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lunedì 16 novembre 2015

Muffin vegani con banana e noci

Solitamente il lunedì, da qualche settimana a questa parte, si apre con una nuova tappa del mio vecchio viaggio negli Stati Uniti (son passati ormai due mesi, è vecchissimo). Questo lunedì sarebbe stata la volta delle luci di Las Vegas, del matrimonio, di Love Me Tender cantata da Elvis, ma non ce l'ho fatta. Questo fine settimana ho provato più volte a cominciare il post, ma non mi venivano le parole. Ecco sì, ho passato tre giorni senza parole. Non mi veniva niente da scrivere su Facebook, nessuna foto da mettere su Instagram, nessuna parola per cominciare un post. Nulla, il vuoto più totale. 

Come sapete, a Parigi sono stata a gennaio. A Le Petit Cambodge, uno dei luoghi dell'attacco terroristico, ho passato una delle più belle serate di quella vacanza. Un posto sempre pieno di gente, di sorrisi, di cibo buonissimo, di vita. C'era un'atmosfera fantastica, in quel posto. E adesso quell'atmosfera sa di morte. Quel ricordo è stato sporcato e ora ho in bocca un gusto amaro che non è ancora andato via. 

Lo so, è solo un ricordo, non è nulla se paragonato alla disperazione di chi ha perso una persona cara, di chi ha visto la propria vita cambiare per sempre. Ma quel ricordo scintillante trasformatosi in un buco nero è un po' quello che si vuole fare con le nostre vite, farle diventare buie e senza speranza. E allora bisogna lottare, vivere ancora di più, togliere quel velo nero e metterci ancora più colore, in questa vita che ci è stata data in dono. Quindi ricomincio a chiacchierare e, nel farlo, ricomincio dalla cucina, che spesso è il mio luogo di conforto. 

Ormai ve l'ho detto già alla nausea, da tempo sto facendo esperimenti con i dolci vegani. Da qualche mese a questa parte, abbiamo cambiato le nostre abitudini alimentari, riducendo drasticamente il consumo di carne e di derivati animali, cosa che peraltro che poi non è stata così difficile perché eravamo già praticamente vegetariani. ll cambiamento significativo è stato non acquistare più formaggio, latte, yogurt e uova. Questo non vuol dire che abbiamo smesso di mangiarli, semplicemente non ne consumiamo più a casa. 

Trattandosi di una scelta di salute e non di principio, cerchiamo di adottare questa pratica nella nostra quotidianità, senza porci problemi in caso di pranzi o cene fuori. Vorrei tantissimo diventare vegetariana e rinunciare per sempre ad alimenti di origine animale, ma non riesco a trovare quel rigore dentro di me. Non riesco a dirmi "non mangerò mai più carne", mi spaventa quell'assolutezza. Per quanto poi, di carne non ne mangi praticamente mai. Vivo di contraddizioni, ormai lo sapete. 

Detto questo, comunque, volevo condividere con voi una ricetta di muffin che è ottima anche se di veganesimo non volete sentirne parlare neanche lontanamente. Perché spesso si commette l'errore di pensare che i dolci senza burro e senza uova non sappiano di niente (io stessa lo pensavo fino a pochi anni fa), sbagliando clamorosamente. Questi muffin, così come la torta di cui vi avevo scritto tempo fa, ne sono la testimonianza lampante. Provateli, poi mi direte. 


Muffin vegani alla banana e noci 

Ingredienti per 12 muffin

250 gr. di farina 0
2 banane medio-grandi abbastanza mature
100 gr. di zucchero di canna
1 bustina di lievito per dolci
150 gr. di latte di soia (o altro latte vegetale)
50 gr. di olio di semi
un pizzico di sale
noci q.b

Schiacciare le banane con una forchetta per ottenere una crema morbida. Aggiungere il latte, l'olio e un pizzico di sale, continuando sempre a mescolare. A parte, setacciare la farina e lievito, aggiungere lo zucchero, mescolare velocemente e unire al composto di banana. Mescolare brevemente il tutto, per ottenere un composto omogeneo. Quindi aggiungere le noci spezzettate. Disporre il composto in 12 pirottini da muffin e cuocere in forno a 180° per circa 20/25 minuti. 

