venerdì 31 ottobre 2014

Wishlist del venerdì

Buon venerdì e buon Halloween a tutti, miei cari. Come state? Io sto abbastanza bene, mi godo questo meraviglioso autunno e prendo ogni giornata di sole come un grandissimo regalo. Mi piace camminare e far scrocchiare le foglie, cominciare a sentire freddo al mattino e aver voglia di un paio di guanti, ma anche godere il tepore del sole quando porto fuori il cane dopo pranzo, mi piace ritrovare la voglia di castagne, brodo caldo alla sera, vino rosso e polenta. 

1Ma, esattamente come ogni anno, proprio in questo periodo mi viene la nostalgia di New York. Sono la fiera della banalità, lo so, ormai mi conoscete da tempo, ma sono anche estremamente sincera e quindi ve lo racconto senza tante menate, questo mi va riconosciuto. Dicevamo, in autunno mi viene voglia di New York (così come in estate, primavera e inverno, a dirla tutta). "Don't you love New York in the fall? It makes me want to buy school supplies". Ecco, il mio amore per New York d'autunno sta tutto in questa frase. E quindi in questi giorni sogno ad occhi aperti. Sogno di affittare un appartamento nell'Upper West Side oppure in Park Slope, a Brooklyn. Magari un appartamento (o un'intera casa, chissenefrega, tanto è un sogno) come questo della foto qui sotto. Appartamento che, ovviamente, userei solo per dormire, guardare Jimmy Kimmel e leggere libri usati acquistati da Strand, mentre me ne andrei sempre fuori a mangiare, a passeggiare a caso per le strade e a innamorarmi di ogni angolo. Sono senza speranza, lo so. 

2.  Sto cercando da una vita la borsa perfetta. La borsa perfetta non è una borsa firmata. La borsa perfetta è di pelle, marrone chiaro, con manici lunghi ma non troppo, grande a sufficienza da ospitare qualche libro e la montagna di cose che mi porto dietro quotidianamente. La borsa perfetta è una di quelle borse che ti accompagnano per tutta la vita, perché sono oltre la moda. Una borsa che porta fieramente i segni del tempo, che anzi la rendono ancora più bella. Beh, insomma, 'sta borsa mi sa che l'ho trovata. La perfezione, signori miei (è quella sulla destra, tanto per capirci). Non me la posso permettere, signori miei, cosa che rende il tutto molto più appassionante. 


3. E poi, questo poster. Appena l'ho visto me ne sono innamorata, poteva essere altrimenti?

mercoledì 29 ottobre 2014

Mi piace quando Vero preme play

Io Nick Drake non lo conoscevo. O almeno sì, sapevo chi fosse, ma non m'era mai venuta voglia di ascoltarlo. Ma grazie al cielo c'è Veronica e ora io ho una nuova canzone preferita. Buona lettura. 

Tanto tempo fa, circa nel 1972 uscì un album, uno di quelli che i più non ricorderanno ma che è stato partorito da un’anima dolce e delicata, tormentata e a tratti oscura che ha lasciato questa terra da un bel po’ di tempo.


Lui si chiama(va) Nick Drake e la canzone di cui vi parlo è Pink Moon, tratto dall’omonimo album.
Qualche anno fa, io e le mie amiche erasmus ci siamo riunite per l’ennesimo viaggio on the road insieme. Il giorno prima della nostra partenza, eravamo riunite nella casa barese di una di loro. Parlavamo di Nick Drake e delle sue canzoni quando improvvisamente, dalla camera accanto, cadde la foto raffigurante Nick Drake nella stanza della coinquilina a lui devota.
E’ da allora che noi tutte siamo candidamente convinte che Nick Drake ci stia sempre accanto e che ci protegga nei momenti un po’ low che la vita ci offre. Non a caso, la nostra frase è “che Nick Drake ci protegga”.


Pink Moon è una delle canzoni piu’ famose di Nick Drake, per chi lo conosce. Lui, timido e solitario, oscuro, fragile e meditabondo capace di creare con la chitarra arrangiamenti unici nel loro genere. Per ogni canzone si ha la percezione che il suo sussurro vi stia facendo compagnia come se foste solo voi e lui seduti l’uno accanto all’altro ognuno immerso nei propri pensieri e la stessa melodia nell’aria. I suoi tormenti e la depressione dicono furono le cause della sua morte, la madre stessa parlò dell’ultimo periodo di vita di Nick dicendo: “le tenebre si calarono su di lui”.


