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venerdì 4 marzo 2016

Chiacchiere del venerdì


Buongiorno, amici belli. Eccoci qui, è di nuovo venerdì. La settimana è passata, finita, dimenticata e si già si sente il dolce profumo del weekend. Cosa farete? Io non ho particolari programmi, se non quello di riposarmi e stare tranquilla. Magari potrei anche aggiungerci una puntatina al cinema, se riesco a scrollarmi di dosso la pigrizia, un giro all'Ikea, ché servono stoffe per esercitarsi nel corso di cucito, magari una cena al ristorante, una colazione a base di pancakes e chissà cos'altro. Intanto, chiacchieriamo un po'?

- la grandissima scoperta di questo periodo è stata Mubi. Si tratta di una piattaforma online a pagamento (costa circa 6 euro al mese) dove si trovano film indipendenti e di difficile reperibilità. I film per dormire, come direbbe mio marito, insomma. Io sono impazzita e, nel giro di poche settimane, ho visto già un bel po' di film (grazie anche al fatto che mio marito è stato un sacco via per lavoro, eh). Ogni giorno viene aggiunto un film, che rimane sulla piattaforma solo per un mese, quindi c'è un certo stimolo aggiuntivo a guardarli, ecco.

- grazie a Mubi, ho visto Nana, un film francese che ha come protagonista una bambina di quattro anni che vive ai margini di un bosco. Nel film non succede praticamente nulla, eppure io ne sono stata così ipnotizzata da desiderare che non finisse mai. I gesti della bambina, le sue chiacchiere con sè stessa, l'ambientazione campestre, amore alla follia. Giusto per capire, questo è il trailer. Poi ho visto La belle saison, una delicatissima storia d'amore tra due donne, anch'essa ambientata in gran parte in mezzo alla campagna, e Shakespeare and Victor Hugo Intimacies, un documentario/film/intervista che ha come protagonista la nonna della regista, che racconta il suo rapporto di amicizia con un ragazzo che scopre poi essere un serial killer. E poi ho visto il meraviglioso The Disobedient, un film serbo che racconta la storia di due amici d'infanzia che si ritrovano e partono per un viaggio in bicicletta. E' delicato, romantico, un po' triste, tutto ambientato nella campagna serba in una calda estate. Bellissimo. Bellissimo. Bellissimo. 

- su Netflix, invece, ho guardato - con stra-colpevolissimo ritardo, ma ormai mi conoscete - Persepolis di Marjane Satrapi. L'ho adorato. Punto, non ho altro da dire in merito. Oltre a questo film di animazione, mi sono anche guardata About a son, il film dedicato a Kurt Cobain, che credevo essere un classico documentario e invece mi ha piacevolmente stupita perché si tratta di una sorta di lunghissima conversazione con Cobain, che racconta in prima persona la propria vita mentre scorrono immagini varie. L'ho trovato poetico, nella sua infinita tristezza. 

- per far riposare il cervello da tutti questi film impegnati, mi sono buttata nella visione di Jessica Jones, una serie (anche questa su Netflix) che racconta appunto di Jessica, un'ex-supereroina che lavora come investigatrice privata. Io l'ho trovato molto intrigante, mio marito faceva di tutto, ogni sera, per evitare di vederlo perché lo trovava noioso. Va detto che io sono un filo di parte, perché qualsiasi cosa faccia Krysten Ritter, l'attrice protagonista, per me è fantastico. 

- il progetto di cui mi sono innamorata recentemente, sempre grazie a Una cosa al giorno, è Ri-scatti. La storia, ovviamente, è bellissima: un giorno di ottobre, in un mercatino, Giulia acquista un pacco di vecchie foto vendute a peso. Nel guardarle, si accorge che sono immagini bellissime e allora decide di regalare loro una nuova vita, chiedendo a scrittori, attori e altri artisti di inventare per loro una storia. E' una magia, che trovate anche su Instagram e Facebook. 

- per quel che riguarda i libri, vi ho già parlato de Il Ciclope di Rumiz. Oltre a questo meraviglioso libro, che mi ha fatto tanto pensare, ho letto La gita di mezzanotte di Roddy Doyle, regalo di un'amica speciale che ha capito esattamente quello che avevo bisogno di leggere, e In altre parole, di Jhumpa Lahiri, il racconto di come la scrittrice ha imparato l'italiano e, essenzialmente, una grandissima dichiarazione d'amore per la nostra lingua. 

- era passato già troppo tempo dall'ultimo corso online fatto, quindi mi sono buttata su Seeing Through Photographs, un corso di fotografia realizzato dal Moma e presente su Coursera. Io ci provo, vediamo se riuscirò a portarlo a termine. Non credo, eh, ma tentar non nuoce.

In tutto ciò, la colonna sonora è sempre stata questa: 




lunedì 27 luglio 2015

La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita


Quando una malattia colpisce la tua famiglia, molti di voi lo sapranno, sconvolge tutti gli equilibri. Rivoluziona la quotidianità, manda all'aria progetti, ti fa svegliare nel cuore della notte in preda all'ansia, ti fa guardare alla vita con occhi diversi. Improvvisamente, tutte le menate scompaiono, lavate via con la stessa velocità con cui il mare porta via le scritte sulla sabbia. Da un giorno all'altro, le tue priorità cambiano e ti liberi improvvisamente di un sacco di pesi privi di senso. Se c'è una qualche utilità, nella malattia, è ricordare a te che sei sano quanto la vita sia preziosa e quanto essa vada vissuta appieno, scacciando tutta la negatività.

Quando ho saputo che mia suocera era malata, l'ansia ha preso il sopravvento e io non sono più riuscita a leggere nulla. Per giorni, io che non mi addormento mai senza prima leggere qualche pagina di un libro, sono andata a letto con la mente talmente piena da riuscire a malapena a sfogliare distrattamente qualche giornale di moda. Poi, piano piano, la voglia è tornata. E il primo libro che mi è venuta voglia di leggere è stato La prima sorsata di birra di Philippe Delerm. 

Ho comperato questo libro nel lontano 1998, appena pubblicato, e da allora ogni tanto vado a prenderlo dalla libreria per rileggermene dei pezzettini. Qualche giorno fa, avevo tanto bisogno di ricordarmi che la vita è bella e che tale bellezza risiede spesso nelle piccole cose e m'è subito venuto in mente. Che vi devo dire, menti più intellettuali si sarebbero sicuramente rivolte a tomi più profondi e saggi. Io avevo bisogno di qualcuno che mi dicesse: "ehi, guarda, la vita fa schifo, ma c'è anche tanta meraviglia, non scordarti di guardarla". E quel qualcuno, per me, è il vecchio Philippe. 

Il libro è una raccolta di brevissimi racconti dedicati a piccole gioie della vita. Alcune me le ha fatte addirittura scoprire il buon Philippe, la prima volta che ho letto il suo libro, facendomi riflettere su cose che amavo senza pensare a quanto fossero speciali. Tipo, giusto per citare il titolo, esiste qualcosa di più perfetto della prima sorsata di birra, soprattutto quando fa caldo e si ha una sete matta? Credo di no. 

Alcune altre piccole gioie che condivido con Philippe, sono: aiutare a sgranare i piselli, l'odore delle mele, il "si potrebbe quasi mangiar fuori", detto a primavera, l'autostrada di notte, il vassoio delle paste la domenica mattina, leggere sulla spiaggia, il maglione autunnale, il giornale della prima colazione, un romanzo di Agatha Christie, le bocce di vetro, o un invito a sorpresa. Ogni sua gioia è una piccola poesia e il modo in cui lui guarda alle cose ti insegna a guardare alle tue piccole cose belle con la stessa meraviglia. 

