di un film dolceamaro, divertente, allegro, crudo, folle, visionario, che ho visto dall'inizio alla fine con un sorriso ebete in viso. Se poi siete appassionati di palette di colori, c'è da impazzire. Ho adorato questo film, mi rimane però sempre la solita domanda: perché in ogni film di Wes Anderson muore un cane o gatto in maniera cruenta? E non sono l'unica che se lo chiede.  

Suck it and see - Arctic Monkeys
Sapete che amo la musica, senza non potrei stare...bla, bla, bla. Giusto? Bene, io ascolto molta musica ma tendo ad essere piuttosto monotematica. Ascolto un po' sempre le stesse cose, a rotazione, e consumo gli album di cui sono innamorata. Non mi era mai capitato, però, di entrare in fissa con una sola canzone e ascoltarla più volte al giorno. Sempre la stessa. On repeat. M'è successo con questa canzone qui e soprattutto con la frase: I poured my aching heart into a pop song, I couldn't get the hang of poetry. Non ne sono ancora uscita. 

My#Selfie
Ho una passione matta per i gioielli un po' particolari e, quando ho visto le My#Selfie, sono corsa subito a ordinarne una. Di cosa di tratta? Sono mollette vintage trasformate in signorine colorate, che diventano bellissime collane. Si possono avere personalizzate, a propria immagine e somiglianza oppure sceglierne già pronte (quelle dedicate alle eroine sono favolose). Io l'ho ordinata con entusiasmo e, vi giuro, è stato uno degli acquisti che mi hanno resa più felice negli ultimi tempi. Se poi vi piace il DIY e avete un'animo creativo, vi consiglio di seguire il blog di Rita, la creatrice delle My#Selfie: è una fucina di idee! 

Il brunch alla Marescotti
Aprile è stato un mese costellato di festività, ponti, vacanze e quant'altro. Il giorno di Pasquetta, con il mio solito gruppo di amici, senza un programma preciso, un po' intimiditi dal tempo incerto ma con la voglia di goderci la giornata, siamo partiti alla volta di Genova. Come sempre mi capita, arrivati a destinazione, parcheggiata la macchina, mi è partita la fame chimica. Fortunatamente i miei amici sono un po' come me e non si tirano mai indietro davanti alla prospettiva di mangiare, quindi giusto il tempo di arrivare alla Marescotti ed eravamo già seduti a tavola. C'era il brunch di Pasquetta, con i pancakes più buoni del mondo e un sacco di altre delizie. Abbiamo passato due ore di assoluto godimento e relax, a chiacchierare e a star bene, un ottimo modo di festeggiare. No?

Kill Bill 1 e 2
Ultimamente mi nutro unicamente di serie tv (sto facendo uno strano mix tra Dexter, Breaking Bad, Game of Thrones e Heroes, credo che comincerò a fare seriamente confusione) e, nelle pause tra un cofanetto e l'altro, do un'occhiata alla TV per vedere se c'è qualcosa di interessante. Solitamente no, ma qualche tempo fa ho avuto la fortuna di ribeccarmi Beatrix Kiddo e le sue scarpe gialle. Dio, che meraviglia. Quel film, quelle scene, quella donna. Quanto la amo.

Lo smalto turchese
Un giorno, improvvisamente, ho capito che dovevo possedere uno smalto turchese. E, dopo aver passato ore davanti allo scaffale di Essie (soprattutto a leggere i nomi degli smalti, vorrei conoscere colui o colei che li decide per stringerlo in un abbraccio e professare tutta la mia ammirazione), alla fine ho scelto Mint Candy Apple e sono felice. Anche se Bikini So Teeny mi tentava molto, devo confessarlo. 

venerdì 11 aprile 2014

Wishlist del venerdì

Buongiorno, amici miei. Chi l'avrebbe mai detto, anche questa settimana è finita. Oggi è venerdì, possiamo cominciare a fare piani per il weekend, decidere cosa fare sabato sera, organizzare una gitarella per domenica. Ma mi raccomando, tutto questo DOPO aver letto la wishlist del venerdì. Non si inizia un fine settimana in maniera adeguata senza farlo, eh.

1. Carissimi, quando ho visto questa cosa sono IMPAZZITA e, se vi conosco bene, credo che impazzirete anche voi. Allora, in questi mesi di frequentazioni, mi sembra di aver capito che siamo tutti un po' nostalgici degli anni '80. Chi c'era li guarda con nostalgia, chi non c'era avrebbe voluto esserci perché c'era della musica fighissima, il fluo e al cinema c'erano i Goonies (certo, ho riferimenti cinematografici molto intellettuali). E poi cosa c'era all'epoca? Cosa vi manca tantissimo? Le musicassette. Sì, dai, le cassettine fatte in casa e registrate per gli amici. Dai, lo so che le rimpiangete. Bene, guardate qui, una chiave USB fatta a musicassetta. Su cui si può scrivere. Con la custodia. No, dico, non la vorreste avere subito? Io sì. Adesso. 



