lunedì 19 maggio 2014

The Future of Storytelling # 2: il mio personaggio preferito

Il corso sul futuro dello storytelling continua, seguo le lezioni religiosamente e vado avanti con i compiti. Ma li faccio a modo mio, ovviamente. Eh lo so, dico una cosa, ne faccio un'altra, prendo una decisione, cambio idea, la ricambio e in tutto questo mi diverto. Sono felice della mia piccola follia. Comunque, come vi dicevo, ho deciso di fare i compiti a modo mio. Con il passare delle lezioni, le cose da fare diventano sempre più specifiche e legate al corso e credo possano essere molto noiose se condivise qui (potevi farle e non condividerle direte voi. Giusto. Non ci avevo pensato. E vabbè, ormai va così) e quindi ho deciso di cambiare un po'. Il secondo compito richiedeva di preparare una scheda del proprio personaggio preferito, io ho deciso semplicemente di provare a raccontarvelo.


Se, come vi raccontavo nel mio post scorso, mi sono tormentata nel cercare la mia storia preferita, fallendo miseramente, nello scegliere il mio personaggio preferito non ho avuto il minimo dubbio: Lorelai Gilmore. Sarò estremamente banale e molto pop, ma la amo alla follia e credo sinceramente sia impossibile non farlo. I-m-p-o-s-s-i-b-i-l-e. La conoscete vero? Lorelai è la protagonista della serie Gilmore Girls, conosciuta in Italia come Una mamma per amica. Ovviamente possiedo l'intera serie in DVD e la considero un po' la mia Bibbia (più dell'autobiografia di Morrissey, per dire). Dentro c'è tutto quello che serve nella vita e, se la serie è così perfetta, è certo grazie alla perfetta scelta dei personaggi, all'ambientazione, ai dialoghi, ma buona parte del merito va a lei: la regina della battuta fulminante, una donna bellissima dotata di un sense of humour geniale, l'amica che tutti vorrebbero avere. 



Lei è quella capace di organizzarti una festa fuori di testa, quella che conosce a memoria i testi dei Metallica ma sa anche come camminare alla perfezione sui tacchi, quella che non rifiuta mai il secondo giro di birra, la decima tazza di caffè, un cinese da asporto dopo una pizza ai quattro formaggi e un cesto di popcorn affogati nel burro. Quella che non ti giudica se fai le cazzate, perché lei probabilmente le fa più grosse di te, quella che rende divertente una serata sul divano a guardare per la centesima volta È nata una stella, quella con cui vorresti passare ogni minuto libero della tua giornata. 



E lo vogliamo dire che lei è la mamma che tutte noi, segretamente, vorremmo aver avuto quando eravamo adolescenti? Io ho avuto una mamma molto vecchio stile, che certo non mi avrebbe portato a vedere le Bangles in concerto (cosa che avrei adorato, tra l'altro), né mi avrebbe portata ad Atlantic City per festeggiare i miei ventuno anni e sicuramente non sarebbe venuta con me a girare per l'Europa con lo zaino in spalla. Sicuramente. E altrettanto sicuramente non mi avrebbe fatto passare la tristezza a suon di hamburger e litri di caffè. Peccato, perché poi certe trasgressioni dell'infanzia ti rimangono nel cuore per sempre, come quando mia mamma mi permetteva di cenare sul divano guardando i Muppets (un evento talmente epocale che me lo ricordo ancora, a distanza di trent'anni).


Lorelai conosce il potere terapeutico dello shopping, di una nevicata inaspettata e di un sano, sanissimo junk food. Insomma, Lorelai Gilmore è talmente tanto che non so come descrivervela, ma fortunatamente c'è Tumblr e milioni di blog dedicati a lei. Io ho scelto questo. 

E voi, ditemi, avete un personaggio preferito?

venerdì 16 maggio 2014

Wishlist del venerdì: Annalisa

Buon venerdì di sole, amici belli. Oggi ospito una wishlist meravigliosa, redatta da una persona con uno stile pazzesco e simpatia da vendere (la sua reazione alla mia richiesta di una wishlist mi strappa risate ancora oggi, a distanza di mesi). Annalisa, che ho la fortuna di conoscere grazie a Mariachiara, mi ha conquistata dal primo momento in cui l'ho vista, in quell'antro di meraviglia che era il suo negozio di Torino. Quel negozio ora non c'è più, purtroppo, ma Annalisa continua a condividere le cose che ama sui blog Ruphus Collection e Ruphus Life. Se amate l'arte, il design o, molto più semplicemente, le cose belle, ve li consiglio. Sono una vera e propria festa per gli occhi. E per l'anima. Ma ora non perdetevi questa wishlist, mi raccomando!