(La ricetta originale è questa qui, io ho fatto qualche modifica a mio gusto). 

lunedì 24 agosto 2015

Muffin vegani all'avena e more

Tutto è cominciato con la malattia di mia suocera. Quando qualcuno si ammala, nel 2015, Internet diventa il tuo migliore amico e peggior nemico allo stesso tempo. Cominci a guardare, leggere, sbirciare dicendoti di non farlo, insomma tutte quelle cose che facciamo regolarmente quando sentiamo un malessere un pochino diverso dal solito. Nel leggere articoli sul cancro, mio marito è arrivato ad alcuni testi che parlavano di correlazione tra cancro e alimentazione (ne avremo letto mille volte in passato, ma tutto assume un significato diverso quando la malattia entra a far parte della tua vita). Parlandone, ricordo di avergli detto: "ah, sì, c'è un anche un libro che si chiama The China Study, è una vita che lo voglio leggere". Detto, fatto. Pochi giorni dopo, ha comperato il libro e si è immerso nella lettura. 

Sono bastati pochi capitoli perché arrivasse da me annunciandomi: "credo che diventerò vegano". Tutto questo senza pensare che questa sua affermazione, che non voleva essere una dichiarazione d'intenti così netta, avrebbe scatenato in me una cieca determinazione. Ero già pronta a comperare libri, fare la tessera da Natura Sì e buttar via tutti gli affettati che avevamo in frigo. Che vi devo dire, son pur sempre la figlia di un uomo che - per qualsiasi passione gli passasse per la mente - comperava manuali, attrezzatura completa e non mancava di iscriversi a un corso, se possibile. 

Mio marito ha quindi cercato di frenare il mio estremismo, dicendomi che dovevamo farlo con una certa gradualità. Avremmo inziato a eliminare quante più proteine animali possibile, quanto meno nell'alimentazione a casa. Avremmo poi continuato a chiudere un occhio sul mangiare fuori casa, ché viviamo in provincia, essere vegani vuol dire chiudersi in casa e non poter vedere nessuno per cena. Ma cominciare a sperimentare sulle nostre abitudini casalinghe, lo ammetto, mi stimola parecchio. Io cucino molto poco, vivo di pasta e verdura preparata in maniera semplice, l'unica cosa nella quale spendo tempo in cucina sono i dolci. Quindi perché non iniziare da lì?

E se mi conoscete bene, dovreste sapere che non potevo non iniziare con i muffin. I muffin sono il mio marchio di fabbrica, li ho cucinati in tutte le varianti, praticamente vengono sempre perfetti, sono i miei amici fedeli. Beh, dovevo partire da loro per la mia avventura nella cucina vegana (Amici, tranquilli, per voi continuerò con i dolcetti burrosi ai quali vi ho abituati, non vi preoccupate). 

Nel cercare in rete, ho trovato il sito Il goloso mangiarsano, quello a cui devo la mitica torta di cioccolato e zucchine, dove ho trovato la ricetta di questi muffin e infinite e preziose spiegazioni sul ruolo di determinati alimenti. Le istruzioni sono chiare e precise, ci sono anche video e la prima ricetta provata è venuta bene, quindi il sito mi ha decisamente conquistata. 

Visto poi che le dosi erano un po' abbondanti per me, ho deciso di provare a rendere vegana la mia solita ricetta dei muffin, quella che ormai faccio a occhi chiusi. Risultato perfetto, io tanto felice. Eccovela qui, tutta per voi. 


Muffin vegani all'avena e more

Ingredienti:
120 gr. di farina integrale
100 gr. di farina d'avena
80 gr. di zucchero di canna
70 gr. di fiocchi d'avena
100 ml. di olio di semi
150  ml. di latte di soia
2 cucchiai di semi di lino (frullati)
1 bustina di lievito per dolci
more o altra frutta

Come per tutti gli altri muffin, prima si mescolano gli ingredienti secchi, quindi si aggiungono quelli secchi. Poi si mettono nei pirottini e quindi si cuociono in forno a 180° per 20/25 minuti. 

Considerazioni:

- la farina d'avena non so se esista in commercio, io mi limito a passare al mixer i fiocchi
- ho usato il latte di soia della Granarolo (l'unico che ho trovato al supermercato vicino casa), pare sia bio e italiano e insomma m'è sembrato abbastanza "sano". Qualcuno di voi sa consigliarmi altre marche?
- i semi di lino servono a legare gli ingredienti, sostituendo le uova. Per ridurli in farina ho sudato le sette camicie. Se avete un classico mixer da cucina, come il mio, preparatevi a tempi lunghi e pazienza (non fatevi prendere dall'ansia, prima o poi si frulleranno, 'sti cavolo di semi). Cercando in rete, pare sia ottimo il macinacaffè, ma io non ce l'ho. Meh. 

