lunedì 30 dicembre 2013

Le cose belle del mese: Dicembre


Carissimi, che vi devo dire, "anche questo Natale se lo semo levato dalle...ehm". Ecco, il Natale è andato, sono sopravvissuta (a fatica) alla solita due giorni gastronomica a casa dei miei suoceri e mi godo qualche giorno di relax in attesa del Capodanno. Sto lentamente smaltendo la catasta di giornali che avevo ammassato nei mesi scorsi, ritaglio ricette che non cucinerò mai, passo ore su Pinterest, guardo la sesta serie di Dexter e metto a dura prova i cuscini del divano. Si fa vacanza vera, insomma. Ma dicembre sta finendo ed è arrivato il momento di fare la lista di cose belle. Here we go!

Il progetto Ptit su Instagram
Credo che ormai sia il terzo anno che partecipo a questo progetto e lo faccio con sempre maggiore entusiasmo. Il progetto - per quei pochi che non lo conoscono - prevede di condividere quotidianamente, per tutto il mese di dicembre, uno scatto magico e speciale. Ptit mi piace perché permette, ogni giorno, di fermarsi a pensare ai momenti che stiamo vivendo, rendendoli preziosi, siano essi l'incontro con un amico che non si vede da tempo, un tramonto, una nuova esperienza, oppure, molto più semplicemente, una tazza di tè caldo o un'ora di relax davanti al fuoco. Si tratta di una continua ricerca della bellezza delle piccole cose ed è per questo che amo questo progetto così tanto.

Il 2013 verrà ricordato come l'anno in cui ho scoperto Wes Anderson e ho immediatamente deciso che è uno dei miei registi preferiti. Dopo l'innamoramento per i Tenenbaum, lo scorso mese, l'amore si è consolidato pochi giorni fa con questo meraviglioso film, che racconta la storia di una fuga d'amore di due ragazzini. Ho adorato i due piccoli protagonisti e tutti gli altri personaggi, assurdi e stralunati come sempre, la dolcezza della storia e l'inconfondibile maniera di raccontarla. Dedicherò il prossimo anno a recuperare il tempo perduto, guardando tutti i suoi film, anche per rispondere a una domanda che mi incuriosisce: ma in ogni film di Wes Anderson muore un cane in maniera crudele?


Aosta
Pochi giorni prima di Natale, siamo andati a passare un fine settimana ad Aosta con amici. C'è qualcosa di meglio, per vivere l'atmosfera natalizia, di passare un po' di tempo in montagna? Credo proprio di no. E basta davvero poco: la vista delle montagne innevate, il vin brulè bevuto ai mercatini di Natale, la polenta, il freddo pungente e una sera al ristorante Bjork, dove ti sembra di fare un tuffo in Svezia, con il glogg, le luci delle candele ovunque e i biscottini di zenzero. Questo sì che è Natale.


La playlist anni '80
Non sono molto religiosa, lo confesso, e per me il Natale è soprattutto una festa pagana. Perdonatemi, vi prego, ma adoro l'atmosfera, i pacchettini, le luci dell'albero di Natale, gli abbracci con gli amici e la famiglia e...la musica. No, dico, ma quanto sono belle le canzoni natalizie? Io le amo tanto e conservo con cura la playlist con le mie canzoni preferite. Solitamente, le canzoni che più amo sono quelle anni '50, Dean Martin, Perry Como, Ella Fitzgerald, Bing Crosby, mentre quest'anno ho avuto una regressione all'adolescenza e ho ascoltato solo le canzoni dei miei quattordici anni: Band Aid, Wham!, Pogues e così via. Saranno i quaranta, ma il Natale di quest'anno, musicalmente, è stato tutto un ripensare ai lucidalabbra con i brillantini in omaggio con Cioè e alla postina di Naj-Oleari che non ho mai avuto (è un trauma dal quale non riuscirò mai a uscire).

Il Kindle
Babbo Natale, nelle vesti di mio marito, quest'anno mi ha portato il Kindle. E mi ha fatta tanto felice. Ora, credo lo sappiate, io ho una fissazione totale per i libri. Ne leggo molti (sempre troppo pochi, comunque), ne compro troppi (penso di avere due ripiani della libreria pieni di libri ancora da leggere) e ho con loro un rapporto fisico. Ma il tempo passa, il mondo cambia e a volte i libri non vengono stampati. Spesso i libri escono solo in formato ebook e io non avevo modo di leggerli, se non rompendomi gli occhi sul PC. Beh, diciamocelo, non potevo più vivere senza il Kindle, non credete anche voi? Comunque, quel sant'uomo di mio marito me lo ha regalato e la prima cosa bella è stata la possibilità di leggere il libro di un'amica, che avevo sul PC da tempo e non riuscivo mai a leggere. Quindi, viva la tecnologia (eh, nel frattempo ho comunque comperato due libri cartacei. A certi piaceri non si rinuncia!).

Gli Smiths sono la mia religione, no? Ormai vi ho sfiniti fino alla nausea con 'sta storia della mia passione per gli Smiths, lo so, abbiate pietà. Beh, insomma, tutto questo per dire che non potevo non leggere l'autobiografia di Morrissey. Me la sono regalata per Natale e la sto leggendo in questi giorni. Che dire, gente? Quest'uomo è davvero un poeta. Racconta una Manchester grigia e triste, fatta di scuole tetre, piene di odio e risentimento (insomma, si capisce perfettamente da dove viene tutto il dolore presente testi degli Smiths), un mondo cupo dove l'unica consolazione è la musica, il tutto ovviamente descritto in maniera superba, con frasi complesse e smpre poetiche. Morrissey descrive il suo incontro con David Bowie così: "smiling keenly, he accepts the note of a dull schoolboy whose overblown soul is more ablaze than the school blazer he wears, and thus I touch the hand of this inexplicably liberating reformer; he, a Wildean visionary about to re-mold England, and I, a spectacle of suffering in a blue school uniform." E niente, io mi emoziono.

lunedì 23 dicembre 2013

Tea for Two

C'è già tutto in questo post di Daria. Io mi limito a unirmi a lei e farvi gli auguri. Che sia un Natale splendido e un Nuovo Anno meraviglioso, proprio come lo volete voi. Ve lo auguro sul serio (ed è proprio vero che mi brillano gli occhi quando parlo di voi).

Forse è vero che nulla accade per caso.
Di conseguenza, forse, non è un caso che ultimamente abbia finalmente studiato Blackbird dei fantastici quattro.
Ma soltanto ieri, mentre me la cantavo e suonavo con l’acustica, ho focalizzato il testo.
PAM. Un botto, un colpo improvviso, occhi spalancati.
You were only waiting for this moment to arise.
You were only waiting for this moment to be free.
Toh, mi sono detta. Te lo sta dicendo pure Paul.

(l'illustrazione è di Krista J Brock)

Per cui questa è la canzone che voglio dedicare a tutti voi, amici e lettori di questo blog, per augurarvi un buon natale e ancor più un buon anno nuovo.
Un anno per prendervi quello che vi spetta, per spiccare il volo, per essere liberi.
Liberi di fare quello che preferite, quello che vi piace, quello che vi appaga.
Liberi di dire quello che pensate, di essere voi stessi.
Liberi di provare certi sentimenti, anche quelli che vi spaventano di più.
Liberi di proteggere il vostro spazio, per non farvi fottere il cervello dal marciume che vi circonda.