Sempre a proposito di piccole cose belle, in quel posto magico che è Instagram, qualche giorno fa Valeria de L'inventore di mostri ha lanciato un piccolo progetto pieno di bellezza. Si tratta di condividere #11cosebelle, scelte del tutto casualmente e spontaneamente tra quelle che più ci piacciono. Sarà che ho un disperato bisogno di cose belle, sarà che Valeria è speciale, sarà che adoro le liste, ma non appena ho saputo del progetto, mi ci sono buttata con gioia. Per chi non mi segue su Instagram, ecco le mie #11cosebelle:

1. vedere il mare
2. cominciare un libro nuovo
3. la birra fresca quando fa caldo
4. i concerti d'estate con gli amici
5. il rumore delle cicale
6. la crostata della nonna
7. la prima nevicata dell'anno
8. la reazione del tuo cane quando torni a casa
9. la tua canzone preferita che passa alla radio, quando meno te lo aspetti
10. camminare in montagna
11. l'abbraccio di un'amica

Ma ditemi, quali sono le vostre cose belle? Avete voglia di condividerle con me? Oppure perché non partecipate anche voi al progetto di Valeria? Trovate tutte le informazioni qui. 

Buona settimana piena di piccole gioie e cose belle! 

lunedì 24 novembre 2014

The Future of Storytelling # 3: la mia ambientazione preferita

Non ci crederete (quasi non ci credo neppure io), ma sto continuando a seguire il corso sullo Storytelling. Devo dire che è diventato meno interessante perché sta approfondendo tematiche che a me non appassionano molto (i videogiochi, Dio se c'è qualcosa che mi annoia al mondo sono proprio loro). Ho comunque intenzione di arrivare fino alla fine, ecco magari saltellando qua e là. Come vi ho detto, le ultime due lezioni erano incentrate sui videogames e non credo di aver appreso molto, anzi mi sa che ho usato un po' troppo la funzione skip. Ma vabbè, non è questo il bello dei corsi online? Se ne può fruire come meglio si crede, no? E anche inventarsi dei compiti completamente diversi da quelli assegnati (no, beh, immaginare una storia per un videogioco? Io? No way, baby).


Così ho deciso che, avendo dichiarato che più delle storie amo i personaggi e le ambientazioni e avendo già parlato del mio personaggio preferito, non potevo proprio fare a meno di parlarvi dell'ambientazione che amo di più. Anche qui, easy as a breeze, la scelta è caduta sulla New York di You've got mail. Lo so, ognuno ha i propri riferimenti e i miei sono tutto tranne che intellettuali. Sono pop dentro, è più forte di me. Mi sono chiesta se non fosse molto più figo parlarvi della Parigi di Fiesta oppure della cupa Detroit di Middlesex, ma non sarei stata sincera. E un post ha senso solo se si è sinceri. Quindi New York sia (tra l'altro ne avevo già parlato anche in un post per Zelda was a writer, lo scorso anno. Credo che la mia passione rasenti l'ossessione, ehm).


Comunque, dicevamo, la New York di You've got mail, protagonista del film al pari di Tom Hanks e Meg Ryan.  Il film inizia con la telecamera che corre lungo le vie di New York per fermarsi davanti alla casa della protagonista, entra dalla finestra e inquadra un soggiorno, una scrivania e una libreria bianca piena di libri. Credete che esista un altro motivo per cui in casa mia c'è una libreria bianca alta fino al soffitto? No, appunto. L'ho vista lì, me ne sono innamorata e l'ho fatta mia. Con l'unica differenza che la mia è una Billy e non una vecchia libreria shabby chic, ma non stiamo troppo a insistere su dettagli, dai. A casa della protagonista c'è anche una meravigliosa cucina e giuro che per anni ho avuto un tavolo molto simile (in condizioni migliori, tra l'altro) abbandonato solo perché davvero troppo poco pratico, mannaggia.


Ma non c'è solo la casa della protagonista, ovviamente. Fuori da quella casa c'è New York, diamine! Si tratta della New York dell'Upper West Side, ricca e intellettuale, dove le persone fanno la spesa nei supermercati bio e organizzano party invitando scrittori e artisti. Su, confessate, non vi piacerebbe vivere in un posto così? Io, non mi vergogno a dirlo, sì. E poi su, dai, la protagonista del film ha una libreria e io cosa ho sognato di fare per anni? La libraia! Beh, se proprio vogliamo essere sinceri, devo confessare che lo sogno ancora adesso, ma per il momento è un desiderio più irrealizzabile di quello di diventare Beyoncé. La voglia di fare la libraia non mi è nata grazie a questo film, ma il desiderio di avere una libreria identica a quella del film, quello sì (che poi non è mica di grande auspicio, perché fallisce ed è costretta a chiudere).


Ed è proprio grazie a questo film che ho conosciuto Starbucks, un piccolo angolo di paradiso a noi purtroppo negato, piccoli provinciali del mondo. Un posto dove puoi stare ore, su poltrone comode, bevendo un caffè e facendoti i fatti tuoi. Senza che nessuno venga a romperti le scatole. Con musica in sottofondo, la connessione wifi e la gente che non urla. A New York c'è un posto così a ogni angolo, ha un senso non amarla?


E poi si tratta della New York che si veste a festa in autunno, scegliendo i colori migliori per gli alberi di Central Park e degli altri giardini della città. Del resto, lo dice anche Tom Hanks: "Don't you just love New York in the fall? Makes me wanna buy school supplies. I would send you a bouquet of newly sharpened pencils if I knew your name and address". La New York delle panchine al parco, delle lucine colorate appese tutto l'anno e dei negozietti vecchio stile. La perfezione, insomma. Che vi devo dire, me la tiro da rocker incazzata con il mondo, ma in fondo sono una gran romanticona. 

giovedì 20 novembre 2014

Secret Santa!


Natale si sta avvicinando a passi da gigante, lasciate che ve lo dica. In un attimo, sarà tutto un fiorire di luminarie, canzoncine, panettoni (quelli ho già avvistati, peraltro) e spirito natalizio. Il Natale mi piace da matti, ve lo confesso. Anzi, banalmente, l'attesa del Natale mi piace più del Natale stesso (ché a casa mia si traduce in una grande abbuffata con mal di testa finale, non c'è mica tanta poesia). Una delle tradizioni che più amo di questo periodo è quella del Secret Santa. L'ho scoperta ai tempi dell'università, quando vivevo in collegio. Ogni anno, a fine novembre, ci si ritrovava tutte e si pescava da un grande barattolo il nome di un'altra studentessa, alla quale far trovare - ogni giorno fino alla festa di Natale - un piccolo pensierino, rigorosamente anonimo. Il mittente dei regali lo si scopriva alla festa di Natale, tra grida di sorpresa e risate a crepapelle. Ho bellissimi ricordi degli anni del collegio e questo è sicuramente uno dei più belli. 

