lunedì 9 novembre 2015

Cindy va in America parte 3: Death Valley


In ogni viaggio c'è sempre il luogo che vi soprende inaspettatamente, quello che un po' vi delude, quello che scoprite per caso, quello che sapete ancora prima della partenza che sarà il vostro posto preferito. E io lo sapevo. Lo sapevo che la Death Valley mi avrebbe mandata fuori di testa. Lo sapevo ancor prima di salire su quell'aereo. 

Alla Death Valley abbiamo girato intorno per un po', ma - per un motivo o per l'altro - non siamo mai riusciti a visitarla. Una volta per mancanza di tempo, l'altra per mancanza di voglia, c'era sempre qualcosa che non andava. Questa volta, che deve assolutamente essere l'ultimo viaggio in California (e mo' basta, ché il mondo è grande, eh), mi son detta che non potevo proprio perdermela. 



Una delle cose che più amo, dei viaggi in auto in America, è che spesso il panorama cambia radicalmente nel giro di mezza giornata. Siamo partiti da Lee Vining, il paesino di cui vi ho raccontato la scorsa volta, in una cupa giornata di pioggia. Eravamo terribilmente infreddoliti, vestiti a strati con praticamente tutto quello che avevamo in valigia, con il riscaldamento a palla in auto. Lungo il percorso, abbiamo fatto una deviazione panoramica lungo una strada fiancheggiata da abeti verdissimi e laghi. Ho già citato Twin Peaks, ma con la pioggia, gli alberi immensi, le case in legno e le montagne sullo sfondo, non c'è altra suggestione cinematografica che renda così bene l'idea. 

Comunque, guidando e guidando, piano piano il termometro dell'auto ha iniziato a salire. E noi abbiamo cominciato a togliere kway, felpa, sciarpa...nel giro di due ore eravamo in maglietta con l'aria condizionata accesa, alla sera a bordo piscina con i piedi a mollo. Insomma, dall'inverno di Yosemite siamo passati alla torrida estate desertica di Ridgecrest, cittadina dove avevamo scelto di dormire visto che le sistemazioni nella Death Valley erano tutte sold-out, oppure decisamente fuori budget oppure ancora infestate dagli scarafaggi. 



E il mattino dopo, finalmente, siamo partiti e siamo andati alla Death Valley. E come faccio a descrivervela? Temo non mi siano state date le parole per farlo. La Death Valley è un immenso deserto, con formazioni rocciose che si incendiano al tramonto, è mille panorami in uno, non ci sta dentro gli occhi, non ci sta dentro il cuore, figuriamoci se può trovar posto nelle parole di questo post. 

Come già mi era successo alla Monument Valley, sono stata travolta da un'emozione indescrivibile, sopraffatta dalla bellezza e dalla maestosità, m'è preso il groppo in gola dalla felicità. Una sorta di sindrome di Stendhal naturalistica. Perché ho realizzato che sì, io non mi commuovo davanti all'arte, bensì quando vedo la natura. E là, in quel deserto, guardavo ovunque, quasi senza sbattere le palpebre, per cercare di imprimere nella mente quelle immagini, perché sapevo che le foto e i video non avrebbero mai reso l'idea di quello che stavo vedendo. 



Nella Death Valley abbiamo passato una giornata intera, ma ovviamente ci sarebbe voluto molto di più, per godere di ogni percorso, di ogni camminata, di ogni roccia, di ogni sfumatura. Ho tergiversato più possibile, con il marito che scalpitava perché ci aspettava ancora un bel po' di strada, ma io non volevo andare via. Come avete capito, tendo ad affezionarmi ai posti che visito, ma lì era qualcosa di diverso. Era un crogiolarsi nella bellezza, era il non volerla lasciare andare per paura di non vedere più un posto così perfetto. Ma in lontananza c'erano le luci di Las Vegas e bisognava mettersi di nuovo in viaggio.

(Se proprio proprio avete voglia di vedere altre foto, le trovate qui)

2 commenti:

  1. Che meraviglia! Amo il deserto e i luoghi aspri e inospitali, dal fascino essenziale, la roccia modellata nel tempo e la vegetazione rada. Semplicemente magnifico.
    Ho visitato la Namibia e i suoi splendidi deserti, mi ha rapito il cuore. Poi non mi perdo mai i documentari a tema.
    Baci baci

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    1. Chissà che meraviglia, la Namibia! Scrivere di questo viaggio, poi, m'ha messo una voglia di ripartire...
      Un abbraccio
      Cinzia

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