Il risultato finale è quello di ottimi muffin integrali. Sono meno soffici di quelli classici, ma questo mi succedeva anche quando usavo farina integrale e zucchero di canna nella ricetta tradizionale. L'unica differenza è che non "crescono" come quelli classici, ma tendono a rimanere un po' piatti. Credo che me ne farò una ragione, peraltro. La mia sperimentazione continua, quindi nuove ricette sono dietro l'angolo! 

lunedì 20 aprile 2015

A week of dreams #9

La scorsa settimana abbiamo avuto qualche piccolo problemino tecnico, quindi niente Week of Dreams. Ma torniamo alla grande questa settimana, con una marea di ispirazioni legate alla cucina. Evviva! Buona settimana di cucina e di sole!

Tra le tante cose che non sapete di me (che sono molto brava a sparire e riapparire, lo avete già capito, vero?), una è che cucino, intendo, cucino per lavoro. Oh, no! Non pensate a stelle e stelline, no no, la mia è una cucina semplice semplice, mi piace definirla una "cucina onesta", in cui i piatti, tutti, sono caratterizzati da un unico ingrediente: la freschezza dei prodotti.

Comunque, non volevo divagare, ma introdurvi all'argomento cucina per parlarvi di They draw and cook, tra i miei siti preferiti, quello che non mi stanco mai di sbirciare, forse perché scritto, anzi disegnato da mani di buona parte del Mondo!













mercoledì 25 marzo 2015

Pasta frolla senza burro

Se mi leggete da tempo, sapete che combatto una battaglia senza quartiere con il colesterolo. No, vabbé, siamo onesti: soffro di colesterolo, cerco di combatterlo, a volte me ne frego e poi mi tocca rimettermi in carreggiata. Story of my life. Ho provato una dieta ferrea, tempo fa, ottenendo ottimi risultati. Il valore del colesterolo si è abbattuto, ma io avevo rinunciato a tutte le cose per cui vale la pena vivere: formaggio, burro, le patatine all'aperitivo e le brioche del bar. Roba da tagliarsi le vene, ve lo garantisco. Allora ho deciso di provare a ignorare il colesterolo e mangiare come mi piacerebbe davvero. Valore ritornato (quasi) alle stelle. Ora sto cercando un compromesso, una dieta che mi permetta di godere (ogni tanto) delle cose che mi piacciono, senza il pensiero di dovermene privare per sempre.

Visto che sto diventando un po' fricchettona, ho deciso di rinunciare (quasi) completamente ai prodotti industriali (merendine, biscotti, patatine, etc.), con l'unica eccezione delle brioche del bar. La vita non sarebbe vita senza il pensiero di farsi una colazione con cappuccino e brioche, ogni tanto. Ho deciso di rinunciare al burro nei dolci, in cambio della possibilità di mangiarlo, scegliendone uno buono e di qualità, spalmato sul pane insieme alla marmellata (la mia idea di paradiso). 

C'è ancora la questione formaggio, mio Dio. Il mio cibo preferito, la vita è davvero ingiusta. Comunque, solo una volta alla settimana. Ciao. L'ho detto. Vedremo se servirà a qualcosa. Intanto, sono diventata una pro nella pasta frolla senza burro. La ricetta l'ho trovata su Mysia, uno dei miei siti di riferimento, alla quale devo un sacco di ricette PERFETTE. Questa l'ho modificata leggermente, ma adesso va alla grande. E via di crostate. 




Pasta frolla senza burro

300 gr. di farina
100 gr. di zucchero
2 uova piccole piccole*
100 ml. di olio 
1/2 bustina di lievito per dolci

La cosa fighissima è che si prendono tutti gli ingredienti nella planetaria, si mescola il tutto e si ottiene un bel panetto maneggiabile (io ho sempre avuto enormi difficoltà con la frolla classica con il burro perché si sfarinava in continuazione), pronto da stendere nella teglia, da riempire di marmellata e da mangiare, dopo averlo cotto in forno a 180° per circa mezz'ora. La mia idea di cucina, per dire. 

*del tipo che la crostata la faccio solo quando mia zia mi porta queste uova piccine picciò, proprio della dimensione giusta. 

giovedì 2 ottobre 2014

WIshlist del venerdì

Carissimi, è arrivato l'autunno e qui si fa sentire in tutto il suo splendore. Settembre ci ha regalato giornate perfette, quasi a volersi scusare di quei due fuori di testa di luglio e agosto, e spero che ottobre faccia lo stesso. Vorrei un po' di freschino, poca pioggia, colori intensi e odore di legna nell'aria. Vedremo, questa è un po' la mia wishlist per tutto il mese di ottobre, chissà se si realizzerà. E oltre a questo, beh, eccovi gli altri desideri di oggi. Buon fine settimana d'autunno, miei cari! 

1.Va bene, ok, questo primo oggetto è supremamente banale, lo so, me ne rendo conto, ma potevo non condividerlo con voi, essendo uno dei miei più grandi desideri da secoli? Ogni anno, quando comincia a fare freschino, mi vien voglia di un maglione islandese. Eh, lo so, chi non lo desidera? (Sicuramente un sacco di persone più alla moda di me, certo). Vabbé, su insomma, lo vorrei tanto. Poi non lo compro perché vorrei comperarlo in Islanda, ma poi in Islanda non ci vado e insomma...rimane lì, nei miei desideri più grandi. Se per caso foste appassionate di maglia, in questo post fighissimo (dove ci sono anche delle foto dell'Islanda che mettono voglia di partire domani, anzi già oggi) trovate il tutorial su come realizzarlo. 

(foto Grainline Studio)

2. E con l'arrivo dell'autunno, arriva finalmente il momento delle gonne da mettere con calze e collant belli spessi (adoro, adoro, adoro). Negli ultimi anni ho collezionato un sacco di collant colorati e, fossi solo un po' più giovane, quest'anno mi comprerei questi qui (che poi sono leggins, ma il concetto non è mica che cambi, eh).

(foto Shop Flattery)

3. Credo ormai si sappia quanto io ami cucinare i dolci. Amo soprattutto i dolci rustici, semplici, quelli che profumano di nocciole e amaretti, la pasta frolla, i dolci con la frutta. Niente panna, poco cioccolato, vade retro cake design. Insomma, sono un po' vintage anche nella mia passione per la roba dolce. Ma sono anche un po' rock, non scordiamocelo, ed è per questo che mi sono innamorata alla follia di questo mattarello con i teschietti. Ma sarà la figata più grande del mondo? Se poi avete gusti più "normali", nel negozio Etsy trovate anche mattarelli con cuori, scritte, animali (c'è quello con l'impronta del cane, eh) oppure personalizzati con le scritte che si desiderano. Roba che cambia la vita, insomma. 

mercoledì 20 novembre 2013

Biscotti alla Nutella

Ieri ho pubblicato questa bellissima poesia (la leggo quasi ogni giorno, sono convinta che contenga moltitudini - sì sono una pazza, ormai è piuttosto evidente e il problema è che non sto facendo nulla per rinsavire) e vi ho chiesto di condividere con me il contenuto delle vostre tasche. Beh, pare che non solo io mi porti in giro un bel po' di ansia...Cribbio, qui bisogna rimediare!

E come la combattiamo l'ansia? Io solitamente esco con il cane, cammino, cammino e cammino, finché mi accorgo di stare meglio. Direi che è un metodo quasi infallibile, non fosse che sta piovendo a dirotto e uscire con il cane vorrebbe dire ritrovarsi con una palla di pelo bagnato fradicio da pulire e asciugare. Non mi sembra proprio la cura migliore per l'ansia, che dite? Poi dev'essere una cura da condividere, no? Sennò me la faccio passare solo io l'ansia, ma non va mica bene. Eh, no. Quindi, cosa potremmo fare?

Beh, un'altra cura sarebbe quella di mettere gli Abba a palla. Però ci vuole qualcosa di più concreto, qualcosa che abbia un effetto più duraturo. Ecco, appunto: possiamo darci alla cucina! Cuciniamo dei dolci. Facili, facili. Pronti nel tempo che ci vuole a dire "oddio che ansia che c'ho oggi". Perfetti per farci sentire meglio. Perfetti per pensare che il mondo, in fondo in fondo, è proprio un gran bel posto. Su di me hanno questo effetto e mi sento di poter garantire che sarà lo stesso anche per voi. E poi non dimentichiamo che sono perfetti anche per una bella botta di autostima, ché vengono da Dio praticamente senza sforzi.

Quindi, che dite, procediamo? Si tratta di biscotti alla Nutella. Biscotti. Ottimo. Alla Nutella. La perfezione. Aggiungete a questo il fatto che servono solo 3 ingredienti e che manco dovete uscire per fare la spesa (perché, esiste qualcuno che non ha la Nutella in casa? Non vi credo). Tempo di preparazione, incluso reperire gli ingredienti in dispensa: 10 minuti, 15 massimo se proprio vi distraete un po'. Tempo di cottura: 15 minuti. No, dico, cos'altro pretendete? Io un rimedio per l'ansia l'ho trovato, ditemi un po' voi.