2. Quando sono andata a vivere da sola e ho cominciato ad acquistare cose per la casa, avevo una grandissima passione per il bianco. Muri bianchi, divano bianco, libreria bianca, piatti bianchi, tazze bianche, e così via. Detto così, può sembrare che casa mia fosse una sorta di clinica, ma no, miei cari, perché il bianco diventa la base per un carnevale di colori: i muri si vestono con i quadri multicolore, sul divano si gettano montagne di cuscini, la libreria si riempie di libri con i loro dorsi colorati e i piatti si posano su tovaglie inondate di fiori. Ultimamente, però, vorrei acquistare dei piatti nuovi e li vorrei coloratissimi, proprio come quelli qui sotto. Che poi mica ci puoi mangiare su piatti belli così, però. 



3. Per chiudere, un vestito. Come sempre succede, la primavera porta con sé voglia di leggerezza. Via i maglioni, via le calze, via il piumino. E si comincia con l'infinita voglia di sole, tepore e vestitini leggeri. Io sono da tempo alla ricerca del vestito perfetto, che continuo a non trovare perché il mio budget non coincide mai con i miei gusti. Il mio vestito perfetto sarebbe un po' come quello di questa foto, che tra l'altro è stata presa su Flickr, quindi nulla si sa della sua provenienza. E il fatto che non potrò farlo mio lo rende ancora più bello, mannaggia.

(foto Strawberrykoi su Flickr) 

giovedì 20 marzo 2014

Wes Anderson Palette

Tumblr continua a regalarmi enormi soddisfazioni. Quello che ho scovato ieri è quanto di più hipster, pretenzioso, inutile e geniale esista sulla faccia della terra. Infatti io l'ho adorato subito. Si tratta di una raccolta di immagini prese dai film di Wes Anderson associate alla relativa palette di colori. Ecco, io impazzisco per cose di questo genere, vi rendete conto di che persona sono?










giovedì 13 marzo 2014

Wishlist del venerdì

Mamma mia, è passata un'altra settimana, è ora di una nuova wishlist e...incredibile, io continuo a trovare cose da mettere nella mia lista dei desideri. Ma questo cosa vuol dire? Che il mondo è pieno di cose meravigliose oppure che io sono piena di grilli per la testa? Voi che ne dite? (Ma quante domande?) Beh, io credo che sì, il mondo sia pieno di cose bellissime ma che, sì, io ho la testa piena di grilli che saltellano. Però la sapete una cosa? Chi non sogna è morto. Bon, finito, ciao proprio. Quindi, viva le liste dei desideri, sempre. 

1. Come ben sapete, ho una grande passione per la fotografia. Cerco di non perdermi una mostra, amo sfogliare quei giganteschi libri che costano come uno stipendio e mi guardo tutti i documentari che parlano delle vite dei più grandi fotografi. In tutto questo, ho una grande predilezione per la fotografia vintage e non potete immaginare quanto mi piacerebbe visitare questa mostra. Si tratta dell'esposizione di fotografie di Bill Cunningham che, nel 1968, ha realizzato un progetto fotografico ritraendo modelli che indossavano abiti d'epoca in luoghi iconici della città di New York. Ne sono venute fuori fotografie come quelle qui sotto. Che dite, un viaggio a New York per vedere questa mostra ci sta tutto, vero?




2. Vi ho già raccontato mille cose (troppe?), ma non credo di avervi mai detto che la colazione è il mio pasto preferito in assoluto. Amo svegliarmi ogni giorno un po' prima, mettere su il caffè, apparecchiare la tavola, scegliere cosa mangiare (nel sogno immaginate pancakes, french toast, muffin a spreco e anche una fettina di torta di carote, nella realtà fette biscottate tristi come la morte,ché qui si è sempre a dieta) e le tazze da usare. Sì, perché sono un'accumulatrice (quasi) seriale di tazze. Fortunatamente sono una gran sbadata e ne rompo molte, quindi ho sempre la motivazione per comperarne di nuove. E ora vorrei queste qui, che trovate nel negozio Etsy Parris Chic Boutique. 



3. La pigrizia è il mio più grande difetto. Ne ho tanti, ma quello supera di gran lunga tutti gli altri. La pigrizia mi rovina la vita e conduco una lotta praticamente quotidiana contro questa mia tendenza all'indolenza, difetto che odio profondamente, in me e in chi mi sta intorno. La pigrizia è il motivo per cui faccio meno cose di quelle che vorrei fare, imparo meno cose di quelle che vorrei imparare e...vado in giro praticamente sempre senza trucco (vedo già delle sopracciglia alzarsi, lo so). Nella mia mente, vorrei saper fare make-up meravigliosi, essere come Sweet as a candy, della quale guardo i video con grandissima invidia (tra l'altro, ma quanto è deliziosa?) e uscire sempre perfetta. Nella realtà, un po' di cipria, mascara e ciao proprio (come dicono sempre le modelle nelle interviste, solo che il mio risultato è un po' diverso). Comunque, guardiamo il lato positivo, nun me se po' vede' ma almeno risparmio un po'. Però non ho motivo di acquistare questa favolosa pochettina da trucco, mannaggia.