E qualsiasi cosa vi dicano o cerchino di farvi credere, qualsiasi cosa tentino di fare per schiacciarvi o demotivarvi o avvilirvi, tenete fermo il timone e ricordatevi che siete esseri unici e speciali.
Innanzitutto perché leggete questo blog e se entrate a casa di Cindy, significa già che siete belli.
E poi perché ognuno di voi ha qualcosa di straordinario da esprimere e da raccontare.

(foto via Lady P3pper)

A tal proposito, vorrei ringraziare Vero-di-mi-piace e Michela per aver lasciato un commento bellissimo al mio precedente post, raccontando due meravigliose storie di amicizia e regalandoci, così, un pezzetto del loro cuore.
Spero arrivino ancora tantissime storie. Per cui, raccontatemi qualsiasi cosa vi passa per la testa, mandate due righe, un commento, QUALSIASI COSA perché io e la Queen vi adoriamo, non sapete quanto, e non potete immaginare quanto abbiamo parlato di tutti voi venerdì, quando ci siamo trovate davanti a una cioccolata calda con le lucine dell’albero vicino e gli occhi della Queen che brillavano più del solito mentre parlava di voi.
Cazzo quanto vi amiamo per tutto il calore che trasmettete.

E quanto ho amato, in particolare, il messaggio che ho ricevuto in privato da un amico di vecchia data. Non me lo aspettavo. Non pensavo nemmeno li leggesse, i miei Tea for Two.
Invece li legge e mi scrive, pure. E mi racconta quanto si ricorda i momenti passati insieme e mi rovescia addosso mille flash e dettagli da togliere il fiato per quello che evocano e per l’emozione che mi esplode nella gola quando leggo:
“Mi ricordo quel fottuto momento della mia vita. E tutte le volte, cazzo, ho nostalgia”.
Amico, spero tu stia leggendo queste righe.
Perché ricevere il tuo messaggio è stato un po’ come ritrovarti e, soprattutto, è stato come ritrovare la parte più meravigliosamente vera di te.
Ora fai partire Blackbird, che te la dedico con un abbraccio enorme.
E fate lo stesso anche voi, piazzatevela in cuffia o sparatela dalle casse, canticchiatela come un mantra e volate leggeri, che vi aspetta un anno sorprendente e straordinario. Come voi.

mercoledì 18 dicembre 2013

World Press Photo 2013 - Forte di Bard


Domenica di dicembre, freddo pungente e cielo limpido, vacanza con gli amici. Dopo la mattinata ai mercatini di Natale di Aosta e il pranzo a base di polenta e carbonada, decidiamo di fermarci al Forte di Bard per la mostra World Press Photo 2013. Il forte è bellissimo, i nostri animi sono scaldati dal vino e dall'allegria della compagnia. Ridiamo a caso per tutta la salita al forte, passiamo da un ascensore all'altro (beh, a piedi non ce l'avremmo fatta, magari ne riparliamo questa primavera) con la stupidera in corpo e gli occhi che sorridono. Prendiamo i biglietti, cerchiamo l'ingresso della mostra, entriamo e bum. Un colpo allo stomaco.
 
Non saprei come altrimenti descrivere questa mostra. Un colpo allo stomaco, al cuore, al cervello. Si tratta di una mostra sull'uomo, sull'orrore di essere uomini e sul dolore immane del mondo. La prima sala è interamente dedicata al conflitto in Siria e si apre con una delle foto vincitrici del premio: il viso di una donna, celato tra le mani, di cui si vedono solo gli occhi, pieni di lacrime e di dolore. Gli occhi sono una costante in tutta la mostra. Occhi di bambini, donne, adulti, anziani, tutti uniti dalla stessa sofferenza e dallo stupore, a volte, di fronte a tale sofferenza. Occhi increduli e terrorizzati. Occhi senza futuro.
 
Questi occhi, questi visi, queste espressioni di sofferenza sono tutte uguali, come se il dolore unisse il mondo. Nel guardare queste foto, ti rendi conto che non c'è differenza tra l'uomo siriano che piange la morte del fratello e il giovane nero di New York che ha appena ucciso il padre. Sui loro volti c'è la stessa espressione straziata. Così come non c'è differenza tra lo sguardo di disperazione di una negoziante spagnola il cui negozio è stato distrutto durante una manifestazione di protesta e quello di una bimba siriana che piange la morte del padre. Il dolore ci unisce tutti. Il dolore ci rende tutti uguali, indipendentemente da ciò che viviamo.
 
Io non sono una persona che si commuove facilmente, ma giuro, questa mostra mi ha fatto venire il groppo in gola. Le sale si susseguono raccontando storie difficili, le prostitute nigerane che si vendono ai margini di una strada romana, su un materasso sporco in mezzo ai rifiuti, la donna pakistana sfregiata dall'acido insieme alla sua bimba, la donna che cura il marito malato di alzeihmer, i giovani delle favelas brasiliane e quelli delle gang de El Salvador e così via, in un crescendo che ti porta a pensare di non poterne più. Ma quando credi davvero di non riuscire a sopportare più altro orrore, ecco un barlume di speranza: la foto di una giovane donna, nel mezzo di un'infinita distesa di rifiuti di una discarica africana, seduta a leggere un libro buttato via da chissà chi. Il volto leggermente inclinato, gli occhi assorti e un sorriso mezzo accennato. Quel sorriso timido mi ha ricordato la bellezza della vita nel mezzo di un mondo di orrore. La volontà di aggrapparsi a qualcosa per sopravvivere al brutto del mondo.
 
Per fortuna, a far da contraltare a questi reportage di dolore, ci sono bellissime immagini di animali, splendenti nei loro colori, quasi a dimostrarci la superiorità e la perfezione del loro mondo. Un mondo perfetto finché non viene sporcato dall'uomo, che quegli animali li fa soffrire, li uccide e li umilia, come nel caso delle scimmiette ammaestrate di Giava. Ma questa pausa nella natura è brevissima, si passa subito alla sala dedicata ai ritratti. E si torna a guardare in faccia le persone. Persone dai volti stanchi, seri, assenti, addolorati. Donne che non si vedono, perché nascoste dal velo, che le rende quasi un tutt'uno con la tappezzeria che fa da sfondo. Persone deformi, che l'occhio del fotografo ha trasformato in sculture. Lo sguardo di sfida del torero spagnolo che ha perso un occhio. Il visto duro della prostituta danese. Quello dolce e lievemente allucinato della ragazza americana che tiene in braccio una bambola.