Certe collaborazioni dovrebbero nascere sempre così, con una persona gentile che fa la proposta ed una arcigna che le risponde se per caso è impazzita.
Potrebbe sembrale surreale ma è esattamente quello che è successo tra me e Cinzia quando mi haproposto di partecipare con una mia personale wishlist alla sua ormai stra-famosa rubrica.
Mi sono immediatamente resa conto di non essere la persona adatta a stilare una lista di desideri perché ne ho molti e tutti irrealizzabili, lo so per certo.
Cinismo romano.
Dunque, che la lista dei desideri abbia inizio.

UN VIAGGIO LUNGO UN ANNO.
Vorrei partire con mio marito e mia figlia per un lungo viaggio nel continente europeo: in macchina, in bicicletta, a piedi o in treno.
Marciare, guardare, disegnare, scrivere, leggere, ascoltare musica e fotografare (o meglio, osservare mio marito che fotografa).
Annoterei tutto perché sarebbe un viaggio memorabile, pieno di stimoli ed incontri, soprattutto per mia figlia.
Senza le preoccupazioni, i problemi ed i pensieri della vita quotidiana.
Solo un anno.
Mi porterei anche quel dannato gattaccio che staziona 24h su 24h sul mio divano bianco!
Era bianco.
Era un divano.



LA COLLEZIONE PERFETTA.
Non indosso quasi mai gioielli o bigiotteria (sono già vistosa di mio con il rossetto rosso perenne e la testa rasata) ma adoro guardarli, osservarli con cura, cercarli e trovarli.
In rete, nei mercatini, sfogliando le riviste: sono bulimica.
Questa mania si estende anche verso strani oggetti apparentemente inutili ma semplicemente belli.
Se potessi acquisterei tutto solo per ammirare da vicino l' arte e la bravura artigiana dei designers.
E creerei la Collezione Perfetta!

 Kass Copeland 

Bettina Speckner

Helene Turbe
L'INCONTRO.
Mi piacerebbe parlare alla perfezione l'inglese (ed il francese, il tedesco, il portoghese, il giapponese...) per dialogare con Nick Hornby una sera a cena, in un luogo qualsiasi.
E non parlerei di libri ma di musica.

Nick Hornby

CREARE ALL'INFINITO PALETTES DI COLORI E MOOD BOARDS.
In passato l'ho fatto: creavo pannelli tendenza per le aziende.
Senza l'aiuto di internet: incredibile ma vero.
Venivo rinchiusa in una grossa stanza, circondata da libri, riviste varie, fotografie, colori, carta di ogni tipo e fotocopiatrici, a colori e in bianco e nero.
Forbici, biadesivo, pennelli e libertà assoluta (o quasi, vi erano pur sempre dei vincoli!).
Beh, ora, con l'avvento della tecnologia suprema, mi piacerebbe tantissimo lavorare per Peclers!

Intercolors Spring Summer 2015

L'ILLUSTRAZIONE.
Ecco, sempre il maledetto passato che ritorna.
Sarebbe bellissimo ricominciare a disegnare facendo finta che il tempo non sia passato e che la mano sia sempre quella, felice.
Purtroppo, dopo oltre 10 anni di fermo, sarebbe impossibile.
Cambio umore soltanto al pensiero di prendere una matita in mano e di non essere più all'altezza della situazione!
Quindi mi limito a documentare le altrui mani felici sul mio blog.
Adorando Gipi.
Gipi

LA VITA: CAMBIO DI ROTTA.
Dopo aver lasciato Roma, la mia città, vorrei lasciare anche Torino per andare altrove, con la consapevolezza che la città perfetta non esiste.
Rimarrei qui solo per un altro anno e, prima che la piccina inizi il suo percorso scolastico, mi trasferirei a Copenaghen.
Le farei fare tutte le scuole lì, Università compresa, dopodichè...tutti in giro per il resto della vita. Insieme ovviamente ( lo so, è impossibile ma siamo in una wishlist!).
Vivrei volentieri a Parigi, con delle puntate frequenti a Tokyo, New York e Londra per ritirarmi da pensionata vissuta infine a Lisbona, circondata da gatti, amici, parenti, figli, nipoti...
E con mio marito.
Sempre lo stesso.


Potrei continuare all'infinito ma avendo concluso la lista descrivendo i miei prossimi 25 anni, dopo la pensione...

Lyndie Dourthe

mercoledì 14 maggio 2014

La Storia in Piazza. Mostre fotografiche a Palazzo Ducale

Vi capita mai di essere in un posto, stare facendo qualcosa e sentirvi così felici di essere lì, in quel momento, godervi quello che vi sta capitando così tanto da volerlo urlare? Beh, a me succede spesso, fortunatamente, senza dubbio a tutti i concerti a cui vado, oppure la prima volta dell'anno in cui mi tuffo in acqua, esco e guardo in su, solo cielo e mare intorno e mi succede sicuramente quando leggo certi libri, certi brani così perfetti da farti venire in brividi dall'emozione. Ed è anche quello che mi è successo qualche giorno fa, visitando queste due mostre fotografiche. 

Si tratta de La Spoon River contadina, dedicata alla realtà descritta da Nuto Revelli nel libro Il mondo dei vinti, e di 1936 - USA, Fuga dalla fame, che in qualche modo richiama Furore di John Steinbeck. Potevo non perdermi queste esposizioni, così legate a due libri che ho amato alla follia? Ho fatto di tutto per non farlo, mi sono trascinata a Genova reduce da un'influenza epocale e sono felice di averlo fatto. Entusiasta. Da salti di gioia, appunto. 


Il percorso di visita si apre con la mostra dedicata alla Grande Depressione americana, che raccoglie immagini commissionate dal governo degli USA per testimoniare lo stato di prostrazione in cui si trovavano all'epoca i contadini americani. Alcuni fotografi, tra cui Dorothea Lange, hanno girato in lungo e in largo il Midwest americano ritraendo immagini di vita quotidiana: contadini in fuga dalle campagne verso la terra promessa californiana, latifondisti e braccianti di colore, persone in fila a elemosinare un po' di minestra, frotte di bambini cenciosi, vecchi dai volti rugosi e poi gli occhi, quegli occhi, addolorati, stanchi, disillusi. In quegli occhi credo di aver visto anch'io il fantasma di Tom Joad. 


E, passando da una foto all'altra, ho ripercorso con lui il viaggio dall'Okhlahoma alla California. Prima sul furgone, poi a piedi, sotto una tenda improvvisata, in un campeggio di fortuna, lungo le strade polverose, insieme alla famiglia, un lungo viaggio di speranza dove la speranza è l'unica cosa che aiuta a mettere in fila i passi e a superare le difficoltà. E negli occhi di un bracciante e della moglie, occhi liquidi, vicini al pianto, sfiniti, rivolti verso il vuoto, ho visto quelli di Tom all'arrivo in California, una terra ben diversa dall'Eden tanto sognato. 


Dalla serie di fotografie dedicate alla tragedia dei contadini americani, si passa a quelle che ritraggono i contadini di casa nostra. Il mondo dei vinti di Nuto Revelli, un libro toccante e prezioso, è una raccolta di testimonianze di contadini delle montagne e delle campagne cuneesi. Dipinge un mondo duro, spietato, fatto di fame nera e povertà inimmaginabile. E quel mondo, i suoi protagonisti, vengono ritratti da Bruno Murialdo e Paola Agosti nelle foto che sono esposte in mostra. 


Le immagini sono più familiari, soprattutto per chi, come me, affonda le radici in quel mondo (molte delle foto appese sono identiche, cambiando i soggetti, a quelle conservate nelle scatole di latta in casa di mia nonna), ma la sofferenza è identica a quella che si coglie nei volti dei contadini americani. Le stesse rughe, la stessa stanchezza, lo stesso smarrimento. Volti dai lineamenti diversi, appartenenti a una cultura diversa, a migliaia di chilometri di distanza, che vivono la stessa esperienza di straniamento. Un mondo che cambia, radicalmente, lasciando i protagonisti indifesi e abbandonati.

lunedì 12 maggio 2014

Tea for Two

Lunedì, tempo di Tea for Two. Quello di questa settimana è un inno d'amore alla terra in cui viviamo, io e Daria Pop. Una terra complicata, difficile, bella come solo certe donne speciali sanno essere, senza trucchi e lustrini, ma piena di verità. Una domenica in Val Bormida, ragazzi, ché in Riviera al mare son capaci ad andarci tutti. 

