lunedì 10 marzo 2014

Tea for Two

Buongiorno a tutti! Inizia una nuova settimana, splende il sole e torna il Tea for Two di Daria, che oggi ce le suona e ce le canta. Enjoy!


L’altra sera sono andata in birreria con gli amici. 
“C’è un bel gruppo” dicono “sono inglesi e fanno rock’n’roll, si chiamano Peyote”.
Io non immaginavo di trovarmi di fronte una carica del genere.
Il più grande aveva 22 anni, stilosissimi nel look, nello stare sul palco, nel muoversi. Un gruppo come pochi se ne vedono in giro. Bel tiro, bei riff e un frontman di tutto rispetto.
Hey, I quite like it! 
Dopo mezz’ora tutta la nostra tavolata aveva acquistato il cd.
A fine serata, siamo usciti pure con le magliette.

(Cd e maglietta - fighissima - li trovate qui: Peyote)

Il mio amico, guardandoli incantato, inizia a scuotere la testa e a ripetere che non ce n’è, che gli inglesi musicalmente hanno una marcia in più e poi giù madonne perché qui sei vuoi fare il musicista ti guardano come un povero pazzo, perché non ci sono novità, se ci sono faticano ad emergere ma capisci che invece ci tocca sentire sempre le stesse cariatidi porca troia e meno male che ci capitano ancora serate così perché io mi sono proprio rotto i coglioni di sentire cover band di Ligabue vedendo pure che riempiono i locali, cazzo, e poi dimmi quanti gruppi italiani ti è capitato di beccare in giro che riuscivano a tenere un palco in questo modo? Tutti lì fermi, piantati sul palco o peggio autocelebrativi, gruppi di presi male che si autoincensano in nome di testi del cazzo e musica moscia che ti infliggono considerandola roba di nicchia, no, per intellettuali come loro e allora vaffanculo, ce la meritiamo tanta merda.

Non fa una piega.

D’altronde una volta mi trascinarono a un concerto dei Baustelle, otto euro l’ingresso.
Dopo soli venti minuti avrei pagato il doppio pur di sentirli suonare la metà.
Per fortuna gli dèi mi premiarono tempo dopo con un gruppo, o meglio un duo, che già mi aveva conquistato con i primi pezzi, ma vedendoli dal vivo, ragazzi, che botta.
Loro sono Il Pan del Diavolo, due ragazzi siciliani che con due chitarre e una grancassa diedero una bella sferzata al mio battito cardiaco.
Inutile dire che, anche in quell’occasione, me ne tornai a casa con il cd, la maglietta e, soprattutto, il plettro che mi regalò uno di loro, insieme a un sorriso larghissimo e alla faccia presa bene di chi si era divertito davvero, suonando.
Signore e Signori, godetevi Il Pan del Diavolo:


5 commenti:

  1. Amo ogni parola di questo post.

    RispondiElimina
  2. No, noi italiani non possiamo competere con gli inglesi..

    RispondiElimina
  3. sei molto dura nei confronti dei baustelle...

    RispondiElimina