Ma sapete cosa mi ha colpito di più di questa mostra? Il silenzio. Le sale erano piene di gente, ma quasi nessuno parlava e quei pochi lo facevano sottovoce. C'erano coppie, gruppi di amici, ma nessuno commentava le foto. Quasi avessero paura di mancare di rispetto alle persone ritratte in foto. Oppure, molto più probabilmente, come se non riuscissero a trovare le parole davanti a quell'orrore col quale erano costretti a confrontarsi. Del resto, cosa si può dire di fronte a tutto ciò? Credo che l'unica cosa che si possa dire, anche a costo di sembrare banali, è che tutto questo serve a farci capire l'immensa, straordinaria fortuna del nostro essere persone normali, con una vita di alti e bassi, di dolori ma anche di immense felicità. E di infinite possibilità. Il mio obiettivo sarà cercare di non scordarlo mai. Credo sia il miglior modo di rendere giustizia a tanto dolore.

venerdì 13 dicembre 2013

La lista di Natale - seconda parte

Buongiorno! Ecco la meravigliosa seconda parte della meravigliosa lista dei negozi dove acquistare i regali di Natale. Come per la prima parte, l'unico e solo principio che regola questo elenco è che si tratta esclusivamente di negozi online, dietro a cui si celano persone belle e che vendono prodotti fatti con le loro mani. E che potete seguire su Instagram. Ciò detto, eccovi la seconda parte della lista dei negozi più belli del mondo. Natale è dietro l'angolo, correte a comperare! E ripetete con me, abbasso il centro commerciale! ;-)
Zelda was a writer
Come si fa a non amare Camilla di Zelda was a writer? Lei è tutto un mondo di creatività, intelligenza e simpatia. Una persona con tanti sogni, che lavora duro quotidianamente per realizzarli. Una persona bella e bella vera, come ce ne sono poche. E, nel suo magico "delirio" di creatività, Camilla si è inventata dei taccuini realizzati a mano, che trovate in vendita su A little market, per realizzare un suo sogno e aiutare voi a realizzare i vostri. No, dico, vogliamo mica rinunciare a questi taccuini magici, eh?



La sartoria dei confetti
Su Instagram Federica è una vera e propria star e se lo merita alla grande, perché realizza piccoli oggetti pieni di bellezza e poesia. Nel negozio di Federica trovate portachiavi, tovagliette, pochette, borse, giocattoli e alcuni capi di abbigliamento. Mi ha attratta, molto tempo fa, grazie al portachiavi dedicato a Instagram e definitivamente conquistata con le sue gonne stilosissime. Ne devo avere UNA (messaggio poco velato indirizzato a mio marito).



Una nuvola
Del negozio di Claudia vi avevo già parlato in una wishlist, tempo fa, e ci tengo a farlo ancora perché le sue cose mi piacciono da matti. Claudia realizza dei gioiellini semplici e delicati, orecchini, collane e bracciali con gufi, gatti, stelline, bottoni e cuoricini. Dolci, ma pieni di stile. Io ho comperato da lei una collana, quest'estate, che adoro.



Pupi di pezza
Pupi di pezza è il negozio di Roberta e dentro ci trovate un sacco di roba, diciamocelo, fighissima. T-shirt, bracciali, i pupi che danno nome al negozio e poi la cosa che mi attira di più: le magliette e etichette personalizzate come si desidera. Se mai sceglierò un logo di A casa di Cindy, mi farò subito fare la maglietta da lei, chevvelodicoaffare! Tra l'altro, nello scrivere questo post, ho scoperto che Roberta ha anche un negozio su Etsy e lì ci sono anche timbri, washi tape e altre cose belle belle



Gaia Segattini
Signore e signori, ecco a voi un'altra star. Lei è brava, bravissima, immensa. La conoscerete sicuramente tutti, ma magari laggiù da qualche parte c'è ancora qualcuno che non sa chi sia e allora ci tengo a raccontare di lei. Gaia è la regina dell'handmade, tiene corsi, scrive libri, è un'ispirazione continua. La cosa che più mi piace di lei è che crea accessori all'uncinetto assolutamente contemporanei e di tendenza (ho un suo cappello con il teschio che ogni volta suscita commenti ammirati). Anche Gaia la trovate su A little market, dove vende collane e bellissime fasce gattose.



E buoni regali a tutti!

mercoledì 11 dicembre 2013

43/52


Probabilmente nessuno se ne sarà accorto (com'è giusto che sia, ovviamente), ma da qualche tempo sto saltando l'appuntamento con la foto settimanale. Stava diventando una sorta di obbligo, non mi divertivo più e ho deciso di prendermi una pausa. Mica siamo ai lavori forzati, qui, eh. Ho tenuto duro per un sacco di tempo, alcune volte facendo davvero fatica, ma trovando sempre l'ispirazione per pubblicare qualcosa che valesse la pena condividere (almeno lo spero). Ultimamente, però, la cosa si stava trasformando in una forzatura e quindi, basta. Ci manca ancora che uno debba sentirsi costretto a pubblicare degli inutili post su un blog, eh insomma, c'è un limite a tutto! Quindi ho deciso di rallentare, continuerò a pubblicare una foto qua e là, ogni tanto, non ci sarà una cadenza fissa. E quando arriveremo finalmente alla foto numero 52, ragazzi, che figata! Sarà la conclusione di un progetto, magari un po' più lento, ma ce l'avremo fatta. Del resto, mica si può essere perfetti. Io, perlomeno, non lo sono proprio mai stata. Mai stata bella, mai stata secchiona, mai stata veramente magra, mai stata ricca, mai "arrivata" sul lavoro. La mia è una vita da mediana (ah, anche mai stata brava negli sport), che vi devo dire. E quindi volete che mi spaventi l'imperfezione di un progetto sul blog?

E visto che sono in vena, vi devo fare una confessione. Sono un'omicida. Intenzionale. Ho ucciso la mia pasta madre. Dolcemente, serenamente, l'ho uccisa. Dopo l'entusiasmo iniziale e un lungo periodo di tentativi e sperimentazioni, mi sono resa conto che panifico davvero troppo poco per giustificare il continuo mantenimento della signorina in frigo. Ho realizzato che stavo davvero sprecando una quantità notevole di farina e non mi sembrava giusto. Non ha senso continuare a rinfrescare, curare, accudire, se poi si usa la pasta madre meno di una volta al mese. Non fa per me. Ci ho provato e con grande serenità ho detto basta. Una piccola voce dentro di me la bolla come fallimento, ma - come ho già detto - la verità è che non sono perfetta (e questo lo so per certo da quando andavo a scuola con i vestiti fatti da mia mamma in piena epoca paninara) e neppure lo voglio essere (beh, all'epoca un bauletto Naj Oleari mi avrebbe migliorato la vita, ma che ci devo fare, così è). Ah, a proposito di fallimenti,  la prossima volta vi devo raccontare della mia orchidea, che ha perso tutti i fiori. Uh, poi verrà anche il momento di confrontarmi con i buoni propositi dello scorso anno, ussignur.

lunedì 9 dicembre 2013

Tea for Two

Ogni Tea for Two è più bello di quello precedente. E poi questo è davvero speciale. Sono felice che queste parole siano qui.


Uno aspetta tanto l’ispirazione, finchè si rompe le palle e inizia a scrivere.
Per farlo, mi metto in cuffia “So young”, Suede. E via. Via dal jazz, dal dixieland e da tutto quello che abbiamo ascoltato fino ad ora.
Suede e roba molto brit perchè stasera ho tanta nostalgia dei miei amici.
I miei amici sono sparsi ovunque ed è sempre più difficile incontrarli, è sempre più complicato vedersi per una birretta e due chiacchiere.

Suede, in particolare, vuol dire Urban. L’amica di cui non ero riuscita a parlare nel mio vecchio blog, nel mio personale tempio degli amici (chissà, magari un giorno vi svelerò dove si trova).

Lì mancano figure importanti quali, per esempio, Queen e Urban. Siccome conoscete già quello splendore della Queen, voglio presentarvi la Urban.