Biscotti alla Nutella
180 gr. di Nutella
150 gr. di farina
1 uovo
Mescolate bene gli ingredienti, in modo da ottenere un impasto uniforme. Dividete l'impasto in palline, appiattitele leggermente e disponete in biscotti su una teglia coperta di carta da forno. Cuocete a 180° per 15 minuti.

PS: questa ricetta non è mia, l'ho trovata per caso in rete. Quindi se là fuori c'è l'inventore di tanta delizia, alzi la mano così posso fargli un bell'applauso!

venerdì 15 novembre 2013

La wishlist degli ospiti: Elena

Pronti per una nuova wishlist? Oggi è la volta di Elena, che ci regala una wishlist autunnale e piena di poesia. Elena l'ho conosciuta grazie a un suo commento lasciatomi proprio in merito a una delle mie wishlist, a cui sono seguiti messaggi su facebook, un'amicizia virtuale che spero possa diventare presto reale e questa emozionante lista dei desideri. Elena ha quello che lei stessa definisce "un blog come tanti", ma che in realtà è davvero speciale. Dentro c'è tanto di lei, di Genova, tanta vita e tanta bellissima scrittura. Leggetelo, ne vale davvero la pena. Lo trovate qui. Ma ora godetevi la sua lista dei desideri!  

Mi cimento, per la prima volta, nell’ardua compilazione di questa wishlist. Di tutte le bellezze che leggo nel blog di Cindy, l’appuntamento del venerdì è sempre quello più atteso…e oggi, incredibile, tocca a me! Non so da che parte cominciare, essendo un elenco (una cosa che adoro fin da quando ero piccola), mi viene subito in mente una borsa di stoffa, che ho visto da poco in un negozio e che probabilmente è cucita a mano. In questa borsa ci sono molte asole, accanto ad ogni asola c’è una scritta, che ne so “marmellata”, oppure “olio”, o ancora “limoni”. Cos’è? Una shopper, una borsa per la spesa, perché sotto all’asola di ogni prodotto c’è pure un bottone e quando ci manca qualcosa non dobbiamo fare altro che appuntarlo, così da arrivare al mercato con una lista pronta…e bellissima! Ma, in verità, l’elenco che mi è venuto in mente di getto quando ho letto la richiesta di invio di una wishlist degli ospiti, è quello qui sotto. Speriamo si avveri!
1) Innanzi tutto vorrei tanto queste scarpe. Le vorrei proprio tantissimo. Da anni ne porto un paio molto simile, nero, con la punta arrotondata e i lacci sottili, comprato in un pomeriggio d’autunno in un negozio della mia città, Genova. Visto in vetrina  è stato subito amore. Ricordo che avevo solo una possibilità di scelta: bianche o nere? Sì perché il modello di queste scarpe fatte a mano si chiamava proprio così: Black (o White) 37-38-39, ovvero gli unici tre numeri realizzati. Nel frattempo le ho fatte risuolare, le ho lucidate, ammorbidite, messe e rimesse. Sono le mie scarpe da conferenza, ma anche da funerale, le indosso con i pantaloni morbidi e ampi o con i vestiti corti e le calze alla parigina. Ora che sono stanche, vecchiotte e un po’ malandate, perché dover scegliere ancora una volta tra bianco e nero e non comprare entrambi i colori in una scarpa sola? Le voglio! (Porto il 37…)
2) Il mio secondo desiderio è riuscire ad visitare il MUSE, il Museo delle Scienze di Trento, in autunno. Ha aperto da poco ma io lo seguo da quando ancora doveva inaugurare e, un po’ che si trova in Trentino, posto del cuore e degli affetti, un po’ che dentro raccoglie la mia seconda (o terza?) vita, cioè la didattica, i laboratori e la comunicazione della scienza, un po’ che dai, ammettiamolo, deve essere veramente una figata, mi piacerebbe regalarmi una lunga, lenta, e intensa giornata in questo posto delle meraviglie.
(foto Alessandro Gadotti)
3) Il terzo “non posso vivere senza” è un ombrello da pioggia trasparente, perché il mio è abbandonato nel laboratorio del Festival della Scienza di Genova che sto seguendo e chissà, magari andrà perduto. Poche cose sono belle come le gocce che si posano e scivolano veloci, con le luci della città che filtrano attraverso l’acqua e il rumore delicato della pioggia che batte. Lo vorrei semplice, non colorato, come quello di Scarlett in Lost in Translation (quanto ho amato quel film!), così potrei uscire con il mio impermeabile nero con i bottoni rosa e la fodera piena di ombrelli disegnati, con i miei stivali di gomma rossi e un bel sorriso stampato in faccia.
4) Da quando ho finito di arredare casa, quasi un anno fa, penso spesso a cosa appendere sopra al tavolo della cucina. Le luci da sagra di paese, piccole e colorate, che mi farebbero commuovere ogni volta che le guardo? Un filo di bandierine di plastica, di quelle triangolari, pronto a dondolare quando apro la piccola finestra affacciata sul cortile interno? Le foto degli amici fotografi, bravissimi a cogliere l’attimo e a scegliere quel  punto di vista che dici “Oh, ma è bellissimo!”?
In questo periodo, la cosa che di più mi piacerebbe vedere appesa sopra le mie seggiole tutte diverse è un’insegna vintage, di quelle da vecchia drogheria, magari di latta smaltata con i colori più tipici degli anni cinquanta, tipo il verde acqua o il giallo crema. Come questa qui sotto:

5) Prometto che questo è l’ultimo desiderio, anche se potrei continuare ancora a lungo! Ogni volta che entro in libreria, la domenica mattina per il caffè, quando piove, se ho un po’ di tempo o quando cerco un regalo, vado sempre a guardare se hanno ancora questo libro, Cortecce di Cédric Pollet. E’ un volume gigantesco e pure un bel po’ costoso, ma dentro racchiude un mondo, il mio, fatto di gusci, protezioni, colori, ruvidezze, striature, spaccature, “lisciosità”, sfumature e tutto quello che la corteccia di un albero può farvi venire in mente. Dentro questo libro, per dire, ci sono foto così:




giovedì 3 ottobre 2013

Biscotti al muesli

A voi piace andare a fare la spesa? A me tantissimo. Mi piace entrare nel supermercato, spingere il carrello e riempirlo di cose buone. Quando sono andata a vivere per conto mio, uno dei momenti più belli è stata la prima spesa per rifornire la dispensa. Temo di aver comperato cose che voi umani...E infatti con il tempo ho imparato a moderare questa mia tendenza, per motivazioni economiche e perché mi infastidiva buttar via le cose. E poi perché, visto che mi è stato insegnato a non sprecare mai niente, cominciavo ad avere qualche serio problema con la bilancia. Quindi adesso faccio una spesa molto accorta. Bigliettino alla mano, compero solo quello che mi serve. Ma ancora mi soffermo a guardare i pacchi di biscotti, i mille tipi di pasta, i formaggi che non ho mai provato, le spezie che non userò mai (mi sa che qualcuno, nel leggere questo blog, si stia convincendo che ho seriamente bisogno di uno psicologo).
 
Nonostante sia molto ligia a questa mia nuova politica di spesa, a volte ho dei cedimenti. Ci sono delle cose che mi piace comperare, anche se nel momento in cui le metto nel carrello so già che non le consumerò. Amo comperare gli yogurt (che non mangio praticamente mai e che finiscono regolarmente in qualche torta), impazzisco per il latte nelle bottiglie da litro (ma non lo digerisco, non posso berlo), ho un debole piuttosto evidente per i cornflakes (mi piacciono ma come faccio a mangiarli se non posso bere latte?) e per il muesli (che mi stufa dopo due minuti). Periodicamente, quindi, mi trovo con scatole di muesli da smaltire, perché - dopo averlo mangiato qualche volta nello yogurt - non lo posso più vedere. Quindi che si fa? Biscotti, of course.
 
 
Biscotti al muesli
 
300 gr. di farina integrale
300 gr. di muesli
200 gr. di zucchero
125 gr. di burro
2 uova
1 bustina di vanillina
1/2 bustina di lievito
1 pizzico di sale
 
Mescolare bene la farina, il muesli, la vanillina, lo zucchero, il sale e il lievito. Quindi aggiungere il burro fuso e le uova e impastare bene. Far riposare l'impasto in frigo per mezz'ora. Formare poi delle palline (della dimensione che preferite) e disporle sulla teglia rivestita di carta da forno. Cuocere per circa 15/20 minuti, finché i biscotti saranno dorati.
 
