giovedì 19 maggio 2016

Mi arrendo, io non ce la faccio

(foto Brooke Cagle via Unsplash)

Vi ricordate di quando vi avevo parlato di The True Cost? Quel documentario mi aveva davvero colpita, l'avevo guardato due volte e due volte mi ero commossa, quasi fino alle lacrime. Mi ero ripromessa di cambiare i miei comportamenti di acquisto, di essere più consapevole, di mettercela tutta. 

Ecco, io ce l'ho messa (quasi) tutta, ma al momento non ce l'ho fatta. Guardo con grande ammirazione a Gaia Segattini e al suo grandissimo impegno in merito. Mi emoziono leggendo il post di Elena, perché ricordo quando abbiamo affrontato l'argomento insieme e mi piace pensare che i suoi buoni comportamenti siano nati un pochino anche dal mio post. 

Bene, vi ammiro tutte, voi che ce la fate. Io non ci riesco. E mi sento in colpa. E se lo dico a voce alta magari esorcizzo un po' questo cattivo sentimento che ho dentro di me. Perché ragazzi, dio mio, essere una consumatrice consapevole costa una gran fatica e non sempre ce la faccio. 

I miei buoni propositi, in quel post, erano i seguenti: dare via le cose che non uso più, comperare meno, smettere di paragonare tutti i prezzi a quelli di H&M, imparare a cucire, smettere di acquistare d'impulso. E diciamolo, sono in alto mare un po' su tutto. Non ho ancora liberato l'armadio, continuo a ragionare in termini di prezzo, ho smesso di andare a scuola di cucito, anche se spero di riprendere presto. 

Fortunatamente, su alcune cose vado meglio. Sto acquistando molto meno rispetto al passato e, soprattutto, ci penso su cento volte prima di comperare qualcosa. Ma l'altro giorno, presa da un gran bisogno di magliette basiche e canotte lunghe, mi sono rifugiata da H&M. Mi sentivo in colpa come uno che è appena andato dal dietologo e entra in pasticceria a fare scorta di bignè, mi sembrava che tutti mi guardassero e sapessero che io avevo scritto un post in materia, temevo che in qualsiasi momento si accendesse un faro su di me, sbugiardandomi senza pietà. Ma non è successo nulla e alla fine ho trovato quello che mi serviva, esattamente come lo volevo, al prezzo che volevo, senza dover perdere troppo tempo a cercare. 

Perché, diciamolo, dove cavolo le trovate le canotte e le magliette basiche ecologiche, bio e consapevoli? Se lo sapete, ditemelo, ché vivo in provincia e ho vicino solo centri commerciali. 

E poi m'è successa un'altra cosa, da quando ho scritto quel post. Ho smesso di mangiare carne, una decisione intorno alla quale giravo da tempo e che finalmente mi ha messo in pace con me stessa. Ora, il non mangiare carne mi impone la necessità di pormi il problema nel momento in cui acquisto borse, cinture o scarpe. Benissimo, nessun problema. Ma dove le trovo le cose in eco-pelle? Nelle grandi catene, soprattutto. No? 

E poi, se proprio vogliamo essere consapevoli, si apre tutto il capitolo dei cosmetici, perché se sto attenta a cosa mangio, compero nei negozi bio, vado al mercatino dei contadini, coltivo le cose nell'orto, cerco di non comperare cose in pelle, devo stare attenta al benessere di chi produce le cose che indosso, non devo far male al pianeta, beh, se sto attenta a tutto questo, non posso mica usare prodotti chimici per il mio viso e il mio corpo. Anche se con quei prodotti il mio corpo pare proprio trovarsi bene, eh. 

Bene, ecco tutto questo per dire che, se voi ci riuscite, vi prego fatemi sapere come fate. Io mi arrendo. Il senso di colpa mi uccide, ma lo sfinimento di più

6 commenti:

  1. Ciao Cinzia!! Già solo il fatto di porti tutte queste domande significa che, anche inconsciamente, metterai in atto delle strategie per non nuocere troppo al pianeta, vedrai!!
    Per il resto l'unico consiglio che mi sento di darti è di non pretendere da te stessa un cambiamento radicale, inizia dalle piccole cose, quelle cattive pratiche che ti costa meno abbandonare, e piano piano troverai il tuo spazio, e il limite a cui sei disposta ad arrivare. Sarà sempre meglio del nulla che fa la maggior parte della gente! ;-)

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    1. Grazie cara!!! Un abbraccio grandissimo,
      Cinzia

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  2. Post che cade a fagiolo. Nel mio caso si tratta di ambito alimentare. Da vegetariana pensavo di sentirmi a posto, e invece mi sono imbattuta in un video sulla produzione del latte e da allora, appena do un morso a qualcosa che so contenerne, mi sento un essere senza anima (i carnivori mi odieranno per questa frase).
    Lo evito da parecchio, ma non bado ad alimenti che ne contengono; così mi sento ignobile a non smettere per pigrizia, pur sapendo delle torture a cui vengono sottoposte le mucche.

    Il documentario di cui hai scritto non l'ho mai visto ma lo farò e, ne sono certa, dopo mi sentirò esattamente come te. Se troverò la soluzione ti farò sapere (le uniche certezze che ho sono legate ai cosmetici cruelty free - nel caso ti servissero informazioni chiedi pure).

    Alice

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    1. Guarda, se dai un'occhiata alla pagina facebook di A casa di Cindy, ci sono un sacco di commenti molto saggi a questo post, che potrebbero esserti utili.

      Ti abbraccio forte e mi sa che ti scriverò per i cosmetici cruelty free!
      Grazie,
      Cinzia

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  3. ti capisco benissimo. ho smesso di mangiare carne, non mangio quasi per nulla derivati, ma rinunciare a un gelato d'estate (o cercare quello di soia) mi sembra davvero troppo. quanto ai vestiti, davvero bella l'idea di smettere di acquistare roba a poco cucita dio solo sa da chi e in quali condizioni... ma fino a che non avrò un lavoro, la maglietta ecologica artigianale eccetera non posso permettermela, quindi o bershka o niente... mi spiace, ma da soli non possiamo fare tutto.

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    1. Hai ragione, cara. E' già importante rendercene conto.
      Un abbraccio
      Cinzia

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