“Urban, in arte Bael, all’Inchiostro Festival di Alessandria (ph BibiBibodiBibù)”
Urban è minuta ma tosta, profonda ma leggera, ironica, divertente ma dark.
Urban è la ricetta perfetta, quella con gli ingredienti giusti nelle dosi più equilibrate.
Urban è raffinata ma mi vuole bene anche quando le dico che mi trastullerei volentieri Fabri Fibra (Fabri Fibra è tanta roba, comunque).
Lei è più da Brett Anderson, per capirci. E da Morrissey. Beh, da Morrissey lo siamo pure io e la Queen, inutile dirlo, ma è Morrissey a non essere interessato a noi. Ahinoi.

Non vi ho detto che la Urban è anche dissacrante e stronza, all’occorrenza. Ma in un modo che ti fa spaccare dal ridere anche solo con una faccia o una battuta, dietro quegli occhiali neri alla Moz e i suoi piercing.
La Urban è bellissima, piccola com’è, e ha un look che sembra uscita da una rivista di moda berlinese figa. La Urban è figa perchè ascolta musica figa ed è ancora più figa perchè non la ascolta per fare la figa. A lei piace proprio la musica figa.
Io mi ci scontro un po’ perchè vorrei portarla a qualche concerto dubstep o a ballare su Fatboy Slim, ma lei proprio non ci sente. Però andremo a Manchester, sulle tracce dei nostri adorati Smiths e dei numeri 7 di quella squadra sensazionale. Perdonatemi, ma mi sento di considerarla l’unica squadra degna di nota (a parte la mia).



“perchè Urban quando parla di pop lo fa sempre con stile”
 
Non vi ho detto che Urban, essendo figa, non poteva non avere un fidanzato fi-ghis-si-mo (Il Bisa).
Inutile dire che tra i nostri sketch preferiti c’è tipo:
“Urban, sai che voglio fare reiki?”
“Ma dai? Anche Bonnie l’ha fatto. E ha fatto un trattamento al Bisa poco tempo fa”
“Solo a me non fai mettere le mani addosso al Bisa”
“Perchè di te non mi fido, bagàsa”
“Non hai tutti i torti Urban”.

Purtroppo so di aver scritto male questo post e so anche che vi dirà molto poco. Così come so che fatico a descrivere in poche righe le persone che per me significano tanto. Soprattutto se ho bevuto svariati bicchierini di Candolini prima di iniziare a scrivere (è sempre così: uno pensa di sciogliersi con l’alcol e invece gli si ingarbuglia la lingua e basta).
In realtà quello che sto tentando di fare (oltre a dire alla Urban che le voglio bene come le ali aperte) è invitarvi a raccontarmi un’amicizia fondamentale in poche righe, in un aneddoto, in un commento, in un post, in una mail, in quello che preferite. 

Io lo so che ognuna di voi ha qualcosa di speciale da dire a riguardo, la Queen, innanzitutto, e poi sicuramente Anna dai cerchietti fru fru, la colorata Vero-di-Mipiace, Elena sotto il suo ombrello trasparente, Maricler dal suo molo di Trieste, Serena (se non si è già trasferita a Essaouira), Nazarena (mannaggia a te che mi hai risvegliato il prurito di andare in Norvegia), Federica che ci butterà giù due righe con una vecchia macchina da scrivere, Raffaella e la sua storia dei dentini da caffè, Michela direttamente dal mare di Sicilia, GiuliaM (GiuliaM, ti prego, donaci una wishlist). E quella Claretta del mio cuore che qui nel blog si sente poco ma io so che c’è sempre. Come nella vita.


 “Urban con Hela, una delle creature feline di casa Urban/Bisa”
 (non so chi ringraziare per questo bellissimo scatto)

venerdì 6 dicembre 2013

La lista di Natale - prima parte

Buongiorno! Vi è già presa la smania del Natale? A me sì. E non so come mai, visto che negli ultimi anni ero in pieno spirito Grinch. Ma tant'è, Natale sta per arrivare, le lucine le ho montate, la playlist è pronta, la canzone di Natale di Radio Deejay è già in giro, quindi godiamoci l'atmosfera.
Di solito il venerdì è dedicato alle wishlist, ma ho deciso di fare una pausa natalizia. Del resto, noi facciamo liste dei desideri tutto l'anno, perché non smettere di farle quando le fanno tutti gli altri? Insomma, siamo alternativi o no? Beh, dai...alternativi fino a un certo punto, perché ho deciso di fare una cosa che non fa proprio nessuno: la gift guide! Indie fino in fondo, eh? Punk come se non ci fosse un domani. Vabbè, che vi devo dire, il Natale mi ha dato alla testa e ho deciso di sostituire la wishlist con una lista di negozietti dove acquistare i regali. Tutta presa dallo spirito natalizio, mi sono detta: "tutto l'anno pensiamo a noi, in questo mese ci dedichiamo agli altri, dai". Ehi, ma solo per questo mese, che sia chiaro! Da gennaio ritornano le wishlist, non si scherza!
Però questa sarà una lista di negozietti un po' speciale, perché si tratta soprattutto una lista di persone. Di persone che creano cose bellissime e le vendono online. Di persone che non solo creano e vendono, ma che si raccontano. Che condividono la loro quotidianità, le storie che si celano dietro le cose che vendono, i loro sogni, le cose belle e brutte. E tutto questo, per me, fa sì che quegli oggetti diventino preziosi come gioielli. Piccoli oggetti con una storia e un sorriso dietro. Io credo non ci sia niente di più bello. Tutti questi negozi li ho conosciuti tramite Instagram, molti di loro sono molto famosi, ma magari qualcuno di voi non li conosce ancora e quindi ci tenevo a fare loro - nel mio piccolo - un po' di pubblicità. Chissà che non troviate un'idea per un regalino speciale? Io ho già acquistato da molti di loro e sono felicissima!

Pollaz
Pollaz è la creatrice di piccole magie di stoffa. Tovagliette a forma di casetta. Cuscini che ritraggono personaggi buffi. Guanti e grembiuli da cucina. Pollaz ha dato vita anche a due bellissime collaborazioni: con Yeya, con la quale ha realizzato un set da cucina (ma quanto è bello il grembiule?) e con Milk Tooth's Rain, con cui ha pensato un set da tè con tazza, tovaglietta e copritazza coordinati (adoooooro).

 Pretty in Mad
Pretty in mad ha un'enorme passione per la fotografia analogica e per i gatti (lei ne ha due e io ne sono innamorata alla follia), di cui racconta sul suo blog, ed è una persona estremamente creativa.  Tempo fa, vi avevo parlato di lei per i bellissimi collage che realizzava con i ritagli di giornale, ora ha aperto un negozio Etsy dove vende piccoli bijoux a tema felino e fotografico e tante colorate pochettine. Io vorrei comperare tipo TUTTO!

 I love paper
Lisa di I love paper mi ha conquistata "visivamente", grazie alle foto che pubblica quotidianamente su Instagram. Lisa realizza gioielli in carta che sono una poesia vivente, piccoli fiori colorati che diventano orecchini super chic e collane delicatissime. Sono nella mia wishlist da secoli e devo proprio decidermi a regalarmene uno!
 Uhlalà
Uhlalà è una fiorista freelance, una designer, una blogger, l'anima del progetto Moi je joue e soprattutto una persona di grandissimo gusto. Io la seguo da tanto e ho fatto i salti di gioia all'apertura del suo negozio, dove vende...pompom. Pompom come elastici per capelli, clip per scarpe, spille e per quello che volete voi. SONO BELLISSIMI, voglio urlarlo al mondo.