So di aver preso questa ricetta in rete, anni fa, ma non mi ricordo minimamente dove. Chiedo quindi scusa a chiunque possa averla rubata. Non era intenzionale!

lunedì 9 settembre 2013

Sangue, ossa e burro - Gabrielle Hamilton

 
 
Ho deciso di leggere il libro di Gabrielle Hamilton dopo aver visto una sua foto. Ricordo di aver letto la recensione del libro su qualche sito, nelle mie eterne peregrinazioni in rete, e di essere stata colpita dall'immagine che la ritraeva. Si trattava di un ritratto in bianco e nero, lei aveva un sorriso appena accennato e i capelli biondi legati in due trecce composte. Il suo sguardo comunicava serenità, consapevolezza e fiducia, un po' come l'amica a cui puoi raccontare tutto sapendo che ti capirà sempre, senza giudicarti. Quello sguardo mi ha conquistata, la recensione era positiva e ho subito ordinato il libro. Poi, come spesso mi capita, il libro è finito nella pila (quasi infinita) dei libri da leggere e me ne sono scordata. Tempo fa l'ho ripreso, l'ho divorato e alla fine, memore di quella foto che mi aveva colpita, pur non ricordandomi il perché, sono andata a cercarla. Però, stranamente, il volto che mi veniva restituito non era quello che immaginavo dopo aver letto il libro. Credevo di trovare il viso di una donna segnata dalla vita, dai dolori, dall'immensa fatica di portare avanti una famiglia e un'attività massacrante e invece ho ritrovato quel volto che tanto mi aveva colpita all'inizio, il ritratto della serenità e della consapevolezza.
 
Quello sguardo mi ha fatto ripensare a tutta la storia raccontata nel libro e mi ha dato un motivo in più per innamorarmi di Gabrielle. Eh, sì, perché nel leggere il libro mi sono innamorata della protagonista, come solo le donne sanno innamorarsi delle donne. Mi sono innamorata di Gabrielle bambina e della sua vita, l'infanzia che ognuna di noi avrebbe voluto vivere, figlia di un'artista e di un'affascinante donna francese, libera di scorrazzare in lungo e in largo con la tribù dei fratelli e testimone di feste fantasiose organizzate dai genitori. Mi sono innamorata di Gabrielle adolescente, che nonostante le difficoltà e i passi falsi sa sempre rimettersi in piedi, non si fa piegare e riesce ogni volta a porsi un obiettivo per non perdersi, sia esso un viaggio all'estero, la scrittura, il college, il lavoro. E poi è impossibile non innamorarsi di Gabrielle adulta, che ha il coraggio di aprire un'attività sulla base di una semplice intuizione e di un sogno, senza farsi abbattere e sapendo trovare dentro di sè la forza per andare avanti. In tutto questo, quello che mi ha colpita maggiormente è stato realizzare che tutte le difficoltà, i dolori, la fatica non hanno plasmato una donna dura, bensì la donna capace di quello sguardo pieno di calma e di pace.
 
Ho iniziato a leggere questo libro credendo di trovare unicamente la storia di uno chef, in realtà vi ho trovato la storia di una donna, che sì è uno chef, ma avrebbe potuto essere anche una sarta, la proprietaria di un'azienda, una parrucchiera, una contadina o altro. Questo libro è in primis la storia di una donna e della sua forza ed è questo che mi ha fatto appassionare così tanto a Gabrielle e alla sua storia. Certo, nel libro c'è anche tantissimo cibo e tanta cucina e c'è anche tanta Italia, visto che il marito (oggi ex) di Gabrielle è italiano e per anni hanno trascorso le vacanze in Puglia, dai parenti di lui. C'è tanta Italia, raccontata senza la visione edulcorata e sognante dei molti americani che scrivono d'Italia, ma con uno sguardo attento ai profumi, alla tradizione, alla ricchezza della cucina e al tempo stesso irritato dall'indolenza così tipica del nostro paese. Vorrei raccontarvi tutto di questo libro, tanto mi ha entusiasmata, ma sarebbe bello potervi raccontare anche di Prune, il ristorante di Gabrielle Hamilton. Qui ci vuole un viaggio a New York, perché, dopo aver letto questo libro, il cibo mangiato lì avrà un gusto davvero speciale.