Oggi ne ha parlato Giulia Depentor nella sua lettera a Babbo Natale, facendomi tornare in mente questa bellissima tradizione, e mi son detta: "perché non facciamo un Secret Santa, qui a casa di Cindy?". Ovviamente, vista la virtualità della situazione e l'assenza di una cassetta della posta dove depositare ogni giorno un regalino, dobbiamo cambiare le modalità. Quindi eccovi la mia proposta. Se decidete di partecipare, mandatemi una mail (l'indirizzo lo trovate qui a lato, su in alto insieme alle icone social) con il vostro indirizzo entro domenica 30 novembre. Ciascuno di voi riceverà poi (entro la domenica successiva) l'indirizzo della persona a cui inviare un piccolo regalino di Natale. In questo modo, ognuno di voi dovrà mandare un regalo e ne riceverà uno a sua volta. Dovrà trattarsi rigorosamente di un piccolo pensiero, magari fatto a mano, un libro del cuore, qualcosa che parli di voi ma che sia una cosa semplice, per nulla costosa, che possa affrontare senza paura il mondo delle poste italiane sotto Natale. Vi prometto solennemente che custodirò i vostri indirizzi con il massimo rispetto, inviandoli unicamente alla persona interessata. Vi chiedo solo di prendere la cosa con il giusto spirito e fare in modo che ognuno possa ricevere il proprio regalo in tempo per la notte di Natale. 

Se vi va di partecipare, scrivetemi. E già che lo fate, mandatemi anche il titolo della vostra canzone di Natale preferita, così facciamo la playlist di Natale. Hohoho! 

lunedì 17 novembre 2014

52/52 e le solite chiacchiere


Buongiorno! Come state? Io avrei mille cose da dirvi ma, giuro, non so da dove cominciare. Come spesso mi capita, continuo a scrivere e cancellare il post perché non mi sembra mai "quello giusto". Ma visto che "quello giusto" capita poche volte nella vita, abbracciamo l'imperfezione e andiamo avanti. Dicevamo, buongiorno! Avete visto? Chi l'avrebbe mai detto, due anni fa quando questo progetto è iniziato, che finalmente il 52Project sarebbe finito? Che soddisfazione! C'è voluto giusto un po' di tempo, ma ce l'abbiamo fatta. Ma adesso sorge un problema: che titolo posso dare alle mie chiacchiere senza senso? Non ho più nessuna scusa per rovesciarvi addosso parole a caso nascondendole dietro un presunto progetto fotografico. Mannaggia, bisogna fare qualcosa! Devo inventare una nuova rubrica inutile per giustificare la mia voglia di chiacchiere. E' assolutamente indispensabile! 

Vabbè, ci penseremo, intanto oggi posso ancora chiacchierarmela un po'...Da dove comincio? Vediamo un po'. Tra lavoro, gite in ospedale (non per me, io sto abbastanza bene) e quotidianità varia, non ho più molto tempo da dedicare alle cose che mi piacciono e questo NON va bene. NON va davvero bene. Comunque:

- posso rinunciare a tutto, ma non alla lettura. Posso crollare dal sonno, morire sfinita, non sapere più come mi chiamo, ma devo sempre leggermi una paginina prima di dormire. Finito Agassi (un libro pazzesco, l'avreste mai detto?), mi sono buttata su Vestivamo da Superman di Bill Bryson, un libro acquistato di getto quest'estate durante un piovoso pomeriggio di pioggia. Bryson è sempre lui, un filo noioso alla lunga, quindi comperate questo libro solo se vi piacciono gli Stati Uniti e gli anni '50. Dopo Bryson sono passata a Scerbanenco, con il bisogno di tornare alle certezze di un vecchio amico dopo aver conosciuto gente nuova, e mi sto leggendo con amore La sabbia non ricorda. Scerbanenco è uno dei pilastri della mia vita e ora che ho scoperto un pusher di libri usati su Ebay, la mia collezione di gialli anni '60 può crescere smisuratamente. 

- uno dei miei guilty pleasures è guardare su You Tube video di beauty e chiacchiere varie. Quando sono stanca, è una pratica più rilassante dello yoga. Io non sono una grande acquirente di trucchi e prodotti per la bellezza, quindi tendo a preferire quelli più generici. Grazie a Sweet as a Candy, ormai un'istituzione su You Tube, ho scoperto il canale di Magalì Zanardi. Lei è dolce, semplice e spesso scoppia a ridere imbarazzata. La amo. 

- quando sono depressa, sento che la mia vita va tutta storta, che proprio non ce la faccio più, vado da mio marito e gli dico: "Gabri, andiamo via?". La risposta è sempre sì e, visto che non possiamo andare via del tutto, questa richiesta si traduce in un fine settimana da qualche parte. L'ultima richiesta del genere si è tramutata in un weekend a Bruxelles, sotto Natale, grazie anche a un volo Ryan Air a 40 euro a/r. Yo. 

- la mia ultima ossessione musicale si chiama She&Him, che avevo conosciuto anni fa grazie al mio amico Mirko, ma che - come spesso capita con la musica e i libri - erano capitati nel momento sbagliato. Ora che ho voglia di tepore, copertina, torta di mele e musica retrò, loro sono perfetti.

- ascolterò anche musica retrò, ma a Genova ci sono i Subsonica e non posso proprio perdermeli. Li ho amati tantissimo, abbiamo vissuto in simbiosi per anni, come tutte le grandi passioni, ora siamo lontani e non ci sentiamo più, ma vado a rivederli in nome del nostro vecchio amore. Sono curiosa di vedere come sarà, questo loro concerto dopo tanti anni. 

- è uscito il libro di Amanda Palmer e io lo aspetto come un bimbo aspetta il giorno di Natale. La mia copia è da qualche parte in volo sull'oceano e spero che non si perda nel viaggio. 

E voi? Cosa mi raccontate? 

martedì 7 ottobre 2014

50/52 e i miei sogni


Qualche giorno fa, durante il mio momento di meditazione quotidiano (la passeggiata con il cane), mi sono messa a pensare ai sogni. Questo blog è pieno di sogni, vero? Non faccio che parlare di wishlist, desideri, speranze, triccheballacche, per riempire di colori e bellezza il grigiore della quotidianità. Ma in fondo si è sempre trattato (volutamente) di sogni un po' superficiali, sì Coachella, certo, la gonna di tulle, la giacca di paillettes, vabbè, il viaggio intorno al mondo, ok, il furgone Volkswagen (un attimo, non scherziamo, quello è un sogno VERO, altro che sciocchezza superficiale) e così via. Tutte cose sulle quali mi soffermo a fantasticare ogni giorno per scacciare via le preoccupazioni, le insoddisfazioni, la semplice normalità di tutti i giorni. Ma non si è mai parlato di sogni veri. Quelli che riguardano una vita intera, un percorso, una strada. Di quelli non vi ho mica mai parlato, eh. Perché? 

Beh, ovvio, perché mettere nero su bianco i proprio sogni fa cagare sotto dalla paura. Ci avete mai provato? Ansia e tremarella garantite, ragazzi. Perché è molto più semplice pensarsele tra sé e sé certe cose, per poi scacciarle via in un attimo tornando alla quotidianità, che scriverle e provare a realizzare. Fa una paura nera. Ma io ho deciso di essere coraggiosa e lo voglio fare. E, nello scriverli, me ne sono venuti fuori un sacco di sogni, mannaggia, tutti rigorosamente in contraddizione. Quando ho visto la lista, mi son chiesta un secondo se condividerli o meno. Poi mi son detta che tanto matta lo sapete già che lo sono, quindi perché no? Ed eccoveli qui, i miei sogni per la mia vita, ad oggi, ottobre 2014 (domani potrebbe ovviamente cambiare tutto, no?). 

- Vorrei vivere all'estero per almeno un anno. Anzi, mettiamola così: non voglio essere una persona che non ha mai vissuto all'estero per più di tre mesi. 