 Thelapisu
Ma dopo aver comperato tutti questi favolosi regali, vogliamo incartarli? Eccerto, il pacchetto è la parte più divertente! Ecco che allora entra in scena Thelapisu, con i suoi stickers personalizzati e altri accessori per pacchetti che uao. Io li ho comperati e ne vado fiera!


Allora, che mi dite di questa selezione? Bella, vero? La prossima settimana vi aspettano altri negozietti, mamma mia, dovete proprio dirmi grazie. Idee regalo speciali, che si possono acquistare tranquillamente da casa, mentre siete lì seduti in poltrona a sorseggiare un tè, evitando traffico, code e caos. Che non si dica che non vi voglio bene!

martedì 3 dicembre 2013

Le cose belle del mese: Novembre


Finalmente ci siamo, dicembre è arrivato! Io sono felicissima, mai come quest'anno ho voglia di Natale, luci, dolci, regalini, auguri, abbracci, musichine anni '50, freddo, festeggiamenti (il vero spirito del Natale, no?). Ma prima di tuffarci nella meravigliosa atmosfera delle feste, vi faccio fare un salto indietro, torniamo al mese di novembre e vi racconto quali sono state le cose belle di quel mese così grigio e noioso. Ve le racconto con qualche giorno di ritardo, ormai qui a casa di Cindy abbiamo un po' di cose da rincorrere e non sempre riesco ad essere la precisina puntuale che sono di solito. Ahimè. Ma bando alle ciance, via con le cose belle.
Il pan dei morti
Il mese di novembre per me si apre rigorosamente con il pan dei morti. Ogni anno, il freschino autunnale mi fa nascere la voglia di dolci speziati, di cannella, chiodi di garofano, tè allo zenzero o all'anice stellato e il pan dei morti è il primo dolce di stagione a soddisfare tale voglia. Arriverà poi il momento dei gingerbread cookies, ma l'inizio di novembre è tutta una scorpacciata di pan dei morti, prima che scompaia dai banconi delle pasticcerie (sì, potrei prepararmelo anche a casa, ma mi piace il fatto di mangiarlo solo per un brevissimo periodo all'anno, è un po' un rito di apertura dell'inverno - del resto, che sono matta totale ve l'ho già detto, quindi...)
Arctic Monkeys
Chi mi conosce bene sa quanto io ami andare ai concerti. Mi emozionano. Mi fanno sentire viva. Mi rendono felice. Io non potrei mai stilare recensioni di concerti, perché li amo tutti. Mi piace l'atmosfera, il rito della birra, la gente e quella scarica di adrenalina pura che sento ogni volta che si spengono le luci e parte la musica. Come dicevo, io i concerti li amo tutti. Anche quelli di gruppi che non conosco benissimo. Tipo gli Arctic Monkeys. Sono arrivata al loro concerto dopo aver ascoltato qualche loro canzone e aver deciso che mi piacevano un casino. Il concerto mi ha entusiasmata e loro sono diventati la colonna sonora del mese. La mia preferita è questa, ché mi ricorda tanto gli Stone Roses. Ah, come amo gli Stone Roses, un giorno ve lo racconterò.
I libri di Alessia Gazzola
Novembre mi ha vista girare spesso in treno, dove mi hanno tenuto compagnia i gialli di Alessia Gazzola. Volete una lettura leggera, piacevole, che non vi sveli il senso della vita ma vi faccia arrivare da Savona a Milano in un lampo? Ecco, leggetevi le storie di Alice Allevi, la specializzanda in medicina legale che risolve casi di omicidio. Lei è sbadata, distratta, un po' sfigata, a volte ti fa venire il nervoso per quanto è svagata ma, al tempo stesso, è intelligente, brillante e determinata. E pure simpatica, altro che Kay Scarpetta.
Milano
Le peregrinazioni in treno di questo mese mi hanno portato spesso a Milano (questo lo scrivo per Daria Pop, che continuerà a fare congetture su cosa io vada a fare lassù) e mi hanno dato la possibilità di riscoprire una città che ho amato tantissimo e da dove, come spesso capita nella vita, mancavo da tantissimo tempo. Milano mi ha accolta quando ero all'università, mi ha regalato giornate speciali, persone bellissime che mi hanno riempito la vita e mi ha aiutata a crescere. Se sono quella che sono, tanto lo devo a Milano. Checché se ne dica, è una città meravigliosa e mi manca tantissimo.
Eh, sì. Sono arrivata a quarant'anni senza aver mai visto questo film. Non so come ho fatto, ma tant'è. Sono anni che fa parte della lista dei film da vedere, ma per un motivo o per l'altro, non mi è mai capitata l'occasione. Ci voleva una pigra sera di novembre e il vuoto della programmazione televisiva per farmi venire l'ispirazione. Bum, conquistata. Ho già voglia di rivederlo. Adesso, subito. Come si fa a vivere senza?
Qualsiasi cosa riporti il nome di New York attira la mia attenzione. Credo di possedere almeno cinque o sei guide diverse, qualche libro fotografico, un buon numero di film e oggettistica varia. Potevo quindi non lasciarmi conquistare da un romanzo sulla città di New York? L'ho visto in libreria, era in edizione economica, non potevo lasciarlo lì. No, no, no. E sono felice di averlo fatto, perché è una lettura davvero piacevole. Si tratta di un romanzo storico ambientato a New York, che prende avvio dall'epoca dei primi coloni olandesi per finire ai giorni nostri. Ci sono tanti personaggi e tante storie che si intrecciano, ma è la città la vera protagonista. Se amate New York, non fatevi spaventare dalla mole (sono 1000 pagine), lo leggerete d'un fiato. Grazie a lui, ho passato tutte le sere di novembre nella Grande Mela. Mica poco, no?

giovedì 28 novembre 2013

42/52 e buon compleanno!

