venerdì 24 maggio 2013

Wishlist del venerdì

Questa settimana mi è venuta fuori una wishlist tutta a tema gastronomico, chissà come mai! Beh, non sarà mica dovuto al fatto che sono a dieta e non faccio altro che pensare al cibo...ehm, probabilmente sì! Cosa ci devo fare? Gli esami del sangue sono dietro l'angolo, il colesterolo incombe e quindi devo star bravina. Ma mi sfogo con la wishlist!
 
1. Come prima cosa, delle illustrazioni. Semplici, delicate e poetiche, sono opera di un'illustratrice israeliana che si chiama Yael Berger e che ho trovato (guarda caso) su Etsy. Non so se già l'abbiate capito, ma io mi faccio un sacco di film mentali (vi ho già raccontato che arredo case quando non riesco a dormire? No?) e uno dei miei sogni per lungo tempo è stato quello di aprire un'azienda alimentare (lunga storia, non vi tedio). Beh, se mai avessi dovuto realizzare delle etichette, avrei voluto farle disegnare da lei.


 
2. E poi, un vassoio. Oggetto da me immensamente odiato finchè ho vissuto con i miei, perché considerato antiquato e piccolo borghese (ero un po' punk dal punto di vista domestico), ora immensamente amato. Che stia diventando antiquata e piccolo borghese? Oppure, molto più semplicemente, che mi sia resa conto della grande utilità di questo oggetto? Che tralaltro può diventare anche una piccola opera d'arte? Ehm, sì. Ultimamente, mi sono innamorata di questo vassoio, magnificamente decorato dall'illustratrice spagnola Veronica de Arriba, in arte Depeapa, che non realizza solo oggetti per la casa, ma anche bigiotteria, t-shirt, borse e ovviamente illustrazioni piene di magia.
 
 

3. E infine, una cosa che è in heavy rotation nella mia wishlist da anni. Sono anni, più o meno da quando ho una casa mia e ho cominciato a comperare cose per la cucina, che desidero qualcosa della Cathrine Holm. Si tratta di un'azienda norvegese che ha prodotto utensili per la casa fino agli anni '70 e che è famosa per le sue decorazioni colorate. Adesso sono diventate oggetti da collezione e hanno prezzi molto elevati, ma nei miei film mentali sogno di scovarne qualche pezzo scontatissimo in qualche flea market negli Stati Uniti (è un film mentale, ve lo ricordo). Comunque, non sono meravigliosi?

 
 
 
 

giovedì 23 maggio 2013

19/52 e una mini vacanza.


Il 52 Project arriva con un giorno di ritardo perché ieri eravamo in viaggio, direzione Rimini. Meta che ci accoglie, ogni anno a maggio, per una mini vacanza (mia) in occasione di un convegno (di mio marito). E ogni anno ritroviamo le stesse cose, lo stesso albergo, la stessa stanza con terrazzino (senza neppure chiederla, sarà la magia dell'accoglienza romagnola?), gli stessi posti dove mangiare le piadine e lo stesso bagno dove prendere un po' di sole (se non mi fossi portata dietro la pioggia, vabbè). Praticamente, un ritorno alle vacanze dell'adolescenza, quando si tornava negli stessi posti (loro sempre uguali, noi un po' cresciuti) dopo un anno di vita lontano.

martedì 21 maggio 2013

Oggi vi porto a San Diego.

 

Oggi sono su Zelda con l'ultima puntata del mio bellissimo viaggio in America. Sono felice di averne potuto scrivere per Zelda perché, oltre al grande onore di essere guest blogger su un blog tanto speciale, ho rivissuto l'intero viaggio ed è un po' come se lo avessi fatto due volte. Adesso i ricordi sbiadiranno un po', ma le emozioni rimarranno nel cuore. E sarà quasi ora di ripartire!

lunedì 20 maggio 2013

Chi siamo? Dove stiamo andando? Aiutatemi a capirlo!


Quest'oggi niente mostre, niente libri, niente wishlist. Oggi voglio prendermi una pausa dalle cose (solitamente) allegre che cerco di condividere qui (non mi va che sia un posto triste, casa mia mica lo è!) e vorrei parlare per una volta di una cosa seria, su cui sto riflettendo tanto da tempo e a cui sono tornata a pensare grazie a questo post. Marino, blogger, scrittore e dipendente di una grande catena di librerie, parla del suo futuro lavorativo: 37 anni, una vita passata a studiare e lavorare per il raggiungimento di un obiettivo e improvvisamente costretto a ripensare tutto. Forse un nuovo lavoro, chissà di che genere, chissà dove, chissà a quale stipendio. Questo post mi ha colpita perché riflette sulle stesse cose su cui mi sto interrogando io (e molti altri, direi, a giudicare dai discorsi che sento in giro) da molto tempo.
 
La domanda è: cosa diventerà questo paese e che ne sarà della mia generazione? Non voglio parlare della mia situazione personale, ma riflettere su qualcosa di più generale. Eccoci qui, noi quarantenni o tardo trentenni, quelli nati ad inizio anni '70, insomma, ad affrontare una situazione alla quale nessuno ci ha preparati. Siamo nati nel periodo del boom, cresciuti nel benessere e nella sicurezza,  nella certezza di un lavoro (probabilmente fino alla pensione), nella certezza di una pensione (appunto) e della possibilità di disporre, lavorando, di un buon reddito utile a sostenere una vita decorosa, fatta di scelte semplici ma possibili. La vita che hanno fatto i nostri genitori, insomma. Noi siamo cresciuti in quel mondo lì, ci hanno preparati a quella vita lì. E poi, puf. Qualcuno ha scoppiato la bolla  incantata in cui vivevamo e ha completamente cambiato il nostro mondo. Siamo piombati in un mondo fatto di precarietà, un mondo caratterizzato spesso dalla mancanza di lavoro, di reddito e della certezza di un futuro a cui guardare.

E quindi mi chiedo: come affrontare tutto ciò? Cambiare, adeguarsi, predisporsi al mondo nuovo, alle novità delle nostre vite. Certo, perché io credo fermamente che occorra stare dietro al cambiamento, stare al passo con il mondo, evolversi, come unica soluzione per rimanere a galla e provare a combattere questa crisi. Ne sono fermamente convinta, condivido ogni singola parola di quanto scritto in quest'altro post, di tutt'altro tenore rispetto a quello di Marino. Si tratta di una riflessione di Andrea Girardi, esperto di HR, il quale sostiene che non ci si debba piangere addosso, si debbano valutare le proprie capacità e rimettersi in gioco, cercando o inventandosi un nuovo lavoro in quell'enorme mercato globale che è il mondo di oggi. Sacrosanto. Condivido anche le virgole. Ma mi chiedo anche: quanto è giusto? Certo, mi rendo conto che spesso non ci si possa chiedere se quello che ci capita sia giusto o meno, ma occorre semplicemente affrontarlo. Però allora mi chiedo: come possiamo fare? Quanto ci è possibile esercitare la precarietà come forma mentis, per noi che abbiamo vissuto metà della nostra vita nella stabilità?

Inoltre, come dice Marino nel suo post, è giusto che lui sia costretto a stravolgere tutta la sua vita a 37 anni, rinunciando a tutto quello che ha costruito, per andare a cercare un lavoro altrove? E, allargando ancora la discussione, è giusto adeguarsi a questa continua corsa al ribasso che caratterizza il nostro mercato del lavoro? E' giusto essere costretti ad accontentarsi per poter sbarcare il lunario? Sono pienamente convinta che questo paese stia cambiando e che si trasformerà in qualcosa di nuovo, forse migliore forse peggiore, non ci è dato saperlo, ma che ne sarà di noi? Sia chiaro, non sono qui a sognare di ritornare agli anni '80 e al sogno del posto fisso, anzi penso che lo stesso posto di lavoro per tutta la vita sia la morte, ma sogno un paese dove uno non sia costretto per forza ad accontentarsi. Sogno un paese di sogni realizzati. Sogno in grande, lo so. Ma non riesco ad arrendermi alla tristezza attuale di questo paese, che - nonostante tutto - amo ancora tantissimo.

Ho messo un sacco di carne al fuoco, forse troppa, ho divagato un sacco, sono andata di qua e di là, ma essenzialmente sono qui a chiedermi e a chiedervi dove andremo, cosa diventeremo, in quale paese vivremo. Avete voglia di condividere la vostra visione su questo pensiero con me? Io e i miei amici ne parliamo spesso, ma mi andrebbe di allargare questa riflessione a chi avesse voglia di contribuire (non solo quarantenni, ovvio!). Grazie!

venerdì 17 maggio 2013

Wishlist del venerdì

Ehi, ragazzi, qui è dura. Ma dura davvero. Io mi impegno a essere positiva, a dirmi che l'estate prima o poi arriverà, a godermi ogni raggio di sole scaldandomi un pochino le ossa, ma ogni giorno di pioggia mi ributta giù. E poi, se i giorni di pioggia si susseguono senza sosta, beh...mi vengono meno le forze. Certo, c'è la wishlist, però è un pochino meno allegra anche lei...eh, a tutto c'è un limite! Comunque, wishlist del venerdì. E che il Signore ci aiuti! ;-)


1. La prima cosa in wishlist temo rimarrà sempre nella lista dei desideri, a meno che non mi decida a cominciare un corso di taglio e cucito con mia zia (sì, ho mamma e zia sarte e non so tenere un ago in mano, parliamone). Si tratta di una gonna, S-T-U-P-E-N-D-A, che pare fosse su Asos ma che non ho trovato. Ma va bene così, non voglio neppure sapere se c'è e quanto costa (ormai sfuggo alle tentazioni in ogni modo). L'ho vista sul blog Atlantic Pacific, curato da una blogger con un incredibile senso dello stile. Somma invidia.


2. E poi, un libro. Poteva mancare un libro? Beh, no. Questo libro in particolare è nel mio carrello di Amazon da mesi, probabilmente lo avrete già visto in giro anche voi, o meglio avrete sicuramente già visto alcune delle illustrazioni in esso contenute. In libro in questione si chiama Paris vs. New York: A Tally of two cities ed è opera dell'illustratore francese Vahram Muratyan. Si tratta di una raccolta di disegni che mettono a confronto le due città, come quelli che vedete sotto. Per me, occhi a cuore. Non so perché non sia ancora mio
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3. E infine, una cosa meravigliosa consigliatami dalla mia amica Michela, già suggeritrice di una splendida mostra su Frida Kahlo finita in wishlist tempo fa. Vedete, io e la mia amica Michy condividiamo moltissime passioni, quali libri, mostre, film, eventi e lei, ogni tanto, conoscendomi così bene, scarica sulla mia bacheca di Facebook bombe come questa, creandomi immediatamente un desiderio infinito. E io adesso come faccio? A Roma c'è una mostra fotografica sul viaggio e io sono qui? Eh, no. No, no, no.





giovedì 16 maggio 2013

Muffin (super dietetici) alle noci.

Prometto solennemente che questa sarà l'ultima ricetta di muffin che posterò (sia chiaro, sono famosa per le mie promesse da marinaio...). Lo so che sono monotona, ma in 'sto periodo ho il trip dei muffin, cosa ci devo fare? Sono sempre a dieta, loro sono piccolini e sono perfetti per una merenda senza sentirsi troppo in colpa. Poi aiutano a smaltire scorte del frigo (in questo caso dello yogurt bianco), quindi che vi devo dire? Muffin come se piovesse!
 
E poi, vi devo annunciare con sommo giubilo che questa ricetta è tutta farina del mio sacco (beh, ci voleva tanto, che ormai i muffin li so fare a memoria). Come spesso succede, è nata da un'esigenza: avevo dello yogurt bianco in frigo, acquistato per fare un dolce, che si stava avvicinando alla scadenza e non volevo sprecarlo. Quindi, che fare? Muffin, of course! Altro che Queen Cindy, chiamatemi the Queen of Muffins, please! Comunque, dicevamo. Nasce l'esigenza di smaltire lo yogurt bianco, a cui si accompagna la necessità di usare rigorosamente l'olio e di fare il tutto più naturale possibile. Insomma, copia di qua, prendi ispirazione di là, nascono i muffin alle noci. Io volevo che fossero piuttosto piccoli, quindi con la quantità di ingredienti indicata nella ricetta vengono 12 muffini (ossia piccoli muffin, definizione di mia suocera).
 

Muffin alle noci

200 gr. di farina integrale
100 gr. di zucchero di canna
100 ml. di olio di semi di mais
125 gr. (circa) di yogurt bianco
1/2 bustina di lievito per dolci
2 uova
1 pizzico di sale
noci q.b.

Come al solito, mescolare ingredienti secchi (farina, zucchero, lievito e sale) e ingredienti liquidi (uova, olio e yogurt) separatamente. Quindi unire i due impasti e mescolare velocemente. Aggiungere le noci (io ne ho messo una manciata) spezzettate e mescolare ancora. Suddividere l'impasto in 12 pirottini e cuocere in forno caldo a 180° per circa 20/25 minuti. Fatto. Semplice come bere un bicchier d'acqua (e se ve lo dico io, credeteci).

 

mercoledì 15 maggio 2013

18/52

 
Questo progetto arranca, devo dirvelo. Non riesco più a capire se devo/voglio concentrarmi sulle foto o sulla motivazione ad esse legata. Insomma, non so più se devo cercare di fare foto decenti e cercare di imparare a fotografare oppure se devo ritrarre i momenti più significativi della mia settimana. Non ricordo più come era nato (dico una bugia: era nato con l'unico obiettivo di usare la Nikon, quindi direi che lo sto mantenendo), ma ricordo che per un po' di tempo foto e argomenti si sono fusi alla perfezione e poi ho cominciato a perdermi. Quotidianità priva di significato? Distrazione? Incapacità di fare foto decenti? I don't know. Direi nessuna delle tre e tutte e tre insieme. Comunque, non demordo e continuo. Oggi una foto del mio piccolo (ma piccolo davvero) angolo di paradiso. Un giardino non giardino (non c'è l'erba), un terrazzo non terrazzzo (è al piano terra), uno spazio pieno di piante. Un tavolo mangiato dal cane. Delle sedie di recupero che mi ricordano gli anni '80. Tanto sole (quando c'è). Il posto dove vivo d'estate e dove non vedo l'ora di riprendere l'abitudine degli aperitivi serali con gli amici. Non fosse che oggi sembra novembre, per l'ennesima volta.