Domenica mattina. Io e il Crösa ci si sveglia con il vento che sbatte contro le tapparelle.
Cattivo presagio. Giro in bici programmato da giorni, saltato. Non si può pedalare con questo vento. Non si corre mica per la Coppa Cobram.
Bisogna riprogrammare la giornata, senza indugio.
Niente bici, si esce in macchina. Mettiamo su I am the walrus, uno dei miei preferiti dei Beatles e poi da che con il gruppo di matti con cui suono si è deciso di provare a studiare pezzi dei Fab Four, in macchina si ascoltano solo più Beatles.


Canticchiando I am the walrus mi viene voglia di tutto il colore che c’è nel video.
Intanto giriamo per la wild bormida. Da che ci vivo e la esploro, la trovo ancora più bella di quanto immaginassi. E poi è a due passi dal mare e al confine con il mio amato Piemonte e con l’Alta Langa in particolare.
Et voilà che c’è un mercatino con tante bancarelle e aspetta un po’ che c’è pure la bancarella della Vale che non solo fa gingilli meravigliosi, ma ne sa proprio un sacco. Così ogni volta mi faccio spiegare mille storie sulle pietre dure, sul tipo, sulla colorazione, sull’origine. Ma stavolta la spiazzo e invece di comprarmi il gingillo di pietre dure come faccio di solito, opto per una cosa un po’ più zingaresca. 
Perché ultimamente sta venendo fuori la mia natura zingara (per la gioia del gruppo e del chitarrista in particolare che mi battezzò La Zingara ancora in età adolescenziale) e quindi mi incanto di fronte a gingilli che tintinnano e da mescolare tra loro. Insomma, mi compro questo braccialetto di conchiglie. Ditemi se non è meraviglioso. 

 Il braccialetto di conchiglie della Vale.

Ora però ho fame, Crösa. Lui sa dove portarmi. A Montezemolo, a due passi da qui, c’è il bar noto per essere punto di ritrovo e ristoro dei motociclisti. Oggi non siamo in moto, ma chi se ne frega.
Là c’è quello che io chiamo Il Panino, ossia il panino più buono del mondo. Pane nostrano, frittata della nonna e toma piemontese sott’olio. Toh, ve l’ho fotografato perché merita.

Il Panino.

Finito di mangiare questo cibo degli dèi accompagnato da un bel bicchiere di rosso, si riparte. 
E ci ritroviamo al Museo del Vetro di Altare. Io sono molto affezionata a questo museo e ai ragazzi che ci lavorano con tanta passione, per cui ogni occasione è buona per farci un giretto. E’ una splendida villa liberty e tu mentre visiti le sale non sai se guardare le pareti, i soffitti o gli splendidi oggetti di vetro esposti. Troppe cose belle tutte insieme.
Se poi, come oggi, ci sono i maestri vetrai all’opera non ti resta che sgranare gli occhi e goderti quell’incantesimo.

Signore e Signori, il maestro vetraio Gino Bormioli all’opera.

Polvere di stelle? Quasi. Polvere di vetro.

Ho ancora gli occhi troppo pieni di incanto per tornarmene a casa subito.
Crösa mi chiede: dove andiamo? Io gli rispondo: in un posto che sa di fiaba.
Lui sa. E mi porta nella mia bomboniera preferita: da Susy. Una pasticceria molto piemontese, perché fa anche da bar e qui è più raro trovare le due cose insieme. Per cui quando ho scoperto Susy me ne sono innamorata, l’ho fatta un po’ mia e da allora estate e inverno mi piace andarci per coccolarmi un po’.
Io e la Queen, per esempio, ci troviamo spesso qui per le nostre chiacchierate invernali perché le parole scorrono meglio insieme alla cioccolata calda di questo paradiso.
Da Susy, poi, entro sempre sperando che il mio angolo preferito sia libero.
Oggi era tutto pieno tranne quell’angolo.
A volte sono le piccole fortune a renderti speciali certe giornate.