Mamma mia, ieri questo blog ha compiuto UN anno! Chi l'avrebbe mai detto? Io no, giuro. In questi anni credo di aver aperto almeno cinque o sei blog, sulle piattaforme più disparate, in italiano, in inglese, solo di immagini, con i temi più vari, alcuni anche piuttosto belli, ma nessuno di questi ha avuto lunga vita. Credo nessuno sia durato più di qualche mese, a volte settimane. Era come se stessi cercando la maniera giusta di esprimermi e non riuscissi a trovarla. Come se non riuscissi a trovare la mia voce. E invece, quasi per magia, in maniera casuale ed estremamente naturale, un giorno l'ho trovata. Ma lo sapete com'è nato A casa di Cindy? Credo di non avervelo mai raccontato, eh?
Lo scorso anno, a inizio ottobre, ero rimasta folgorata dalla mostra di Steve McCurry. Ho provato un'emozione così intensa da avere un bisogno impellente di condividerla con qualcuno. L'ho raccontata ai miei amici, certo. A mio marito. Ma sentivo il bisogno di dirlo al mondo (capita solo a me? Non ditemi che questo è un altro segno della mia pazzia incombente). Ho scritto di getto quello che sarebbe diventato un post e l'ho salvato in word. Contemporaneamente, dopo un lungo scambio di amorosi sensi su Instagram, Camilla di Zelda was a writer mi ha chiesto di scrivere per lei un resoconto del mio viaggio negli Stati Uniti dello scorso anno. Quando lei mi ha detto che il mio racconto le piaceva e che aveva intenzione di farne un appuntamento mensile sul suo blog, (dopo aver saltato come una pazza in casa per ore) mi son detta che allora, forse forse, quello che avevo da dire poteva essere interessante, che magari, chissà, a qualcuno poteva anche piacere. E in due ore ho aperto A casa di Cindy, l'ho arredato e ho pubblicato il post su McCurry. Che ancora oggi è il post più letto di questo blog.
Perché A casa di Cindy? (Questa è la domanda che vorrei mi facessero quando diventerò famosa, sappiatelo. Perché io adorerei fare le interviste, altro che 'ste star che si stressano. Chi ha il pane non ha i denti, che grande verità). A casa di Cindy si chiama così perché volevo portarvi tutti a casa mia, ovviamente. Volevo aprire le porte di questo minuscolo appartamento di provincia e farvi vedere tutto il mondo che c'è dentro. Il mio mondo, spesso reale, molto più spesso mentale. Quello che amo, quello che mi entusiasma, quello di cui non smetterei mai di parlare. E perché Cindy se mi chiamo Cinzia? Perché Cindy è il mio soprannome da anni, da quando una cara ex-collega ha deciso di rinominarci tutti all'inglese. Perché Queen Cindy, mio nickname dall'alba di Internet? Beh, questo ve lo racconto un'altra volta, eh? Ché un po' di suspance ci vuole anche...
Eh insomma, eccoci qui. Spero che A casa di Cindy sia un posto accogliente e piacevole come vorrei, che vi faccia voglia di prendere in mano una tazza di tè e mettervi comode a chiacchierare. Spero davvero che lo sia. Per me lo è e questo lo devo soprattutto a voi. Voi che vi mettete in gioco con le vostre wishlist, che mi lasciate commenti pieni di entusiasmo e di allegria, che condividete con me un piccolo pezzo di vita e che siete per me una presenza fondamentale. Vi meritereste dolci, regali e mille festeggiamenti, per il momento non posso fare altro che dirvi GRAZIE. Di tutto. Dei post che mi regalate, dei commenti, qui e su Facebook, dei like, delle visite silenziose, di tutto. Davvero, grazie. Dal profondo del cuore. La vostra presenza è un regalo e io non posso che ricambiare con un abbraccio. Ma forte, forte...lo sentite?
(Nella foto uno dei miei angoli preferiti della casa di Cindy fatta di mattoni).

martedì 26 novembre 2013

Tea for Two

E il viaggio insieme a Daria continua...

Forza, alzi la mano chi ha canticchiato almeno una volta nella vita “ti bastan poche briciole, lo stretto indispensabile…”. Esatto, proprio quella de Il libro della giungla.
Dovete sapere che quella canzoncina mi prende proprio bene, specialmente nella versione di Louis Armstrong “The Bare Necessities”.
Alla fine di ogni dj set, che si chiuda con la house, con il dubstep, con l’elettronica più spinta, con del big beat o con del sano pop anni ‘80, come ultimo pezzo metto sempre “The Bare Necessities”. E’ il mio modo di salutare e ringraziare tutti i presenti. Mi piace vederli cambiare registro, guardarli saltellare su questo pezzo e mandarli a casa sorridenti. Mi piace ricordare che, nella vita, bastano davvero poche briciole.
E per ricordarlo anche a me stessa, torno spesso nel Paesino. In Alta Langa, su, su, su, in cima a una collina. Dove non passano treni o autobus, dove non ci sono mai stati i semafori, dove in ogni casa c’è almeno una stufa a legna e ci si buttano sopra le bucce dei mandarini che mandano quel profumo tanto buono. Lassù, dove ci sono i boschi in cui ogni tanto mi rifugio da che ero bimba e riuscivo addirittura a infilarmi nel tronco di qualche castagno, così grande che si apriva su un lato, come nelle fiabe, mostrando un ingresso nella corteccia che era un invito per noi piccini.
Ragazzi, i boschi. Non sottovalutate il potere dei boschi, per carità.
I colori del bosco, l’odore forte e al contempo molliccio che si sprigiona dalla terra, la secchezza umida delle foglie che scricchiolano sotto i piedi, la forma degli alberi, qualcuno così imponente e massiccio che mi viene sempre voglia di dargli due pacche, come si fa con la schiena di un amico, per non parlare dell’energia che trasmettono, i boschi, facendoti sentire protetto e anche un po’ animalesco e fiero di far parte di quella bellezza.
Non bisogna essere necessariamente ecologisti o freakettoni per cogliere l’energia della natura, è successo anche quella volta a un amico, seduto in un bosco: ha appoggiato una mano sul terreno e ha sentito una vibrazione che arrivava da lì sotto ed è stata una sensazione così improvvisa e inaspettata che nemmeno la racconta volentieri, per la paura di passare per matto.
Ma è così, credetemi. Ve lo dice daria pop, amici.
Posto che i giri nei boschi rientrano nella top five dei miei viaggi preferiti, non era di questo che volevo parlare. Questo era un esempio, un mio personale punto di vista sulla semplicità. Su tutto quello che abbiamo lì, a portata di mano, e a cui non badiamo più di tanto, troppo presi dall’orologio, dall’automobile, dai tempi stretti, dalla televisione, dai social network, dalla frenesia, dagli ipermercati, dal traffico, dalle code, dai telefoni che squillano, dalle mail che dobbiamo mandare.
Stop.
Fermatevi, ogni tanto. Vestitevi male, andate nei boschi, sporcatevi, non abbiate paura di sedervi in terra, di passare in una pozzanghera che tanto lo so che da bambini vi piaceva un sacco saltarci dentro. E quindi? Mica penserete di non poterlo più fare soltanto perchè siete un po’ cresciutelli. Prendetevi una pausa e ricordatevi che, da bambini, giocavate alla “settimana”, disegnandola sull’asfalto con dei pezzi di mattoni rotti, pensate a quanto eravate felici con un pallone e una corda da saltare e chiedetevi, come faceva de gregori, “cosa sarà che ti fa comprare di tutto anche se è di niente che hai bisogno”.
Fermatevi, ovunque voi siate, per un momento, uno soltanto, e non rincorrete un altro posto, un’altra stagione, un’altra storia. Perchè una rincorsa continua e senza soste, beh. Non dev’essere un bel lavoro.
 
 

venerdì 22 novembre 2013

La wishlist degli ospiti: Anna

Le wishlist degli ospiti sono una cosa davvero speciale, perché sono un pezzo di voi, un regalo che fate a me e al mondo, un momento di condivisione e di apertura. Per me le wishlist sono un bellissimo modo di conoscere un po' di più le persone con le quali condivido unicamente contatti virtuali, una maniera per disegnare meglio il volto di quelle persone che stanno al di là di questo schermo e che per me, per ora, sono solo foto, parole scritte e commenti. Ma che dire delle wishlist delle persone che conosco di persona? Ogni volta mi stupisco di come ognuna di queste wishlist sia esattamente il ritratto di chi l'ha scritta, tra le righe di queste liste dei desideri ritrovo perfettamente la personalità, il carattere, le passioni, le parole di coloro che conosco più o meno bene.