mercoledì 10 luglio 2013

26/52


Quasi non mi sembra vero, ma questo progetto è arrivato a metà strada. Arrancando, con fatica, pubblicando foto obiettivamente di poco valore, altre decisamente migliori, ha mantenuto la sua caratteristica più importante: la costanza. Con pazienza, costanza, senza puntare alla perfezione, settimana dopo settimana questo progettino va avanti. Tra sei mesi non avrò sicuramente imparato a fotografare, ma avrò la consapevolezza di non essermi arresa (ci ho pensato mille volte) e di essere arrivata in fondo. Certo, il progetto in sè non cambierà il mondo, ma sarà una piccola medaglietta nella bacheca di questo blog e della sua padrona. Ehm, sempre che lo si porti a termine, ché adesso la sto già facendo un po' troppo facile!
Comunque, visto il successo della richiesta di suggerimenti sull'utilizzo della menta, questa volta di riprovo con le zucchine...Sono nel pieno dell'invasione delle zucchine, avete mica qualche ricetta sfiziosa per la loro conservazione in barattolo? O una qualsiasi ricetta che non sia una torta salata? Lo so, un blog dovrebbe informare e comunicare, io invece lo uso per i miei bisogni personali. Blogger crudele e insensibile. Ma dai, mettiamola così, le idee condivise nei commenti saranno utili a tutti, no? Quindi grazie a nome di tutti i lettori di questo blog!

mercoledì 26 giugno 2013

24/52 e una domanda


La scorsa estate mi è presa la mania della menta. Improvvisamente, ho deciso che nel giardino non poteva mancare una bella piantina profumata, sentivo che non potevo più vivere senza. Ovviamente, ne ho parlato con chiunque e adesso mi ritrovo con ben TRE piantine di menta, che crescono a una velocità francamente impressionante. Quindi mi chiedo: e adesso che ci faccio? A parte il liquore e qualche fogliolina a insaporire dolci e marmellate, non ho altre idee. Qualcuno di voi ha un'idea meravigliosa su come usarla? Ah, non mi piace il mojito. Che si sappia.

giovedì 2 maggio 2013

Muffin alle mele e fiocchi d'avena

Questi muffin sono nati in una giornata strana. Iniziata con uno splendido sole e un cielo tersissimo, dopo una settimana di una primavera praticamente estiva, piano piano è andata rovinandosi, per finire in un pomeriggio buio e ventoso. Le previsioni del tempo per i giorni successivi non erano per nulla buone e io, come sempre vittima del meteo, ho cominciato a bramare qualcosa di dolce. Non c'è verso, non c'è nulla come il meteo che influenzi le mie esigenze alimentari (e dire che sono figlia di un alpino, per il quale è normalissimo mangiare polenta e cinghiale in piena estate). Comunque, si diceva, voglia di dolce da impazzire. Ma anche sensi di colpa.
Chi mi segue da tempo sa che, all'inizio dell'anno, oltre a dover affrontare il dramma dell'ingresso nei quaranta, sono stata costretta a ingaggiare una battaglia contro il colesterolo. Sono stata molto diligente e i livelli di colesterolo sono scesi notevolmente, non fosse che - ritirati gli esiti delle analisi - sono ritornata al mio vecchio stile di vita. Ho ridotto il burro, questo sì, non tocco più le patatine (croce e delizia di ogni nostro aperitivo in compagnia), ma mi è capitato di pasteggiare a Negroni sbagliato e arachidi...insomma, non proprio uno stile di vita corretto, diciamo. Quindi, ho deciso di fare un dolce sano. Perché esistono, no? E quindi ho deciso di rispolverare una ricetta di muffin che avevo già testato in inverno, proprio mentre mi avventuravo nel mondo dei dolci senza burro. Sono assolutamente convinta di averla presa su qualche foodblog, ma proprio non ricordo quale. Giuro. Non voglio spacciare questa ricetta come mia, assolutamente. Quindi, se qualcuno riconosce questa ricetta come sua, lo prego di farmelo sapere, così da poter debitare giusta riconoscenza. Perché, per dire, questi muffin spaccano, di brutto. Sono super buoni!
 
 
Muffin alle mele e fiocchi d'avena
 
240 gr. di farina integrale
1/2 bustina di lievito
80 gr. di zucchero
2 cucchiaini di cannella
1 pizzico di sale
150 ml. di latte
100 ml. di olio di semi di mais
2 uova
1 mela a pezzettini
75 gr. di fiocchi d'avena
 
Mescolare tutti gli ingredienti secchi (farina, fiocchi d'avena, zucchero, lievito, cannella e sale). A parte, mescolare bene gli ingredienti liquidi (olio, latte e uova) e unire le due preparazioni senza lavorare troppo la pasta (come sempre nel caso dei muffin). Aggiungere la mela tagliata a piccoli pezzettini. Suddividere l'impasto in 12 pirottini e cuocere in forno caldo a 200° per 20/25 minuti.