Questo è un pezzo del mio angolo preferito.

Seduta nel mio angolo preferito, penso che quella di oggi rischiava di essere una domenica poco significativa, ordinaria. Comunque storta (un giro in bici mancato fa girare le palle, vi assicuro). Ma a me piace andare alla ricerca delle cose che colorano la vita o che la rendono un po’ più poetica e quando le trovo, sento che ci sono i colori giusti per farmi sentire come in un film di Wes Anderson.


Fiori in un mercatino della wild bormida: “Non saremo tulipani, ma spacchiamo anche noi”. 

venerdì 9 maggio 2014

Wishlist del venerdì

Buongiorno! Ma quanto tempo è che non scrivo una wishlist? Qui tra feste, ponti e vacanze varie si perdono di vista le cose veramente importanti della vita, tra cui la wishlist del venerdì! Ma non preoccupatevi, amici miei, siamo tornati alla routine. La tanto amata lista dei desideri con cui finiamo la settimana è tornata per restare. Ci voleva, eh? :-)

1. Negli ultimi giorni, dalle mie parti, il meteo è stato un po' ballerino. Si sono alternati giorni in cui meditavo di andare al mare ad altri in cui ho acceso ancora la stufa nello studio, ma nonostante ciò per me è già praticamente estate e ieri ho cominciato a sistemare il giardino. L'inverno ha lasciato le sue tracce, soprattutto la neve che ha sfondato il tetto della cuccia del cane. Andrebbe sostituita, anche se la teniamo unicamente per motivazioni estetiche, visto che la mia cagnolona bionda ha paura ad entrarvi. E quindi, visto che si punta solo al lato decorativo, non sarebbe bellissimo avere in giardino una cuccia come questa qui sotto? 


2. Come sa chi mi segue su facebook e su twitter, recentemente mi è scoppiato un folle desiderio di possedere una gonna di tulle. Pare che sia una cosa di grandissima tendenza, secondo quanto affermano i blog di moda, ma è l'ennesima cosa che non saprei davvero quando indossare (un po' come la giacca di paillettes, vi ricordate?). Quindi sto cercando di mediare il desiderio intenso di averla con la necessità di contenere la spesa. Sto anche meditando di cucirmela da sola, ma considerando i miei tempi potrebbe essere pronta per l'inverno del 2018. Nel frattempo, giusto per farmi un'idea, passo ore su Pinterest a cercare il modello perfetto (c'è sempre un ottimo motivo per stare su Pinterest) e credo di averlo trovato. Che dite?


3. E per finire un libro. Un desiderio nato per caso, grazie a Daria Pop che mi mette un link su facebook, e che si è trasformato immediatamente in amore folle. Si tratta di un libro fotografico dedicato a ricreare pasti famosi presi da alcuni romanzi: ci sono Alice nel paese delle meraviglie, Oliver Twist, Sulla strada, Il giovane Holden, Moby Dick e moltissimi altri. Ora, se mi conoscete bene sapete che impazzisco per cose come queste. E questo libro lo vorrei subito, qui, ora, per riempirmi gli occhi di bellezza. La sua autrice si chiama Dinah Fried e, nel guardare sul suo sito per saperne di più, ho capito che è davvero una grande: tra i suoi progetti, una serie di borse che illustrano i vari stili letterari (per capirci, quella dedicata allo Stream of Consciousness va a occupare un posto tutto suo nella mia wishlist di sempre), una app che permette di crearsi copertine personalizzate per i propri ebook oppure un libro dedicato a opinioni e curiosità su Il grande Gatsby. Amore con la A maiuscola. 


mercoledì 7 maggio 2014

The Future of Storytelling # 1: la mia storia preferita

(foto awelltraveledwoman.tumblr.com)

Bene, bene, come vi dicevo la volta scorsa, ho seguito con grandissimo entusiasmo la prima unità del corso online The Future of Storytelling. Ho ascoltato tutte le lezioni, ho guardato il materiale aggiuntivo (si parlava del film Memento, per parlare della linearità del racconto, l'avete mai visto?), ho letto contributi e riflessioni degli altri studenti e mi sono apprestata ad eseguire il mio primo compito "a casa". Piena di aspettativa, sorriso sulle labbra, apro il quadernino e mi appresto a prendere appunti in merito al tema del compito: raccontate brevemente qual è la vostra storia preferita e perché.