La wishlist di Anna è esattamente quello che mi aspettavo da lei. Una lista di desideri apparentemente leggeri, ma che nascondono una grande profondità. La capacità di sognare, la voglia di crearsi una vita a propria immagine e somiglianza, le piccole cose allegre per superare le difficoltà di ogni giorno. Anna è una persona speciale e lo capite già solo leggendo il suo blog, al quale devo numerose ricette semplici e dal risultato garantito. Anna è sarcasmo e allegria, sorrisi e determinazione, voglia di fare e grande forza. Anna è una di quelle persone che mi fanno venire voglia di abbracciarle ogni volta che le vedo. Ma forte, forte, eh. Leggetevi questa wishlist, io l'ho adorata. Come adoro lei, chevvelodicoaffare.

Non di solo pane burro e acciughe vive cucinaprecaria.
Ringrazio infinitamente Cinzia per il suo blog, perchè mi regala la bellezza in pillole che non avrei mai voglia di andare a cercare nel mondo, in particolare la ringrazio per ospitare a casa sua i deliri di una wishlist che voleva parlare di altro.
Ora, per la maggior parte del tempo io penso al cibo, produco cibo, mangio cibo, leggo cibo, fotografo cibo, lo guardo, lo annuso, lo cerco, ne scrivo.
Ma: "Sono solo una semplice ragazza, che sta di fronte ad un ragazzo e tutto ciò che gli chiede è di essere amata" (cit.Notting Hill)
Quindi per me niente wishlist di presine, tazze, pentole, frullatori, cucine da sogno, No! Voglio parlare di quella semplice ragazza che vive, spera e sogna; nel dettaglio case volanti, vestiti colorati, cerchietti e borse-telefono (quanta profondità in una sola persona).
 
1. Ho una passione smodata per il lavoro di Laurent Chehere, quello degli edifici volanti per intenderci. Il caro Laurent è andato in giro a fotografare le case, i palazzi, etc dei sobborghi di Parigi, si è fatto ispirare da Miyazaki e Fellini, ha pensato che quelle case, estrapolate da un contesto che le opprimeva, avevano una bellezza e un potere che bisognava comunicare.
Ora io voglio due cose, anzi 3:
- una casa che abbia una storia da raccontare (magari una casa con le ruote, così posso riempirla di bellezze del mondo)
- voglio guardarmi allo specchio, estrapolarmi da un contesto che non mi piace e portarmi in alto, dove voglio andare io, così da diventare bella
- in attesa di una casa volante potrebbe andare bene anche una stampa di una delle foto :-)

Per conoscere il suo progetto andate qui.


2. Sono stata folgorata dalla serie televisiva "New Girl" che ha come protagonista quella topolona di Zooye Deschanel, una morettona con gli occhi da cerbiatta che per l'occasione veste i panni di Jess, una svampitona che adora cantare ad alta voce piccole composizioni inventate sul momento, vive una vita sentimentale travagliata e anche a livello lavorativo non se la passa benissimo. La nostra Jess finisce a vivere con 3 ragazzi che diventeranno in breve tempo la sua bizzarra e allegra famiglia.
E' una serie televisiva da venerdì sera in pigiama, certo non vi cambierà la vita ma sono sicura che come me sognerete ad occhi aperti tutti i vestiti di Jess, dall'atmosfera retrò e dai colori sgargianti, quello stile finto casuale, che cerco di riprodurre senza grandi risultati. Questi i miei preferiti:



3. Cerchietti, velette, fiori, cilindri montati su cerchietti, pennuti, Marina Ripa di Meana è il mio mito!
Per la mia prima comunione indossavo un cerchietto bianco tempestato di perline e lo portavo con una certa fierezza, solo più tardi avrei sviluppato la malattia per i copricapo bizzarri, ma il germe del cerchietto era presente in me già all'età di otto anni.
Ne ho una discreta collezione e solo per motivi economici metto freno a questa passione e vi prego, non mi dite che non ci sono occasioni per indossarli. Le occasioni si creano.
Si ma chi crea i cerchietti? Loro, Anita e Valentina Trittongo, due giovani creative di Alba (CN).
La felicità è un cerchietto su misura
:-)

Mi è presa così, la frivolezza, avrei voluto darmi un'aria più intellettuale e parlare di libri e viaggi, film e oggetti di design invece sto usando questo spazio sacro per parlare di pois, come un'adolescente! (magari Cinzia mi ospiti per la versione seria?)
 
4. Concludo la mia lista dei desideri con la Phonebag!
C'è qualcosa di più geniale che mettere insieme una borsa e un telefono? No, non vi scervellate! Non c'è!
Queste borse sono un oggetto del desiderio che anelo da anni, sono di una bellezza e di una originalità senza pari. Sento che se potessi averne una la mia vita prenderebbe una piega diversa, davvero.
Sono sicura che un buon medico la prescriverebbe come cura.
Io ti aspetto. Ti amo Phonebag!

mercoledì 20 novembre 2013

Biscotti alla Nutella

Ieri ho pubblicato questa bellissima poesia (la leggo quasi ogni giorno, sono convinta che contenga moltitudini - sì sono una pazza, ormai è piuttosto evidente e il problema è che non sto facendo nulla per rinsavire) e vi ho chiesto di condividere con me il contenuto delle vostre tasche. Beh, pare che non solo io mi porti in giro un bel po' di ansia...Cribbio, qui bisogna rimediare!

E come la combattiamo l'ansia? Io solitamente esco con il cane, cammino, cammino e cammino, finché mi accorgo di stare meglio. Direi che è un metodo quasi infallibile, non fosse che sta piovendo a dirotto e uscire con il cane vorrebbe dire ritrovarsi con una palla di pelo bagnato fradicio da pulire e asciugare. Non mi sembra proprio la cura migliore per l'ansia, che dite? Poi dev'essere una cura da condividere, no? Sennò me la faccio passare solo io l'ansia, ma non va mica bene. Eh, no. Quindi, cosa potremmo fare?

Beh, un'altra cura sarebbe quella di mettere gli Abba a palla. Però ci vuole qualcosa di più concreto, qualcosa che abbia un effetto più duraturo. Ecco, appunto: possiamo darci alla cucina! Cuciniamo dei dolci. Facili, facili. Pronti nel tempo che ci vuole a dire "oddio che ansia che c'ho oggi". Perfetti per farci sentire meglio. Perfetti per pensare che il mondo, in fondo in fondo, è proprio un gran bel posto. Su di me hanno questo effetto e mi sento di poter garantire che sarà lo stesso anche per voi. E poi non dimentichiamo che sono perfetti anche per una bella botta di autostima, ché vengono da Dio praticamente senza sforzi.

Quindi, che dite, procediamo? Si tratta di biscotti alla Nutella. Biscotti. Ottimo. Alla Nutella. La perfezione. Aggiungete a questo il fatto che servono solo 3 ingredienti e che manco dovete uscire per fare la spesa (perché, esiste qualcuno che non ha la Nutella in casa? Non vi credo). Tempo di preparazione, incluso reperire gli ingredienti in dispensa: 10 minuti, 15 massimo se proprio vi distraete un po'. Tempo di cottura: 15 minuti. No, dico, cos'altro pretendete? Io un rimedio per l'ansia l'ho trovato, ditemi un po' voi.


