lunedì 8 aprile 2013

Fosco Maraini. Il miramondo.


Ci tenevo tantissimo a vedere le foto di Fosco Maraini, talmente tanto da sfidare la febbre e, soprattutto, la folla del sabato pomeriggio, proprio nell'ultima giornata di apertura della mostra. Chi mi legge da tempo sa che cerco sempre il modo di vedere le mostre il più possibile da sola, perché la gente mi distrae. Non ci posso fare nulla, chiamatemi snob, anziana, rompipalle, ma io la gente, tanta gente insieme, proprio non la sopporto. Non riesco a concentrarmi se accanto a me ci sono due sciure che guardano le foto pensando che si tratti di un altro fotografo. Non me la godo la mostra se mi segue un signore che legge a voce alta la didascalia sotto ogni opera. Perdo l'attenzione se c'è una mamma che spiega ad alta voce ogni singola foto alla figlia, alla quale temo non freghi nulla. Sono una rompipalle, l'ho detto. Ho anche praticamente smesso di andare al cinema per lo stesso motivo. Lo so, non sono capace a godermi la vita, ditemelo pure. Così è, prendere o lasciare. Sarà che alcune cose non le faccio tanto per fare, voglio farle per bene. Del resto, mica è obbligatorio vedere una mostra, ci sono così tante altre cose da fare in un sabato pomeriggio di sole: andare al mare, prendersi un gelato, mangiare  un pezzo di focaccia, fare shopping. Ma vabbè, chiarito che sono una noiosa, torniamo a noi. Date tali premesse, devo proprio voler un gran bene a Fosco Maraini se mi sono avventurata a Genova già sapendo cosa mi aspettava. Ma fortunatamente anche il signor Fosco vuole un gran bene a me, perché la mostra me l'ha fatta godere lo stesso, grazie alle sue meravigliose foto. 



Amo Fosco Maraini da tanti anni, folgorata dalla lettura del suo libro "Case, amori, universi". Lo amo incondizionatamente, come amo tutti i grandi viaggiatori. Come amo Tiziano Terzani, Bruce Chatwin, Bill Bryson. Chi viaggia, con curiosità e mente aperta, per me ha sempre ragione. Se poi si tratta di un viaggiatore degli anni '40/'50, che parte dall'Italia per avventurarsi in luoghi allora remoti come il Tibet, il Giappone e la Corea, allora proprio mi conquista. Ben più facile viaggiare per noi oggi, chi lo faceva sessant'anni fa doveva per forza farlo in maniera avventurosa e sicuramente spartana. E la rinuncia alla sicurezza e ai comfort in nome del bisogno di conoscenza suscita la mia profonda e totale ammirazione. Sempre.  Del resto, Fosco aveva talmente tanta voglia di scoprire il mondo da imbarcarsi, ancora liceale, sulla nave Vespucci fingendosi insegnante d'inglese per andare a vedere i porti del Mediterraneo. La stessa smania di vedere il mondo che lo porterà a compiere due spedizioni alla scoperta del Tibet, a vivere alcuni anni in Giappone, a visitare - tra gli altri - il Pakistan, l'India, il Nepal, la Cambogia e a viaggiare tantissimo anche in Italia, tra il nord delle amate Dolomiti, dove si dedicava all'alpinismo, e il sud, aspro e selvaggio. Tutto questo fotografato con una maestria notevole, che combina tecnica e intuizione artistica. Come si fa a non amare un uomo così?



La mostra, come dicevo, è bellissima, piena di foto meravigliose. Ma c'è qualcosa in più delle semplici immagini ed è proprio questo che mi ha entusiasmata. Vista la biografia di Maraini, partito dalla Toscana alla volta del mondo, mi aspettavo semplicemente una serie di foto di viaggio. Tante e bellissime foto di paesi lontani. Mai mi sarei aspettata di trovare così tante foto dell'Italia. E mai avrei pensato di trovare parallelismi così stretti tra il nostro paese e luoghi così remoti. Invece, c'è un treno che corre lungo i binari in un deserto delle Murge che richiama l'altopiano del Tibet, i visi dei bambini che vivono nei sassi di Matera hanno la stessa espressione di quelli che chiamano casa una tenda ai piedi delle montagne tibetane, le grandi cerimonie orientali poco differiscono dalle fastose processioni del sud del nostro paese. Inizialmente, nel guardare la mostra, pensavo che tali parallelismi saltassero fuori quasi per caso, ma ho poi capito che invece erano frutto di uno studio preciso, confermato dal vedere l'una accanto all'altra la foto di uno sciamano giapponese e quella di uno spazzacamino della Val Gardena, l'operaio su un traliccio a Firenze e il guerriero in equilibrio su una strana scala nel nulla, il raggio di luce che colpisce i fedeli in una chiesa italiana e i devoti in un tempio tibetano, per non parlare dell'intera sala dedicata a un interessantissimo confronto tra Firenze, città della pietra e dell'uomo, e Kyoto, città del legno e della natura. E quindi io, che pensavo di volare lontano, di sognare paesi sconosciuti, sono stata riportata con prepotenza al mio, di paese. Io, che tendo sempre a guardare al di là dei nostri confini, vi vengo risospinta dentro con forza da chi pensavo mi portasse ancora più lontana. E quindi grazie Fosco Maraini, la tua grandezza sta nell'aver guardato lontano e vicino con gli stessi occhi, la stessa curiosità. Quella che dovrebbe avere ognuno di noi. 

2 commenti:

  1. ...questa meritava davvero, mi sa. peccato essermela persa. mannaggia a me.

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    1. Ehm,sì! Mannaggia a te, Daria!!! ;-)

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