Io l’ho sempre considerato magico e la canzone di cui vi parlo ai miei occhi è sempre stata come un incantesimo, una filastrocca, una preghiera alla luna o un’invocazione. Pink Moon, come tutto l’album è stata registrata di notte, pochi mesi prima della scomparsa dello stesso Nick Drake per overdose di Trypizol.

Io sento la necessità di andarmela ad ascoltare facendo finta che lui sia proprio qui.
Vi mando un bacio e che Nick Drake vi protegga tutti.


lunedì 27 ottobre 2014

51/52 e rieccomi qui


Ma ciao, amici cari! Sono tornata. Ultimamente sono stata pesantemente assente da questo blog e mi dispiace davvero tantissimo. Purtroppo, la quotidianità mi travolge, il lavoro mi assorbe e la vita mi chiede di essere più presente altrove e meno qui, dove peraltro si sta così bene. Non so bene che piega prenderà il blog, ma ho deciso di praticare la curiosità per il futuro, quindi stiamo a vedere. Fino a qualche mese fa, facevo di tutto per pubblicare post almeno due/tre volte alla settimana, mi inventavo rubriche, seguivo tutto con grande costanza. Adesso non ci riesco più e riuscirò a farlo sempre meno in futuro, quindi il piano editoriale di questo blog assumerà una gioiosa modalità "ad cazzum". Vedremo dove questo ci porterà. 

Quello che è sicuro è che questo blog diventerà sempre di più casa di Cindy, nel senso che lo userò di più per raccontarvi i fatti miei e sicuramente meno per recensioni, interviste e cose varie. Meno magazine e più diario, per usare una frase da blogger seria. In realtà, parole a fiumi, cazzeggio e vita varia. Casa mia, insomma. Spero che avrete sempre voglia di passare di qui e prendervi una buona tazza di tè qui da me. Ho anche acceso la stufa a legna, quindi vi garantisco che si sta alla grande. Non lo sentite il teporino?

Detto questo, come state? Io sto abbastanza bene, grazie! Continuo a essere preda dell'ansia e della disperata voglia di essere altrove, ma la sto tenendo a bada. Credo che sia perché l'autunno è una stagione meravigliosa e ultimamente è stata addirittura splendida e questo mi ha regalato una grande energia. Vedremo cosa succederà con l'arrivo dell'inverno. Ma ci sono un po' di cose che mi andava di raccontarvi ed eccovele qui:

- ho letto tre libri diversissimi, ultimamente, e li ho adorati tutti in egual maniera. Ho letto il libro di Jessica Fox, consigliato da Zelda in questo post, annegando nella nostalgia per la Scozia, poi sono passata ai diari di Kiki de Montparnasse, libro regalatomi dalla mia amata amica Valeria, immergendomi nella Parigi d'inizio '900, e ora sono assorbita dall'autobiografia di Agassi. La sto letteralmente divorando, è un libro bellissimo! Se non l'avete ancora fatto, leggetelo subito, adesso, immediatamente. Io arrivo sempre un po' tardi e sicuramente lo avrete già fatto, ma se così non fosse, correte. Non ve ne pentirete.

- mi sono finalmente innamorata del Kindle. Lo avevo da un anno e lo guardavo con sospetto. Lo usavo con una certa ritrosia e un filo di snobismo. Poi mi sono lasciata conquistare ed è una favola, comodo, perfetto per leggere a letto tutti accoccolati sotto le coperte tenendo fuori unicamente il ditino per cambiare pagina. Ma le vecchie abitudini mica si perdono così facilmente e, per controbilanciare, ho comperato tre libri usati, che non si pensi che io abbandoni la carta, eh. 

- uno dei libri usati che ho comperato è Marcovaldo. Voglio rileggere tutto Calvino e ho deciso di ripartire da lì. E sì, Marcovaldo non lo avevo, chissà che fine ha fatto la mia copia delle medie. O meglio, l'avrò mai avuta, boh?