Biscotti alla Nutella
180 gr. di Nutella
150 gr. di farina
1 uovo
Mescolate bene gli ingredienti, in modo da ottenere un impasto uniforme. Dividete l'impasto in palline, appiattitele leggermente e disponete in biscotti su una teglia coperta di carta da forno. Cuocete a 180° per 15 minuti.

PS: questa ricetta non è mia, l'ho trovata per caso in rete. Quindi se là fuori c'è l'inventore di tanta delizia, alzi la mano così posso fargli un bell'applauso!

martedì 19 novembre 2013

Dieci cose che trovate nella tasca di un mago

 
In questi giorni sono un po' impegnata e non ho molto tempo per scrivere. Sono giorni complicati e la mia mente è altrove, spero mi perdoniate (quando tutto sarà in carreggiata, prometto che vi racconto). La mente è lontana, non ho ispirazione per la scrittura, ma vi penso sempre. E ci tengo tanto a condividere con voi questa poesia, scoperta da poco e amata alla follia.

Dieci cose che trovate nella tasca di un mago
Una notte buia.
Delle parole che nessuno ha mai saputo scrivere.
Un bicchiere d'acqua riempito fino all'orlo.
Un grosso elefante.
Una giacca fatta di ragnatele.
Un fazzoletto grosso come un parcheggio.
Uno scontrino del negozio di bacchette magiche.
Un secchio pieno di stelle e di pianeti, da mischiare alla notte buia.
Un sacchetto di mentine magiche che non si sciolgono mai.
Un coniglio che russa.
Ian McMillan
E voi cosa avete nelle vostre tasche? Io caramelle alle erbe alpine, una castagna matta e un po' di ansia. 

venerdì 15 novembre 2013

La wishlist degli ospiti: Elena

Pronti per una nuova wishlist? Oggi è la volta di Elena, che ci regala una wishlist autunnale e piena di poesia. Elena l'ho conosciuta grazie a un suo commento lasciatomi proprio in merito a una delle mie wishlist, a cui sono seguiti messaggi su facebook, un'amicizia virtuale che spero possa diventare presto reale e questa emozionante lista dei desideri. Elena ha quello che lei stessa definisce "un blog come tanti", ma che in realtà è davvero speciale. Dentro c'è tanto di lei, di Genova, tanta vita e tanta bellissima scrittura. Leggetelo, ne vale davvero la pena. Lo trovate quiMa ora godetevi la sua lista dei desideri!  

Mi cimento, per la prima volta, nell’ardua compilazione di questa wishlist. Di tutte le bellezze che leggo nel blog di Cindy, l’appuntamento del venerdì è sempre quello più atteso…e oggi, incredibile, tocca a me! Non so da che parte cominciare, essendo un elenco (una cosa che adoro fin da quando ero piccola), mi viene subito in mente una borsa di stoffa, che ho visto da poco in un negozio e che probabilmente è cucita a mano. In questa borsa ci sono molte asole, accanto ad ogni asola c’è una scritta, che ne so “marmellata”, oppure “olio”, o ancora “limoni”. Cos’è? Una shopper, una borsa per la spesa, perché sotto all’asola di ogni prodotto c’è pure un bottone e quando ci manca qualcosa non dobbiamo fare altro che appuntarlo, così da arrivare al mercato con una lista pronta…e bellissima! Ma, in verità, l’elenco che mi è venuto in mente di getto quando ho letto la richiesta di invio di una wishlist degli ospiti, è quello qui sotto. Speriamo si avveri!
1) Innanzi tutto vorrei tanto queste scarpe. Le vorrei proprio tantissimo. Da anni ne porto un paio molto simile, nero, con la punta arrotondata e i lacci sottili, comprato in un pomeriggio d’autunno in un negozio della mia città, Genova. Visto in vetrina  è stato subito amore. Ricordo che avevo solo una possibilità di scelta: bianche o nere? Sì perché il modello di queste scarpe fatte a mano si chiamava proprio così: Black (o White) 37-38-39, ovvero gli unici tre numeri realizzati. Nel frattempo le ho fatte risuolare, le ho lucidate, ammorbidite, messe e rimesse. Sono le mie scarpe da conferenza, ma anche da funerale, le indosso con i pantaloni morbidi e ampi o con i vestiti corti e le calze alla parigina. Ora che sono stanche, vecchiotte e un po’ malandate, perché dover scegliere ancora una volta tra bianco e nero e non comprare entrambi i colori in una scarpa sola? Le voglio! (Porto il 37…)
2) Il mio secondo desiderio è riuscire ad visitare il MUSE, il Museo delle Scienze di Trento, in autunno. Ha aperto da poco ma io lo seguo da quando ancora doveva inaugurare e, un po’ che si trova in Trentino, posto del cuore e degli affetti, un po’ che dentro raccoglie la mia seconda (o terza?) vita, cioè la didattica, i laboratori e la comunicazione della scienza, un po’ che dai, ammettiamolo, deve essere veramente una figata, mi piacerebbe regalarmi una lunga, lenta, e intensa giornata in questo posto delle meraviglie.
(foto Alessandro Gadotti)
3) Il terzo “non posso vivere senza” è un ombrello da pioggia trasparente, perché il mio è abbandonato nel laboratorio del Festival della Scienza di Genova che sto seguendo e chissà, magari andrà perduto. Poche cose sono belle come le gocce che si posano e scivolano veloci, con le luci della città che filtrano attraverso l’acqua e il rumore delicato della pioggia che batte. Lo vorrei semplice, non colorato, come quello di Scarlett in Lost in Translation (quanto ho amato quel film!), così potrei uscire con il mio impermeabile nero con i bottoni rosa e la fodera piena di ombrelli disegnati, con i miei stivali di gomma rossi e un bel sorriso stampato in faccia.
4) Da quando ho finito di arredare casa, quasi un anno fa, penso spesso a cosa appendere sopra al tavolo della cucina. Le luci da sagra di paese, piccole e colorate, che mi farebbero commuovere ogni volta che le guardo? Un filo di bandierine di plastica, di quelle triangolari, pronto a dondolare quando apro la piccola finestra affacciata sul cortile interno? Le foto degli amici fotografi, bravissimi a cogliere l’attimo e a scegliere quel  punto di vista che dici “Oh, ma è bellissimo!”?
In questo periodo, la cosa che di più mi piacerebbe vedere appesa sopra le mie seggiole tutte diverse è un’insegna vintage, di quelle da vecchia drogheria, magari di latta smaltata con i colori più tipici degli anni cinquanta, tipo il verde acqua o il giallo crema. Come questa qui sotto:

5) Prometto che questo è l’ultimo desiderio, anche se potrei continuare ancora a lungo! Ogni volta che entro in libreria, la domenica mattina per il caffè, quando piove, se ho un po’ di tempo o quando cerco un regalo, vado sempre a guardare se hanno ancora questo libro, Cortecce di Cédric Pollet. E’ un volume gigantesco e pure un bel po’ costoso, ma dentro racchiude un mondo, il mio, fatto di gusci, protezioni, colori, ruvidezze, striature, spaccature, “lisciosità”, sfumature e tutto quello che la corteccia di un albero può farvi venire in mente. Dentro questo libro, per dire, ci sono foto così: