martedì 15 aprile 2014

Eve Arnold - Retrospettiva a Palazzo Madama

Credo sia doveroso aprire questo post con un'ammissione di ignoranza. Enorme ignoranza. Quasi me ne vergogno, ma che vi devo dire, prima di leggere della mostra a Palazzo Madama, io non avevo la minima idea di chi fosse Eve Arnold. Mai sentita nominare, buio totale. Ma proprio perché le mostre sono un ottimo modo per colmare le proprie lacune, sono corsa a Torino con l'entusiasmo che riservo sempre per le mostre fotografiche e la voglia di imparare qualcosa di nuovo.


Quando, all'ingresso della mostra, ho letto la biografia di Eve Arnold, sono arrossita all'idea di non sapere chi fosse quella grande fotografa. La prima donna a entrare a far parte dell'agenzia Magnum, una fotografa che ha saputo conquistare la fiducia delle grandi dive del cinema ma anche di donne semplici nelle campagne cinesi o nelle remote lande dell'Afghanistan. La fotografa ammessa a riprendere le riunioni delle Pantere Nere di Malcolm X e segreti riti voodoo a Haiti. Una donna che ha lottato tutta la vita per essere considerata unicamente un fotografo e non una donna fotografa. Una donna che ha saputo fotografare le donne con una sincerità e una profondità che colpiscono al cuore.


La mostra racconta il lavoro di Eve Arnold, dividendolo quasi equamente tra i ritratti di persone famose e i reportage di viaggio in terre lontane. L'esposizione si apre con gli scatti di moda ad Harlem, dove la fotografa è l'unica bianca in un ambiente di neri, continua con il reportage sulle riunioni delle Pantere Nere, uno dei suoi lavori più complessi e rischiosi, passa alle foto dei riti voodoo di Haiti e alla dolcissima sequenza della nascita di un bambino, lavoro vissuto dalla fotografa come una sorta di catarsi per il dolore provato a seguito di un aborto. Poi si gira l'angolo e arrivano le dive


Prima Marlene Dietrich, con la quale la fotografa ha un inizio burrascoso perché la diva si infuria per il fatto che Eve ha osato mostrare le sue foto a Vogue senza la sua approvazione, salvo poi chiedere alla Arnold di diventare la sua fotografa personale. Poi Joan Crawford, l'ultima delle "api regine", descritta dalle parole della fotografa in tutta la sua crudeltà, una diva che ha adottato i figli sono perché "stavano bene con lei in foto" e che decide di farsi ritrarre in momenti privati, come il trucco, le sedute di massaggi, i momenti dal parrucchiere, per dimostrare la sua devozione nei confronti del pubblico. E infine Marylin. Dolce, fragile, triste Marylin. La bellissima donna che a 34 anni si sente esausta e si chiede fin dove possa arrivare, la diva che chiede costantemente conferme sul proprio aspetto, l'attrice oppressa dalla pesantezza di una realtà che non riesce a sopportare. E, se nelle foto della Dietrich e della Crawford viene fuori tutta la loro durezza e alterigia, gli scatti di Marylin sono pieni di dolcezza. Lo sguardo della fotografa sa cogliere il dolore di una donna indifesa e piena di tristezza


Dopo le grandi dive, si gira ancora l'angolo e si è catapultati in un mondo completamente opposto. Dal mondo patinato di Hollywood, ci si sposta alle campagne indiane, alle lande polverose dell'Afghanistan, ai villaggi remoti della Cina. Anche in queste terre lontane Eve si dedica a fotografare le donne, con lo stesso sguardo attento e partecipe usato per le dive del cinema. Eve sa cogliere la bellezza di due occhi nascosti da un velo, uno sguardo che si intravede appena dietro al burka, il viso solcato di rughe di una contadina, i volti pieni di partecipazione delle donne a un comizio di Indira Gandhi. E sta proprio qui, secondo me, la grandezza di Eve Arnold: la capacità di ritrarre le donne, siano essere bellissime dive o donne comuni, con grande intensità e partecipazione, cercando di capirle, di mettersi nei loro panni, di adottare il loro punto di vista. Come solo una grande donna è in grado di fare. 

8 commenti:

  1. che meraviglia :)

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    1. Vero? Ti sarebbe piaciuta tanto, questa mostra.

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    1. Hai ragione, giusta correzione. Anche se, troppo spesso, le donne non sono capaci di capirsi, di sostenersi, di amarsi. Peccato, viva le donne sempre.

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  3. spero arrivi anche da queste parte questa mostra...bellissimo post!

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    1. Grazie, mia cara. La mostra piacerebbe sicuramente tanto.

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  4. Che regalo questo post Cinzia, mi hai fatto rivivere una tra le più belle retrospettive viste quest'anno. Baci cara e buona Pasqua

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    1. Che bello, Michy, grazie! Tantissimi auguri anche a te, un abbraccio.

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