- Vorrei vivere in città per un po', Milano o Torino o Genova o quel che sia. A Milano c'ho vissuto, ma non me la sono goduta come avrei dovuto. 

- Vorrei avere un negozio o un'attività. Ho almeno cento attività dei sogni, tutte in mente, la mia ultima ossessione sono i food truck. 

- Vorrei vivere in una grande casa di campagna, lontano da tutto e da tutto, con cani, gatti, galline, capre, un asino e qualche oca.

Contando che ho quarant'anni e qualcosa, la vedo dura eh? E voi? Io c'ho messo proprio tutto tutto, voi che mi dite? Avete qualche sogno che vi fa tremare le gambe?

lunedì 19 maggio 2014

The Future of Storytelling # 2: il mio personaggio preferito

Il corso sul futuro dello storytelling continua, seguo le lezioni religiosamente e vado avanti con i compiti. Ma li faccio a modo mio, ovviamente. Eh lo so, dico una cosa, ne faccio un'altra, prendo una decisione, cambio idea, la ricambio e in tutto questo mi diverto. Sono felice della mia piccola follia. Comunque, come vi dicevo, ho deciso di fare i compiti a modo mio. Con il passare delle lezioni, le cose da fare diventano sempre più specifiche e legate al corso e credo possano essere molto noiose se condivise qui (potevi farle e non condividerle direte voi. Giusto. Non ci avevo pensato. E vabbè, ormai va così) e quindi ho deciso di cambiare un po'. Il secondo compito richiedeva di preparare una scheda del proprio personaggio preferito, io ho deciso semplicemente di provare a raccontarvelo.


Se, come vi raccontavo nel mio post scorso, mi sono tormentata nel cercare la mia storia preferita, fallendo miseramente, nello scegliere il mio personaggio preferito non ho avuto il minimo dubbio: Lorelai Gilmore. Sarò estremamente banale e molto pop, ma la amo alla follia e credo sinceramente sia impossibile non farlo. I-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e. La conoscete vero? Lorelai è la protagonista della serie Gilmore Girls, conosciuta in Italia come Una mamma per amica. Ovviamente possiedo l'intera serie in DVD e la considero un po' la mia Bibbia (più dell'autobiografia di Morrissey, per dire). Dentro c'è tutto quello che serve nella vita e, se la serie è così perfetta, è certo grazie alla perfetta scelta dei personaggi, all'ambientazione, ai dialoghi, ma buona parte del merito va a lei: la regina della battuta fulminante, una donna bellissima dotata di un sense of humour geniale, l'amica che tutti vorrebbero avere. 



Lei è quella capace di organizzarti una festa fuori di testa, quella che conosce a memoria i testi dei Metallica ma sa anche come camminare alla perfezione sui tacchi, quella che non rifiuta mai il secondo giro di birra, la decima tazza di caffè, un cinese da asporto dopo una pizza ai quattro formaggi e un cesto di popcorn affogati nel burro. Quella che non ti giudica se fai le cazzate, perché lei probabilmente le fa più grosse di te, quella che rende divertente una serata sul divano a guardare per la centesima volta È nata una stella, quella con cui vorresti passare ogni minuto libero della tua giornata. 



E lo vogliamo dire che lei è la mamma che tutte noi, segretamente, vorremmo aver avuto quando eravamo adolescenti? Io ho avuto una mamma molto vecchio stile, che certo non mi avrebbe portato a vedere le Bangles in concerto (cosa che avrei adorato, tra l'altro), né mi avrebbe portata ad Atlantic City per festeggiare i miei ventuno anni e sicuramente non sarebbe venuta con me a girare per l'Europa con lo zaino in spalla. Sicuramente. E altrettanto sicuramente non mi avrebbe fatto passare la tristezza a suon di hamburger e litri di caffè. Peccato, perché poi certe trasgressioni dell'infanzia ti rimangono nel cuore per sempre, come quando mia mamma mi permetteva di cenare sul divano guardando i Muppets (un evento talmente epocale che me lo ricordo ancora, a distanza di trent'anni).


Lorelai conosce il potere terapeutico dello shopping, di una nevicata inaspettata e di un sano, sanissimo junk food. Insomma, Lorelai Gilmore è talmente tanto che non so come descrivervela, ma fortunatamente c'è Tumblr e milioni di blog dedicati a lei. Io ho scelto questo. 

E voi, ditemi, avete un personaggio preferito?

mercoledì 7 maggio 2014

The Future of Storytelling # 1: la mia storia preferita

(foto awelltraveledwoman.tumblr.com)

Bene, bene, come vi dicevo la volta scorsa, ho seguito con grandissimo entusiasmo la prima unità del corso online The Future of Storytelling. Ho ascoltato tutte le lezioni, ho guardato il materiale aggiuntivo (si parlava del film Memento, per parlare della linearità del racconto, l'avete mai visto?), ho letto contributi e riflessioni degli altri studenti e mi sono apprestata ad eseguire il mio primo compito "a casa". Piena di aspettativa, sorriso sulle labbra, apro il quadernino e mi appresto a prendere appunti in merito al tema del compito: raccontate brevemente qual è la vostra storia preferita e perché.

Uh, bene, figo, leggo un sacco di libri, se mettessi in fila tutti i libri che ho letto da quando ho imparato a farlo, credo potrei arrivare fino in Sicilia, vedo molti film, leggo fumetti, facile. Bene, la mia storia preferita è...vuoto totale. No, beh, ma è impossibile, ma come? Ci penso mentre sono fuori col cane, il mio momento di meditazione preferito, e non mi viene in mente neppure una sola storia degna di nota. Torno a casa, guardo la libreria e non mi sovviene nessuna trama che valga la pena ricordare come la più bella di questo mondo. Do un'occhiata veloce alla mia collezione di DVD e niente, niente di niente. Cerco nella memoria, ci sarà per forza una storia di famiglia che si racconta sempre, dai. No, non c'è. Nella mia mente non ci sono storie. Anni di parole, letture, immagini, canzoni e neppure una storia. Ossia, certo, tante storie ma nessuna che reputi così importante da essere "la mia preferita".

Ci penso per giorni, mi torturo perché non mi va di arrendermi al primo compito assegnato (va bene che gestisco bene i fallimenti, ma a tutto c'è un limite), cerco in ogni modo di arrivare a una soluzione finché, improvvisamente, capisco dove sta il problema. Il fatto è che me ne è sempre fregato piuttosto poco delle storie, perché io amo i personaggi. Sono i personaggi a prendermi il cuore e mi fanno scordare la storia. Quindi se mi chiedete dei miei libri preferiti, vi racconterò di Elizabeth Bennet, del cane epilettico di Malaussène, di quel gran signore di Dick Diver oppure, se parliamo di cinema, non esiterò a dirvi di quanto ami Beatrix Kiddo o di come conosca alla perfezione Kathleen Kelly, quello che ama, quello che desidera e le cose che odia.

Per non parlare delle ambientazioni. Ah, la Parigi della trilogia di Katherine Pancol, la Milano anni '50 di Scerbanenco, ne ricordo le strade, il traffico, la nebbia, pur senza mai esserci stata, in quella Milano lì. E che dire dei profumi di Haifa, ne l'Amante di Yehoshua? E la luce della Marsiglia di Izzo? Ricordo i tavolini del bar del Vieux Port ed è come se mi ci fossi fermata anche io, insieme a Montale. O la Tokyo notturna di Lost in Translation, la Miami di Dexter, l'inesistente Stars Hollow di Gilmore Girls. Ma niente, mi dispiace, non posso dirvi della mia storia preferita. Non ho una storia preferita, ho un mondo intero popolato di personaggi e luoghi amati e vissuti come fossero miei. Quindi sono giunta alla conclusione che do poca importanza alle storie, ma seguo un corso che si chiama The Future of Storytelling. Le contraddizioni non mi spaventano, non c'è che dire. 

E voi? Ditemi che non siete come me, qual è la vostra storia preferita?

mercoledì 9 aprile 2014

The Future of Storytelling


Sono più che sicura che il 2014, qui a casa di Cindy, verrà ricordato come l'anno dei corsi online. Mi sono iscritta a corsi di ogni tipo, dalla storia della musica dei Beatles all'arte di Andy Warhol, dalle basi di Scienza della Comunicazione a English Composition I. E a molti altri, ve lo confesso. Spero solo che la quotidianità non mi risucchi e mi permetta di seguirli. Sarebbe davvero un peccato. Là fuori c'è così tanto da imparare, così tante ispirazioni, così tanta bellezza che mi pare un delitto doversi dedicare ad altro (certo, bisogna mangiare, ma non sarebbe bellissimo essere ricche ereditiere e passare il tempo a fare solo quello che si desidera? Poco stimolante? Sì, sì, parliamone). 

Il primo corso a cui mi sono iscritta, ancora lo scorso anno, è stato The Future of Storytelling, un corso dedicato alle forme e alle modalità di storytelling, in letteratura, cinema, televisione e altri campi. Il corso è tenuto dalla Facoltà di Applied Sciences di Potsdam, sulla piattaforma Iversity ed è realizzato in modalità MOOC, ossia aperta a tutti. Si trattava di un corso gratuito, erogato unicamente via web, che ha coinvolto migliaia di persone. Io ho seguito la prima unità di lezioni, mi sono entusiasmata alla vista della quantità di materiale messo a disposizione e dell'enorme mole di lavoro condivisa gratuitamente, poi sono stata travolta da una montagna di traduzioni da fare e me ne sono scordata.

Nel frattempo il corso è andato avanti ed è finito. Le lezioni sono ancora presenti online e piano piano me le sono riguardate, saltellando qua e là tra le unità, cercando di convincermi ad abbandonare il corso senza troppi rimpianti. Ma il materiale è talmente tanto, i contributi di docenti e studenti sono così interessanti che non posso proprio lasciarmelo scappare. E quindi ho ricominciato, con la ferma intenzione di condividere i compiti qui, con voi, come se ve li stessi raccontando davanti a una tazza di tè. Io lo prendo come uno stimolo ad andare avanti nel corso, voi abbiate pazienza. Se cliccate in alto a destra e chiudete il blog, giuro che non mi offendo. Basta che ritorniate, eh. Vi prego. Dai, non fate scherzi. Promesso, eh?

lunedì 17 febbraio 2014

Project 10 books


Posso dire, senza ombra di dubbio, di essere affetta da una seria forma di dipendenza: l'acquisto di libri. Io adoro leggere, ma ancor di più amo il libro come oggetto. Amo quello che il libro rappresenta: la possibilità di tuffarsi in una nuova storia, fare un viaggio, godere della bellezza delle parole. Ogni volta che entro in una libreria, perdo ogni capacità di ragionare e, se non mi controllo, torno a casa con almeno tre libri in borsa. E vogliamo parlare della lista dei desideri di Amazon? La mia è lunga almeno una decina di pagine e, quando sono triste, aggiungere titoli al carrello è un attimo. Da lì a cliccare "Acquista ora" è un battito di ciglia. Se possibile, la situazione è ulteriormente peggiorata con l'arrivo del Kindle: gli ebook sono convenienti, ti senti ancor meno in colpa ad acquistarli e c'è quella carognata del "Compra con 1 click" che, se non sei dotata di disciplina ferrea, ti fa esaurire la memoria del reader in un attimo. E poi, con 'sta storia del click, manco ti sembra di spendere dei soldi, mannaggia.

Ma adesso basta. Voglio disintossicarmi. Devo uscire da questo tunnel infernale, che riempie la mia libreria di scorte di libri per i prossimi dieci anni. Basta, basta, basta. Non posso più permettermi di portar dietro questo fardello. Ed è per questo che, quando ho visto questo progetto di Tamara di Citazionisti Avanguardisti, ho capito che poteva essere quello che fa per me. Si tratta di mettersi di fronte alla propria libreria (io ho tre interi ripiani di libri belli intonsi) e scegliere 10 titoli 10 da leggere, senza poter acquistare ulteriori libri finché non si è finito con quelli selezionati. Volendo, si può andare avanti e, di 10 in 10, esaurire la propria scorta. Io non voglio essere troppo ambiziosa, mi accontenterei di portare a termine almeno la prima pila di 10 (giusto per farvi capire come sono messa, prima di decidere se imbarcarmi in questo progetto, ho fatto una capatina veloce su Amazon e ho comperato due libri, una sorta di ultima pera prima di entrare in comunità). 

Come richiedono le regole di questo progetto, ecco la mia pila:

Agota Kristof - La trilogia della città di K.
Diego De Silva - Non avevo capito niente
Roddy Doyle - Rory e Ita
Susan Sontag - In America
Doris Lessing - Il sogno più dolce
Joanna Harris - La spiaggia rubata
Patrick McGrath - Il morbo di Haggard
James Ellroy - I miei luoghi oscuri
Ferzan Ozpetek - Rosso Instanbul
John E. Williams - Stoner

Gli ultimi due titoli sono stati appena acquistati, alcuni mi sono stati regalati, altri giacciono nella mia libreria da anni e credo abbiano già vissuto almeno tre traslochi: è davvero ora di aprire quelle pagine! L'ordine non sarà per forza questo, sceglierò secondo l'ispirazione del momento. Comincerò appena finito di leggere La ragazza dello Sputnik, che è il libro che ho sul comodino ora (e che mi sta piacendo da morire). Non so quando finirò, entro l'estate, credo (sono diventata una lettrice lenta, ahimè, e questo peggiora il problema dell'accumulo). Ve lo confesso, sono agitata, tremo anche un po', comincio a capire cosa si prova a cercare di liberarsi da una dipendenza. Ma io ce la farò, non ho paura (beh, insomma). Per caso, qualcuno vuole unirsi a me? L'unione fa la forza! Che tradotto vuol dire: aiutatemi, vi prego.

mercoledì 15 gennaio 2014

45/52 e buon compleanno

(la foto è vecchia, perdonatemi, ma ho tanto bisogno di luce)

Domani è il mio compleanno e, visto che capita a inizio anno, diventa inevitabilmente anche un momento di bilanci, mannaggia a me! Il 2013 è stato un anno strano. Veniva dopo il 2012, anno iniziato nella normalità e finito, come si suol dire, abbastanza di schifo e quindi, pensavo, non poteva che essere bello. E poi, dai, era l'anno dei miei quaranta, doveva essere un anno speciale. Il 2003, l'anno dei miei trentanni e dell'estate più lunga e calda della storia, è stato un anno pieno di cambiamenti: sono andata a vivere da sola, ho conosciuto il mio futuro marito, ho fatto il primo lungo viaggio lontano. Insomma, speravo che il 2013 sarebbe stato un anno altrettanto significativo. Almeno un pochino. Beh, credo di non potermi lamentare, magari non sono successe molte cose, ma sicuramente c'è stato almeno un cambiamento importante. 

La prima metà dell'anno mi ha vista preda dell'ansia più nera, dovevo prendere una decisione importante, dovevo decidere se rinunciare alla mia precarietà più o meno garantita, ossia la mobilità, per fare il salto nella precarietà più nera, ossia l'apertura della partita iva. Com'è noto ai più, io sono un'eterna indecisa (in famiglia ancora si racconta di quando io, bambina, mi sono messa a piangere a dirotto perché, messa davanti alla scelta di una bambola che mi sarebbe stata regalata, non sapevo quale scegliere), ci metto mesi a prendere le decisioni più semplici, facendo innervosire chi mi sta intorno (ossia mio marito, impulsivo di natura), e ho bisogno di guardare una scelta da ogni punto di vista. Metto tutto sulla bilancia, peso, tolgo qualcosa, aspetto, vedo se è il caso di aggiungere ancora qualcosa, peso nuovamente, aspetto ancora un po', tolgo qualcosa, mi allontano, chiudo la bilancia in un armadio, aspetto qualche giorno, la tiro nuovamente fuori, peso ancora una volta e poi...finalmente prendo la decisione.  Ma, ci tengo a dirlo a mia discolpa, quando una decisione è presa è presa. Basta. Non si torna indietro, niente rimpianti, le porte sono chiuse e si guarda solo in avanti. E, non per vantarmi, credo che questo sia un pregio. O forse un modo per vivere meglio. 

Insomma, tutto questo per dirvi che, dopo tutto questo rimuginare, finalmente la decisione è stata presa: ho deciso di aprire la partita iva e lavorare a un progetto di cui vi parlerò presto. Ironia della sorte, la mia scelta è stata subito messa alla prova perché, proprio quando ormai ero sicura di quello che avevo fatto, mi è stata data l'opportunità di un lavoro come dipendente. Non vi dico le giornate d'ansia. Tutti i dubbi sono tornati a tormentarmi. Ma niente, c'era una voce dentro di me che mi diceva che dovevo continuare per la strada che mi ero scelta. Sentivo di doverlo a me stessa. Quello era il mio progetto, dovevo provare a realizzarlo. A quarant'anni, nel pieno della crisi. Dando un bel calcio alla prospettiva di un lavoro (più o meno) sicuro. Dio, che incosciente. Una matta da ricovero. Però, ragazzi, il giorno in cui ho realizzato che volevo seguire il mio sogno e provare a realizzarlo, mamma mia che soddisfazione ho provato. L'ansia è sparita, tutte le paure se ne sono andate ed è rimasta solo l'emozione e la voglia di fare. Davanti a me ho un grande, enorme nulla, ma spero di riempirlo con tanti piccoli mattoncini, in questi mesi. Il tempo mi dirà se sarà stata la scelta giusta. Io non ho paura. Non ho più paura. 

Quindi, guardandomi indietro, posso dire che il 2013 mi ha regalato una grandissima consapevolezza e una grande forza, quella di guardare al futuro senza paura. Magari per voi non vorrà dire nulla, ma per me è una grande conquista. Per citare You've got mail, una delle mie Bibbie, "you are marching into the unknown armed with...nothing". Ma questo andare incontro al futuro disarmata non mi spaventa, anzi. Ecco, vi chiedo solo una cosa, magari evitate di ricordarmi questa frase quando sarò ai semafori a chiedere l'elemosina. Grazie, ci tengo. Comunque, devo confessarvi che un po' mi sento presuntuosa, ma lo voglio essere, per una volta nella vita. Voglio sperare che ci possa essere di meglio, che si possa dare forma alla propria vita come lo si desidera, che si possa disporre del proprio futuro e plasmarlo a propria immagine e somiglianza. Finché non arriverà qualcosa a fermarmi, voglio crederlo possibile. Me lo auguro e ve lo auguro. Che il futuro sia vostro, sempre. Buon compleanno a me e buon 2014 a tutti voi! 

giovedì 2 gennaio 2014

44/52 e i propositi del nuovo anno


Bum! La bottiglia l'abbiamo stappata, ci siamo abbracciati e baciati, auguri, auguri, auguri e l'anno nuovo è cominciato. E ora è il momento di fare i buoni propositi per il nuovo anno. Come dite? Voi non li fate? Ma no, dai, è divertente e poi basta non essere troppo duri con se stessi (e trovare sempre un sacco di scuse per giustificare i propri cattivi comportamenti, no?). Comunque, prima di procedere con i buoni propositi per il nuovo anno, bisogna confrontarsi con quelli fatti l'anno precedente. E sì, mica si scappa! Vediamo...lo scorso anno, in questo post sul blog, questi erano propositi: 

1. Trovare finalmente la mia strada. 
2. Andare più spesso al cinema.
3. Leggere meno libri. Ma con più attenzione.
4. Imparare a fotografare.
5. Abbattere il colesterolo

Olè, mettiamoci l'elmetto e vediamo com'è andata! Uhm, per quel che riguarda il punto uno, credo di poter mettere una bella spunta. La scelta l'ho fatta, la strada l'ho imboccata, non so ancora se sia quella giusta, né se sia proprio la mia, ma questo lo vedremo in futuro. Intanto sto andando, vediamo dove arriverò. Beh, sull'andare più spesso al cinema proprio non ci siamo. Troppo pigra, troppo freddo fuori, troppo lontano il cinema (eh, le gioie di vivere in provincia). Mi sa che devo farmene una ragione, i film me li guardo a casa e via. Il punto tre è un punto strano, perché tutti solitamente si ripromettono di leggerne di più, di libri. Io ero arrivata al punto di divorarli, affrontandoli spesso un po' superficialmente. Ora mi sono calmata, quest'anno ho letto 27 libri, decisamente meno rispetto alla media, ma va bene così. Per quel che riguarda imparare a fotografare, facciamo che lo rimandiamo ancora un po'. Anche qui la pigrizia e l'impazienza dominano, devo trovare il modo di combatterle, ché a fare delle foto decenti ci terrei proprio. E per finire la mia grande soddisfazione, il colesterolo: l'ho combattuto, magari non l'ho abbattuto, ma è comunque diminuito parecchio. E sono tornata a poter mangiare un po' del mio adorato burro. Dio, ti ringrazio.

E ora passiamo all'anno nuovo, signore e signori. Nuovo giro, nuovo regalo. Beh, eccoli qui i miei propositi. Piccoli, grandi, semplici, difficili, chi può dirlo. 

1. Combattere la negatività. Basta lamentarsi, basta facce scure, basta energia negativa. Da parte mia e da parte di chi mi circonda. Ci sono mille cose belle intorno a noi, siamo fortunati, smettiamo di lamentarci. 
2. Portare a termine almeno UNO dei cento corsi online a cui mi sono iscritta. Recentemente m'è presa la smania dei corsi online e mi sono iscritta a metà dei corsi su Coursera. So già che seguirò la prima lezione e poi basta, ma vorrei portarne a termine almeno uno. Uno solo, piccolino.
3. Trovare più tempo per stare con le amiche, vecchie e nuove. Combattere la pigrizia, la quotidianità, le abitudini e ritagliarsi più spazi di condivisione, perché da quei momenti nascono solo cose belle.
4. Imparare a fare qualcosa di nuovo. Non so ancora cosa, magari imparare a cucinare la carne. I brasati, gli arrosti, gli stufati. Sono la regina dei muffin, voglio diventare regina della carbonnade (questo l'ho messo lì perché fa colore, non lo diventerò mai, lo so già). Oppure imparare a cucire (con mamma e zia sarte professioniste, è un delitto che non sappia neppure cucire un bottone). Oppure ancora imparare a fotografare, magari se insisto un po', forse alla fine mi decido a farlo con serietà. Non so, vedremo eh. 
5. Far crescere questo blog, renderlo più accogliente, più aperto, più condiviso. Non so cosa ne verrà fuori, né se avrò il tempo per farlo, ma ci terrei tanto. 
6. Cucinare di più e variare la mia dieta. A parte qualche illuminazione ogni tanto, le mie abitudini alimentari comprendono solo pasta in bianco, tonno, bresaola, verdura e poco altro. Forse è il caso di aggiungere qualcosa, che dite? Questo proposito è l'ultimo, ma è quello su cui mi voglio impegnare davvero di più. 