- dopo aver dichiarato "basta, la televisione non la guardo più", mi sono fatta conquistare da due programmi e ne sono felice: Pechino Express, che ho cominciato a guardare una sera per noia e non ho più lasciato perché mi ha risvegliato una gran voglia di Asia e di zaino in spalla, e XFactor, che non avevo mai preso in considerazione, e che guardo solo perché amo i giudici, tutti e quattro. Per me potrebbero pure fare un programma solo loro, chissenefrega delle canzoni e dei concorrenti. 

- che ho comperato l'ennesimo paio di zoccoletti svedesi ve l'avevo già detto, vero? Mi riempiono di gioia, che ci devo fare?

- mi sono iscritta a un corso online, tenuto da una delle tante super guru americane di business e life coaching, che mi ha stupita con un ragionamento tanto semplice quanto geniale (almeno per me): invece di guardare con paura al futuro, perché non farlo con curiosità? Perché non chiedersi chi si diventerà, dove ci porterà una certa strada, quale vita saremo in grado di costruire? Eh, già, perché no? Perché ho passato tutto 'sto tempo unicamente a preoccuparmi, eh? Non so se riuscirò a cambiare e a non farmi prendere dall'ansia, ma questo nuovo atteggiamento mi piace tantissimo.

E voi, cosa avete fatto ultimamente? 

giovedì 23 ottobre 2014

In viaggio con Michela: Matera

Buongiorno a tutti, miei cari. Oggi torna Michela e ci racconta di Matera e della sua magia. Buona lettura!

Matera sarà Capitale della Cultura nel 2019. 
Non ho tifato per la sua candidatura fino a quando non vi ho trascorso qualche giorno di vacanza costatando quanto meriti questo riconoscimento.  


Matera è un luogo straordinario per l'unicità storica e l'intatta bellezza. Conserva integre le caratteristiche della civiltà rupestre e, come nessun'altra città italiana, racchiude uno dei più antichi siti abitati nel mondo dopo Aleppo e Gerico. Le grotte rappresentavano, fino a sessant’anni fa, il complesso abitativo della popolazione materana, costituita prevalentemente da contadini. I celebri Sassi sono testimonianza di povertà, raccontano un passato difficile, ma anche della superba ingegnosità dell'uomo che per secoli si è adattato alla natura del luogo senza deturparla.  


Definita la vergogna d'Italia negli anni 50, per le condizioni igienico-sanitarie in cui versavano i suoi abitanti, fu completamente evacuata e le persone costrette a trasferirsi in abitazioni messe a disposizione dall'amministrazione pubblica. Oggi questi Sassi sono Patrimonio Unesco e rappresentano l'essenza più vera di Matera. Come dicono i materani a Matera "o sali o scendi" e il bello è proprio questo, non farsi spaventare dagli scalini e perdersi nel reticolato di viuzze. 


Matera si gira a piedi, pigramente, scoprendo che lo scorcio cambia a ogni angolo. La visita con una guida autorizzata del posto è consigliabile e se si ha la fortuna di essere accompagnati da chi questi Sassi li conosce sin da bambino, l'esperienza diventa favola, fatta di storie, aneddoti che aiutano ad allacciare un rapporto intimo con la città.  Il Sasso Caveoso è il più antico, è testimone del passato e cristallizza in sé l'epoca degli anni 50.  Il Sasso Barisano è il più grande, dove oggi molte grotte sono sedi di gallerie d'arte, abitazioni, negozi, ristoranti e persino alberghi. 


Proprio così, alberghi. Ed io non potevo perdermi l’esperienza meravigliosa di dormire in una grotta. La scelta è ricaduta su un albergo diffuso della Civita, dove romanticismo e fascino sono assicurati. Un indimenticabile salto nel passato. 
Il riconoscimento che Matera ha appena conquistato deve essere visto come un riscatto per un luogo che toglie il fiato e per i materani, la loro energia e grande dignità. 


Dovremo attendere sino al 2033 per una nuova candidatura tutta italiana, voi su chi puntate? Io propongo L'Aquila

venerdì 17 ottobre 2014

Wishlist del venerdì

Buongiorno, cari amici miei. Come state? Io sto abbastanza bene. E' stata una lunghissima settimana di lavoro e sono incredibilmente felice che sia venerdì. Non so ancora bene cosa farò nel fine settimana, ma intendo fermamente celebrare questo fine settimana d'autunno e circondarmi di zucche, castagne, libri, tè fumante e musica rilassante. Prevedo passeggiate col cane a far scrocchiare le foglie, una torta di nocciole da cucinare, una birra o due nel mio bar del cuore e l'occasione per sfoggiare i miei nuovi zoccoletti svedesi (sì, l'ho fatto ancora e ne vado fiera). Ma veniamo invece ai sogni che non ho (ancora) realizzato. Eccoveli qui, ragazzi. Tutti per voi.

1. Io sono una ragazza degli anni '70 e ho posseduto, nell'ordine, un mangiadischi arancione, un giradischi, un registratore a cassette, un walkman, un lettore CD da tavolo, uno portatile ed infine un Ipod. Tutti questi oggetti, Ipod compreso, giacciono dimenticati da qualche parte, a casa dei miei genitori oppure a casa mia, perché ormai la musica la ascolto solo su Spotify da PC o da cellulare. Tutto questo è molto freddo, lo so, e vorrei tanto rispolverare il mio vecchio giradischi...o meglio, vorrei possedere un giradischi come questo di Urban Outfitters. Farebbe un gran figurone in salotto, eh?


2. Proseguendo in tema musicale, l'ennesimo libro sul quale sbaverei un pochino, lo avessi in casa. Si tratta del libro Negative: Me, Blondie, and the Advent of Punkraccolta di fotografie scattate da Chris Stein a Debbie Harry e a quell'altra bella gente facente parte della scena musicale newyorkese degli anni '70 e '80. No, dico, c'è bisogno di altre parole?


3. Pesantemente influenzata dall'estetica vintage che ci circonda, mi sono innamorata di tutta una serie di vestiti e linee retrò. Daria Pop sicuramente commenterebbe: "ma perché ti vuoi vestire male?", come ha fatto quando le ho mandato le foto di come vorrei andare in giro vestita, ma che vi devo dire, lo stile nonna mi ha stregata. Aspetto che l'innamoramento passi, anche perché andare in giro vestita da nonna alla mia età potrebbe facilmente portarmi a essere confusa con una nonna vera. E quindi mi limito a sognare un po', tipo ad esempio avere credito illimitato per tutti i vestiti di Nice Things.

mercoledì 15 ottobre 2014

Il dolce del cuore: Francesca

Lettori cari, devo tirarvi le orecchie! Nonostante il grande successo del post in cui vi chiedevo di mandarmi il vostro dolce del cuore, sono arrivate solo due ricette. Ed è davvero un peccato, perché nel leggere la storia dei vostri dolci provo la stessa emozione che sento quando leggo le vostre wishlist, in quelle parole ci siete voi, i vostri sogni, la vita che portate con voi, mi sembra di conoscervi meglio ed è davvero come avervi qui a bere un tè insieme. Ho temporeggiato un po' in attesa che ne arrivassero altri, ma poi mi sono decisa a pubblicare quelli che mi sono stati inviati. E chissà che leggendo queste ricette non vi venga l'ispirazione di mandarmi anche il vostro dolce del cuore? 

Francesca è stata la prima a mandarmi il suo dolce, una torta che porta con sé una storia bellissima. Io purtroppo non l'ho cucinata perché sono in lotta con il burro, ma se voi non avete problemi, vi consiglierei di farla. Dev'essere favolosa. E magica!



Mio marito è nato in Sudafrica e ha vissuto là fino all’età di dieci anni…io mi perdo nei suoi racconti d’infanzia legati ad un mondo da noi così lontano...i safari, i rumori della savana, il suo mal d’Africa (perché è la che ha lasciato un po’ del suo cuore). Mi ha promesso di portarmi  un giorno a vedere da vicino i “suoi” maestosi elefanti e le infide iene ma la vita per ora ci trattiene fortemente qui…però sono sicura che prima o poi anche io potrò vivere un po’ dei suoi ricordi. 

Così, a volte, quando una ricorrenza lo richiede o semplicemente per vedergli nascere un sorriso spontaneo sulle labbra preparo la Milk Tart, la torta sudafricana di origine boera, da gustarsi con una tazza di rooibos. Dopo tanti tentativi falliti e altri riusciti solo a metà ho trovato finalmente la ricetta che corrisponde al sapore del suo ricordo…eccola:

Milk Tart

Per la frolla:
100 g burro freddo
100 g zucchero
230 g farina
1 uovo (leggermente sbattuto) 
2 g sale
½  cucchiaino di lievito
buccia grattugiata di un limone bio

Per il ripieno:
750 ml latte
75 g burro
3 uova
100 g zucchero
semi di vaniglia
30 g amido di mais


Preparare la frolla impastando velocemente tutti gli ingredienti per ottenere una palla che si farà riposare in frigorifero per almeno una mezzora. 
Nel frattempo sbattere i tuorli con lo zucchero e la vaniglia e poi l’amido di mais. Montare i bianchi a neve ben ferma con un pizzico di sale. Sciogliere il burro sul fuoco con il latte e prima che prenda il bollore aggiungerlo a filo al composto di uova, zucchero e amido di mais. Una volta raffreddato aggiungere i bianchi a neve. Infornare prima la frolla con i fagioli a 170° per 20 minuti poi per 10 minuti senza i fagioli e infine 30 minuti con il ripieno a 180°. 

lunedì 13 ottobre 2014

Tea for Two

Bentornata, Daria. 


Si fa un gran parlare di Frida Kahlo, in questo periodo, e della mostra a lei dedicata a Genova.
Donna tosta e sofferente, come la città che la ospita e a cui non possiamo non pensare in un momento per lei così atroce.
Ma, onde evitare di cadere nella retorica o nelle polemiche, che ritengo giusto e rispettoso lasciare ai zenesi, non parlerò della Superba. E’ talmente grosso e tremendo e ingiusto tutto ciò che sta attraversando da farmi sembrare inopportuno qualsiasi commento.   

Per cui, partendo da Frida Kahlo e da quello che rappresenta per i suoi innamorati, vorrei parlare di un’altra gran donna che ho nel cuore e per la quale ho sempre nutrito un amore viscerale e spontaneo (che invece non mi è mai esploso per Frida Kahlo, della quale devo dire so molto poco).
Ne voglio parlare perché all’ennesima frase su Frida Kahlo del tipo “la trasposizione della vita nell’arte”, oltre a venirmi il prurito (che credo sarebbe venuto anche a Frida Kahlo), ho ripensato alla vita di questo miracolo della natura che si chiama Edith Piaf.


Il film a lei dedicato è uno di quelli che guarderei mille volte. Ed è uno di quelli che mi fanno sempre piangere. Di commozione, di emozione per quella voce incredibile, per quel modo di stare sul palco e muovere le mani, per la sua irriverenza, la sua disobbedienza, la sua sregolatezza, il suo restare a testa alta fino alla fine, quel suo “non rimpiangere nulla” che cantava con tanto orgoglio sfidando il palcoscenico anche quando le proibivano di cantare.
Lei, con quel suo vestitino scuro e castigato, cantando praticamente immobile su un palco semibuio, faceva spettacolo con la sua stessa voce. “Solo” con quella.

“Voglio far piangere la gente anche quando non capisce le mie parole”, diceva.
Con me ci sei riuscita, Edith Piaf. 
E La Foule è uno dei miei pezzi preferiti perché mi strugge, mi stropiccia l’anima fino a farmi venire il nodo in gola e al contempo, sulla scia del ritornello, mi diverte e mi fa venire voglia di essere sfacciata e impertinente. Mi genera una moltitudine di stati d’animo molto diversi tra loro e tutto questo solamente con l’incanto della sua voce.

In questo anniversario del 10 ottobre, non voglio parlare del suo dolore, delle difficoltà della sua vita. 
A me piace sorridere pensando a Edith Piaf, ricordandola sfrontata e irriverente come solo lei poteva permettersi di essere.
Come nella scena del film in cui il medico, visitandola, le dice: 
“Dovreste annullare questo concerto, Signora Piaf. State giocando con la vostra vita”.
E lei beffarda: “E allora? Bisogna pur giocare con qualcosa”.