Uh, bene, figo, leggo un sacco di libri, se mettessi in fila tutti i libri che ho letto da quando ho imparato a farlo, credo potrei arrivare fino in Sicilia, vedo molti film, leggo fumetti, facile. Bene, la mia storia preferita è...vuoto totale. No, beh, ma è impossibile, ma come? Ci penso mentre sono fuori col cane, il mio momento di meditazione preferito, e non mi viene in mente neppure una sola storia degna di nota. Torno a casa, guardo la libreria e non mi sovviene nessuna trama che valga la pena ricordare come la più bella di questo mondo. Do un'occhiata veloce alla mia collezione di DVD e niente, niente di niente. Cerco nella memoria, ci sarà per forza una storia di famiglia che si racconta sempre, dai. No, non c'è. Nella mia mente non ci sono storie. Anni di parole, letture, immagini, canzoni e neppure una storia. Ossia, certo, tante storie ma nessuna che reputi così importante da essere "la mia preferita".

Ci penso per giorni, mi torturo perché non mi va di arrendermi al primo compito assegnato (va bene che gestisco bene i fallimenti, ma a tutto c'è un limite), cerco in ogni modo di arrivare a una soluzione finché, improvvisamente, capisco dove sta il problema. Il fatto è che me ne è sempre fregato piuttosto poco delle storie, perché io amo i personaggi. Sono i personaggi a prendermi il cuore e mi fanno scordare la storia. Quindi se mi chiedete dei miei libri preferiti, vi racconterò di Elizabeth Bennet, del cane epilettico di Malaussène, di quel gran signore di Dick Diver oppure, se parliamo di cinema, non esiterò a dirvi di quanto ami Beatrix Kiddo o di come conosca alla perfezione Kathleen Kelly, quello che ama, quello che desidera e le cose che odia.

Per non parlare delle ambientazioni. Ah, la Parigi della trilogia di Katherine Pancol, la Milano anni '50 di Scerbanenco, ne ricordo le strade, il traffico, la nebbia, pur senza mai esserci stata, in quella Milano lì. E che dire dei profumi di Haifa, ne l'Amante di Yehoshua? E la luce della Marsiglia di Izzo? Ricordo i tavolini del bar del Vieux Port ed è come se mi ci fossi fermata anche io, insieme a Montale. O la Tokyo notturna di Lost in Translation, la Miami di Dexter, l'inesistente Stars Hollow di Gilmore Girls. Ma niente, mi dispiace, non posso dirvi della mia storia preferita. Non ho una storia preferita, ho un mondo intero popolato di personaggi e luoghi amati e vissuti come fossero miei. Quindi sono giunta alla conclusione che do poca importanza alle storie, ma seguo un corso che si chiama The Future of Storytelling. Le contraddizioni non mi spaventano, non c'è che dire. 

E voi? Ditemi che non siete come me, qual è la vostra storia preferita?

lunedì 5 maggio 2014

Le cose belle del mese: Aprile


L'evidenza del fatto che sto invecchiando alla velocità della luce è che qui i mesi mi scappano senza nemmeno che me ne accorga, mannaggia a me. Mi guardo indietro e aprile se n'è andato in un soffio, lasciandomi in regalo un'influenza epica (io non sto mai male, quando mi capita è un evento epocale) e una spossatezza senza eguali. Ho deciso che voglio stare bene, che voglio affrontare maggio con l'energia e il piglio di una ventenne, ma la realtà è che mi sento una vecchia senza speranza. Anzi, se avete qualche rimedio per problemi del genere, suggerite please. Detto questo, passiamo senza indugi alle cose belle del mese di aprile, che poi ripensandoci bene non sono mica poche.