E voi? Niente buoni propositi quest'anno? 

mercoledì 11 dicembre 2013

43/52


Probabilmente nessuno se ne sarà accorto (com'è giusto che sia, ovviamente), ma da qualche tempo sto saltando l'appuntamento con la foto settimanale. Stava diventando una sorta di obbligo, non mi divertivo più e ho deciso di prendermi una pausa. Mica siamo ai lavori forzati, qui, eh. Ho tenuto duro per un sacco di tempo, alcune volte facendo davvero fatica, ma trovando sempre l'ispirazione per pubblicare qualcosa che valesse la pena condividere (almeno lo spero). Ultimamente, però, la cosa si stava trasformando in una forzatura e quindi, basta. Ci manca ancora che uno debba sentirsi costretto a pubblicare degli inutili post su un blog, eh insomma, c'è un limite a tutto! Quindi ho deciso di rallentare, continuerò a pubblicare una foto qua e là, ogni tanto, non ci sarà una cadenza fissa. E quando arriveremo finalmente alla foto numero 52, ragazzi, che figata! Sarà la conclusione di un progetto, magari un po' più lento, ma ce l'avremo fatta. Del resto, mica si può essere perfetti. Io, perlomeno, non lo sono proprio mai stata. Mai stata bella, mai stata secchiona, mai stata veramente magra, mai stata ricca, mai "arrivata" sul lavoro. La mia è una vita da mediana (ah, anche mai stata brava negli sport), che vi devo dire. E quindi volete che mi spaventi l'imperfezione di un progetto sul blog?

E visto che sono in vena, vi devo fare una confessione. Sono un'omicida. Intenzionale. Ho ucciso la mia pasta madre. Dolcemente, serenamente, l'ho uccisa. Dopo l'entusiasmo iniziale e un lungo periodo di tentativi e sperimentazioni, mi sono resa conto che panifico davvero troppo poco per giustificare il continuo mantenimento della signorina in frigo. Ho realizzato che stavo davvero sprecando una quantità notevole di farina e non mi sembrava giusto. Non ha senso continuare a rinfrescare, curare, accudire, se poi si usa la pasta madre meno di una volta al mese. Non fa per me. Ci ho provato e con grande serenità ho detto basta. Una piccola voce dentro di me la bolla come fallimento, ma - come ho già detto - la verità è che non sono perfetta (e questo lo so per certo da quando andavo a scuola con i vestiti fatti da mia mamma in piena epoca paninara) e neppure lo voglio essere (beh, all'epoca un bauletto Naj Oleari mi avrebbe migliorato la vita, ma che ci devo fare, così è). Ah, a proposito di fallimenti,  la prossima volta vi devo raccontare della mia orchidea, che ha perso tutti i fiori. Uh, poi verrà anche il momento di confrontarmi con i buoni propositi dello scorso anno, ussignur.

giovedì 28 novembre 2013

42/52 e buon compleanno!

Mamma mia, ieri questo blog ha compiuto UN anno! Chi l'avrebbe mai detto? Io no, giuro. In questi anni credo di aver aperto almeno cinque o sei blog, sulle piattaforme più disparate, in italiano, in inglese, solo di immagini, con i temi più vari, alcuni anche piuttosto belli, ma nessuno di questi ha avuto lunga vita. Credo nessuno sia durato più di qualche mese, a volte settimane. Era come se stessi cercando la maniera giusta di esprimermi e non riuscissi a trovarla. Come se non riuscissi a trovare la mia voce. E invece, quasi per magia, in maniera casuale ed estremamente naturale, un giorno l'ho trovata. Ma lo sapete com'è nato A casa di Cindy? Credo di non avervelo mai raccontato, eh?
Lo scorso anno, a inizio ottobre, ero rimasta folgorata dalla mostra di Steve McCurry. Ho provato un'emozione così intensa da avere un bisogno impellente di condividerla con qualcuno. L'ho raccontata ai miei amici, certo. A mio marito. Ma sentivo il bisogno di dirlo al mondo (capita solo a me? Non ditemi che questo è un altro segno della mia pazzia incombente). Ho scritto di getto quello che sarebbe diventato un post e l'ho salvato in word. Contemporaneamente, dopo un lungo scambio di amorosi sensi su Instagram, Camilla di Zelda was a writer mi ha chiesto di scrivere per lei un resoconto del mio viaggio negli Stati Uniti dello scorso anno. Quando lei mi ha detto che il mio racconto le piaceva e che aveva intenzione di farne un appuntamento mensile sul suo blog, (dopo aver saltato come una pazza in casa per ore) mi son detta che allora, forse forse, quello che avevo da dire poteva essere interessante, che magari, chissà, a qualcuno poteva anche piacere. E in due ore ho aperto A casa di Cindy, l'ho arredato e ho pubblicato il post su McCurry. Che ancora oggi è il post più letto di questo blog.
Perché A casa di Cindy? (Questa è la domanda che vorrei mi facessero quando diventerò famosa, sappiatelo. Perché io adorerei fare le interviste, altro che 'ste star che si stressano. Chi ha il pane non ha i denti, che grande verità). A casa di Cindy si chiama così perché volevo portarvi tutti a casa mia, ovviamente. Volevo aprire le porte di questo minuscolo appartamento di provincia e farvi vedere tutto il mondo che c'è dentro. Il mio mondo, spesso reale, molto più spesso mentale. Quello che amo, quello che mi entusiasma, quello di cui non smetterei mai di parlare. E perché Cindy se mi chiamo Cinzia? Perché Cindy è il mio soprannome da anni, da quando una cara ex-collega ha deciso di rinominarci tutti all'inglese. Perché Queen Cindy, mio nickname dall'alba di Internet? Beh, questo ve lo racconto un'altra volta, eh? Ché un po' di suspance ci vuole anche...
Eh insomma, eccoci qui. Spero che A casa di Cindy sia un posto accogliente e piacevole come vorrei, che vi faccia voglia di prendere in mano una tazza di tè e mettervi comode a chiacchierare. Spero davvero che lo sia. Per me lo è e questo lo devo soprattutto a voi. Voi che vi mettete in gioco con le vostre wishlist, che mi lasciate commenti pieni di entusiasmo e di allegria, che condividete con me un piccolo pezzo di vita e che siete per me una presenza fondamentale. Vi meritereste dolci, regali e mille festeggiamenti, per il momento non posso fare altro che dirvi GRAZIE. Di tutto. Dei post che mi regalate, dei commenti, qui e su Facebook, dei like, delle visite silenziose, di tutto. Davvero, grazie. Dal profondo del cuore. La vostra presenza è un regalo e io non posso che ricambiare con un abbraccio. Ma forte, forte...lo sentite?
(Nella foto uno dei miei angoli preferiti della casa di Cindy fatta di mattoni).

mercoledì 9 ottobre 2013

38/52


Bon, domani si parte. Le valigie sono pronte, l'itinerario di viaggio è fatto, la playlist caricata. Insomma, tutto pronto. Ma prima di partire, avete voglia di fare ancora un gioco con me? Dai, che oramai ci ho preso gusto! Ecco, vi ho chiesto consigli sui posti da visitare e le cose da non perdere (me le sono segnate tutte, spero di farcela), ora vi chiedo un consiglio sullo shopping. Io ho deciso che non posso tornare a casa da Londra senza un magnete per la mia collezione, un mug SUPER kitsch e una copia del Jamie Magazine. Voi cosa mi consigliate? Dai, che sono curiosa! Se poteste scegliere solo una cosa, cosa vi portereste a casa da Londra?

