martedì 27 ottobre 2015

Cindy va in America, puntata 1: Los Angeles


Ho realizzato con stupore che la California è probabilmente il luogo, fuori dall'Italia, dove ho trascorso più tempo. Una settimana a San Francisco nel 2006, tre mesi a San Diego nello stesso anno, quindici giorni in giro qualche anno fa. Tutto questo senza praticamente mai fermarmi a Los Angeles. 

Quando parlavo della California, gli amici che c'erano già stati dicevano: "mah, a Los Angeles non c'è nulla, meglio San Francisco...è così europea". L'hanno detto talmente in tanti che non ho potuto fare a meno di fidarmi. Quindi Los Angeles l'ho tenuta sempre un po' fuori dai miei giri. E sono andata a vedere San Francisco, che è "così europea". 


Finché, al momento di progettare un nuovo viaggio da quelle parti, m'è venuta un po' di curiosità. Ma non sarà mica il caso di vederla, 'sta Los Angeles, dopo tutte queste volte in California? Direi proprio di sì. E meno male che ho deciso di farlo perché L.A., diciamolo a gran voce, è una vera figata. 

M'è piaciuta così tanto proprio perché "non è per niente europea". Grazie al cielo, poi. Perché dimmi, vai dall'altra parte del mondo e cerchi una città europea? C'è voluto del tempo, ma ho capito che 'sta cosa davvero non ha senso. A volte ci si lascia convincere da ragionamenti assurdi, ma fortunatamente poi si rinsavisce. 


L.A. m'è piaciuta così tanto perché è diversa da qualsiasi altra città che io abbia mai visto. Perché è immensa, è cento città messe insieme, è spiaggia, grattacieli, casettine basse, baracconate pop e cultura indie, è surf e trekking, cinema e letteratura noir, fissazione fitness e junk food. 

E' un'immenso calderone, unito da una rete di freeway nelle quali si passa buona parte della giornata. Le prime volte mi guardavo intorno chiedendomi come facesse tutta quella gente a sopravvivere a un traffico del genere, poi mi son detta che doveva far parte anche quello dell'anima della città. Del resto, già hai la fortuna di avere spiagge stupende e clima fantastico e ispirazioni a ogni angolo, vorrai avere almeno qualche lato negativo. O no? 


Ma dicci, Cindy, cos'ha avete fatto a Los Angeles? 

Siamo andati al Griffith Observatory, da cui si gode una magnifica vista sulla città e sulla scritta Hollywood. C'è piaciuto talmente tanto che ci siamo anche tornati al tramonto a fare un picnic. Insieme a mezza città e mille mila turisti, ma valeva la pena. 

Siamo andati a Hollywood Boulevard, dove ci sono la Walk of Fame e il Chinese Theatre, ma siamo scappati di corsa, sfiniti dal caldo, dalla calca e dall'inutilità di quello che ci circondava. Fortunatamente, poco lontano, c'è Amoeba Records, dove ci siamo rifugiati per un'ora di beatitudine in mezzo a vinili e rarità. 


Abbiamo passato praticamente una giornata intera al Getty Museum, un museo graziosamente gratuito con un immenso giardino, dal quale non sarei più voluta venir via. Mettete insieme il cielo immensamente blu, il bianco dell'architettura, una meravigliosa fioritura di dalie, una ricchissima collezione d'arte, sedie e tavolini ovunque, panchine ombreggiate, il giardino dei cactus, wi-fi illimitato e buffet con cibi bio e vegani. Insomma, ora capite perché ci siamo stati ore e ore?

Siamo andati a Downtown Los Angeles, per vedere la Walt Disney Concert House di Gehry e scoprire che The Broad, un museo d'arte contemporanea, si trova in un edificio altrettanto fantastico. A Downtown sono andata a cercare The Last Bookstore, negozio di libri usati/libreria figa/negozio di vinili/galleria d'arte nel quale avrei preso volentieri la residenza. Fissa. E dal quale, ovviamente, mio marito m'ha dovuto trascinar via a forza. 


E abbiamo chiuso con Santa Monica, perché vuoi andar via da L.A. senza goderti un po' della California in stile Baywatch, quella che abbiamo tutti negli occhi? Farci una passeggiata verso il tramonto, fermarsi a guardare le persone che fanno sport sulla spiaggia, godere del vento caldo, fa venir voglia di buttar via tutti i vestiti invernali, trasferirsi lì e vivere in infradito mangiando solo guacamole e fish taco. 

Insomma, 'sta città così strana, un serpente di auto in continuo movimento, file di casette ordinate, grattacieli d'avanguardia e vecchi barboni persi in sogni acidi dal 1975, il salutismo e la religione vegana, il junk food e i negozi presi d'assalto, le spiagge a perdita d'occhio, i surfisti, le famiglie messicane in gita il sabato pomeriggio, gli hipster, i ricconi con la moglie che sembra una statua di cera, i corsi di yoga ad ogni angolo, la gente da tutto il mondo, Koreatown e Little Tokyo, il sole fortissimo e la luce abbagliante, insomma, 'sta città m'ha fatta innamorare. E canticchiare questa almeno cento volte. 

(Se vi interessano altre foto della città, le trovate qui). 

6 commenti:

  1. Ti dico solo che mi hai fatto venire voglia di andarci. Io che sono #teamNY da una vita! ;-)
    Em

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    1. Anch'io #teamNY, sempre! Però L.A. vale la pena, giuro.
      Baci
      Cinzia

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  2. visti e considerati negozi di vinili e musei gratuiti, facciamo conto che L.A. mi abbia già :)

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  3. C'è mia figlia che sogna di andarci a vivere a L.A. e diventare una rock star famosa... dimmi tu... mi sa che mi tocca portala a fare un viaggio... ;-)

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    1. Certo che sì! Ma se la porti a LA, tornare a casa sarà un dramma...
      😃
      Cinzia
      Ps: tua figlia è una giusta! Chi è il suo idolo?

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