Project 10 Books
Chi l'avrebbe mai detto? Questo progetto di lettura di 10 libri accumulati in casa senza poterne comperare di nuovi sta procedendo. Ho scoperto di avere libri meravigliosi che avrei voluto leggere prima e altri che ho capito perché non avessi mai preso in mano. Alcuni sono finiti nello scaffale dei preferiti, altri li ho subito regalati, in ogni caso ho fatto spazio ai nuovi arrivi e sono felice. Ho quasi finito il settimo libro e sento che ormai posso arrivare a completare l'impresa senza problemi. Complimenti e pacche sulle spalle, non fosse che la mia lista dei desideri credo stia mettendo a dura prova la tenuta dei server di Amazon. 

Grand Budapest Hotel
Come sa chi mi segue su facebook (a proposito, mi seguite su facebook?), qualche giorno fa ho visto questo film e sono caduta preda di un amore folle. Si tratta di un film dolceamaro, divertente, allegro, crudo, folle, visionario, che ho visto dall'inizio alla fine con un sorriso ebete in viso. Se poi siete appassionati di palette di colori, c'è da impazzire. Ho adorato questo film, mi rimane però sempre la solita domanda: perché in ogni film di Wes Anderson muore un cane o gatto in maniera cruenta? E non sono l'unica che se lo chiede.  

Suck it and see - Arctic Monkeys
Sapete che amo la musica, senza non potrei stare...bla, bla, bla. Giusto? Bene, io ascolto molta musica ma tendo ad essere piuttosto monotematica. Ascolto un po' sempre le stesse cose, a rotazione, e consumo gli album di cui sono innamorata. Non mi era mai capitato, però, di entrare in fissa con una sola canzone e ascoltarla più volte al giorno. Sempre la stessa. On repeat. M'è successo con questa canzone qui e soprattutto con la frase: I poured my aching heart into a pop song, I couldn't get the hang of poetry. Non ne sono ancora uscita. 

My#Selfie
Ho una passione matta per i gioielli un po' particolari e, quando ho visto le My#Selfie, sono corsa subito a ordinarne una. Di cosa di tratta? Sono mollette vintage trasformate in signorine colorate, che diventano bellissime collane. Si possono avere personalizzate, a propria immagine e somiglianza oppure sceglierne già pronte (quelle dedicate alle eroine sono favolose). Io l'ho ordinata con entusiasmo e, vi giuro, è stato uno degli acquisti che mi hanno resa più felice negli ultimi tempi. Se poi vi piace il DIY e avete un'animo creativo, vi consiglio di seguire il blog di Rita, la creatrice delle My#Selfie: è una fucina di idee! 

Il brunch alla Marescotti
Aprile è stato un mese costellato di festività, ponti, vacanze e quant'altro. Il giorno di Pasquetta, con il mio solito gruppo di amici, senza un programma preciso, un po' intimiditi dal tempo incerto ma con la voglia di goderci la giornata, siamo partiti alla volta di Genova. Come sempre mi capita, arrivati a destinazione, parcheggiata la macchina, mi è partita la fame chimica. Fortunatamente i miei amici sono un po' come me e non si tirano mai indietro davanti alla prospettiva di mangiare, quindi giusto il tempo di arrivare alla Marescotti ed eravamo già seduti a tavola. C'era il brunch di Pasquetta, con i pancakes più buoni del mondo e un sacco di altre delizie. Abbiamo passato due ore di assoluto godimento e relax, a chiacchierare e a star bene, un ottimo modo di festeggiare. No?

Kill Bill 1 e 2
Ultimamente mi nutro unicamente di serie tv (sto facendo uno strano mix tra Dexter, Breaking Bad, Game of Thrones e Heroes, credo che comincerò a fare seriamente confusione) e, nelle pause tra un cofanetto e l'altro, do un'occhiata alla TV per vedere se c'è qualcosa di interessante. Solitamente no, ma qualche tempo fa ho avuto la fortuna di ribeccarmi Beatrix Kiddo e le sue scarpe gialle. Dio, che meraviglia. Quel film, quelle scene, quella donna. Quanto la amo.

Lo smalto turchese
Un giorno, improvvisamente, ho capito che dovevo possedere uno smalto turchese. E, dopo aver passato ore davanti allo scaffale di Essie (soprattutto a leggere i nomi degli smalti, vorrei conoscere colui o colei che li decide per stringerlo in un abbraccio e professare tutta la mia ammirazione), alla fine ho scelto Mint Candy Apple e sono felice. Anche se Bikini So Teeny mi tentava molto, devo confessarlo.