PS: la foto è vecchia e non c'entra nulla con il testo, perdonatemi. Questa settimana non ce l'ho fatta a trovare un soggetto, capita. Ma va bene lo stesso, vero? Anzi, vogliamo fare un altro gioco? Chi indovina dove è stata scattata? Sto diventando matta vera, eh? Ce n'era una che incontravo spesso sul bus quando ero all'università, che non smetteva mai di far domande a vuoto. Diventerò così, lo so già.

mercoledì 2 ottobre 2013

37/52


Questo post è per condividere la tradizionale foto settimanale ed è anche per dirvi grazie. Anche se il progetto di Grazia.it non dovesse approdare a nulla, rimarrà tutto l'affetto con cui mi avete travolta in questi giorni e quello proprio non me lo scorderò. Giuro. Grazie. Ve l'ho già detto mille volte, ve lo dico ancora una volta. Grazie per i voti, grazie per l'affetto. Se volete continuare a votarmi, trovate il banner in alto a destra, che vi porterà direttamente alla mia pagina su Grazia.it. Poi giuro che non ne parlo più, lungi da me la volontà di sfinirvi con 'sta storia. Ah, grazie ve l'ho già detto?

mercoledì 25 settembre 2013

36/52


Buongiorno a tutti e grazie. Grazie per la pioggia di affetto con la quale mi avete travolta nello scorso post. Quando vi ho chiesto di descrivermi, di dire qualcosa su di me, mi aspettavo soprattutto commenti scherzosi, davvero non pensavo di ricevere tutti questi complimenti. Ma quanto mi volete bene? Ne sono sinceramente commossa. Giuro, eh! Vi farò poi sapere se la mia candidatura sarà andata a buon fine e se dovrete cominciare a votarmi. Eh, sì, perché credevate di cavarvela con un commento?
Per il resto, il progetto della foto settimanale continua e quella di oggi non poteva non essere dedicata al mio anniversario di matrimonio. Lo abbiamo festeggiato ieri, con un lungo viaggio di ritorno da Rimini. Che forse è anche un buon modo di celebrarlo, visto che non è il matrimonio stesso a essere un lungo viaggio insieme? Quella di otto anni fa rimane ancora la più bella giornata della mia vita, non ho smesso un secondo di sorridere e avrei voluto non finisse mai. Proprio come questo lungo viaggio quotidiano, mio e di Gabriele.

mercoledì 18 settembre 2013

35/52



Le mie letture, ultimamente, sono piuttosto monotematiche: guida di Londra, altra guida di Londra, giornali di viaggio, guida di Londra. Eh sì, perché finalmente mi sono decisa, quest'anno si va in Inghilterra. Così, come già mi succedeva per Roma, non mi sentirò più dire: "ma come, non hai mai visto Londra?". Come scrivevo qui, Londra è stato il mio sogno di ragazzina, poi per molto tempo me ne sono scordata, travolta dal desiderio di altre mete. Fino a quest'anno, quando ho deciso che non potevo più vivere senza vederla. Grazie al cielo, ho trovato volo e sistemazione economica (no, dico, ma quanto è cara 'sta città?) e la prima settimana di ottobre partiamo. A proposito, avete consigli? Qualsiasi indicazione è ben accetta, soprattutto per quel che riguarda ristoranti e posti insoliti. Mi raccomando!
Prima di andare in Inghilterra, però, mi aspetta qualche giorno ramingo in Italia, in occasione del mio ottavo anniversario di matrimonio (che storia, ragazzi, sembra ieri). Tempo fa abbiamo vinto un weekend a Rimini e quindi ne approfittiamo per tornare in quella che ormai è la nostra seconda casa, con qualche sosta lungo il tragitto.
PS: mi raccomando, quando in futuro mi lamenterò perché ho voglia di viaggiare e non vado mai via, vi autorizzo a trattarmi male. Me lo meriterò.

mercoledì 11 settembre 2013

34/52


Buongiorno e buon 11 settembre a tutti. Sapete una cosa buffa? 12 anni fa il mondo cambiava radicalmente e per me cominciava una nuova vita. Proprio quel giorno, mentre le torri crollavano, io chiudevo con un passato pesante e davo inizio a un nuovo capitolo della mia (all'epoca ancora piuttosto breve) esistenza. Ancora non lo sapevo, ma il punto a capo di quel giorno mi avrebbe regalato una marea di cose belle e, soprattutto, la Cindy che conoscete voi (alla quale io voglio un gran bene, nonostante tenda sempre un po' a sminuirla). Ringraziando il cielo, c'è sempre un po' di meraviglia anche nelle cose brutte e quindi, buon 11 settembre a me, e a voi, se vi va di festeggiare con me.

mercoledì 4 settembre 2013

33/52


Buongiorno. Eccomi nuovamente qui. Contavo di riaprire a tutti gli effetti l'attività del blog lunedì scorso, con un post degno di questo nome, ma poi la vita mi ha travolta e non ho fatto in tempo. Oppure forse non avevo l'ispirazione. O forse, come certe mattine, avevo voglia di rimanere ancora cinque minuti nel letto e ci sono rimasta per qualche giorno. Comunque, la cosa positiva è che l'energia è tornata e adesso si riparte alla grande. Settembre è arrivato, in tutto il suo splendore, e sono felicissima che abbia riportato il caldo vero. In realtà, a voler essere onesta, lo sono solo perché alcuni amici mi accusavano di menar gramo con la storia che la mia estate finisce a Ferragosto (ovviamente non sto a dirvi che la foto di cui sopra indica il fatto che amo le ortensie ancor di più quando cominciano a sfiorire).

Per me settembre è iniziato con una meravigliosa cena all'aperto nel cuore delle Langhe insieme ad Anna, Annalisa e a Silvia, che ha saputo scovare un posto incantevole, dove abbiamo trascorso ore a chiacchierare mangiando formaggi e bevendo Nebbiolo (per me questa è l'immagine del paradiso, ve lo dico). Ma settembre, appena iniziato, mi ha regalato anche un'intera giornata con Mariachiara in una luminosissima Torino, che ha fatto da splendida cornice alle nostre chiacchiere, alle riflessioni sul mondo del lavoro o su come affrontare la ricrescita dei capelli dopo un taglio cortissimo (esiste qualcosa di più drammatico?), alle confidenze in merito a certe scelte di vita e alle scoperte di piccoli tesori nascosti (per me). Insomma, settembre è appena iniziato e mi ha già fatto regali preziosi. Non potrà che essere un mese meraviglioso.